Tartarughe minacciate da plastica, attrezzi da pesca e cambiamenti climatici

Il primo nido della stagione il 31 maggio a Pachino (SR)

16 giugno, Giornata mondiale delle tartarughe marine. Già 13 nidi censiti dal  WWF. Tutela a 360° grazie alla campagna GenerAzioneMare che ogni estate coinvolge più di 100 volontari. Nel Mediterraneo oltre 150.000 tartarughe marine incappano ogni anno in ami, lenze o reti

 

Sono già una dozzina i nidi censiti dal network tartarughe marine del WWF in Sicilia (proprio in queste ore sono in corso le operazioni di verifica e messa in sicurezza degli ultimi), e uno in Calabria. Oggi 16 giugno, si celebra la Giornata Mondiale delle Tartarughe marine.

Il Mediterraneo, sebbene rappresenti solo una piccola percentuale della superficie totale degli oceani, lo 0.82%, ospita una straordinaria varietà di vita marina. Con oltre 17.000 specie diverse, questa regione è un importante hotspot di biodiversità marina. E tra questa vasta varietà di specie, le tartarughe marine occupano un posto speciale. Nel Mediterraneo, tre specie di tartarughe marine hanno fatto di queste acque la loro casa: la tartaruga comune (Caretta caretta, l’unica che vi si riproduce), la tartaruga verde (Chelonia mydas) e la tartaruga liuto (Dermochelys coriacea).

La vita delle tartarughe

tartaruga
570.000 tonnellate di plastica che finiscono in mare ogni anno (© Troy Mayne-WWF)

Le tartarughe marine trascorrono la maggior parte della loro vita in mare, ma, come altri rettili, respirano aria tramite i polmoni. La deposizione delle uova è l’unica fase vitale che avviene sulla terraferma, di solito tra maggio e agosto nel Mediterraneo. Dopo l’accoppiamento, le femmine raggiungono la spiaggia per deporre le uova, che vengono incubate dal calore del sole (e del suolo) per circa due mesi. La temperatura influisce anche sul sesso delle tartarughe neonate: temperature superiori a 29°C tendono a produrre femmine, mentre temperature inferiori generano maschi. Dopo la deposizione delle uova, le femmine ritornano alle loro zone di alimentazione, che possono trovarsi anche a migliaia di chilometri di distanza dalle zone di riproduzione. Una volta raggiunta la maturità sessuale, intorno ai 20-30 anni, le tartarughe ritornano alle stesse aree di riproduzione per deporre le uova. La loro capacità di orientarsi durante queste lunghe migrazioni è influenzata dall’incredibile abilità di percepire il campo geomagnetico terrestre, una sorta di sesto senso di queste antichissime specie.

8mila nidi di tartarughe nel Mediterraneo

Nel Mediterraneo, le tartarughe marine nidificano principalmente lungo le coste orientali del bacino (Grecia, Turchia), mentre in Italia, la Caretta caretta nidifica regolarmente lungo le coste meridionali, in primis di Sicilia e Calabria. Negli ultimi cinque anni si è registrato un aumento del numero dei nidi in Italia, grazie soprattutto alla infaticabile attività di controllo e monitoraggio delle spiagge da parte dei volontari. Sono circa 8.000 i nidi dell’intero Mediterraneo, e anche se quelli censiti sui litorali italiani non superano in genere il centinaio, i mari intorno all’Italia rivestono comunque un’importanza cruciale per la popolazione di tartarughe marine. Nel 2022 il WWF Italia ha monitorato 57 nidi di Caretta caretta: 24 in Sicilia, 20 in Calabria, 10 nell’Arco Ionico, tra Basilicata e Puglia, e 3 in Toscana.

Morire di plastica

Ma queste magnifiche creature sono minacciate: l’inquinamento da plastica soffoca le sue acque, con 570.000 tonnellate di plastica che finiscono in mare ogni anno. Circa il 18% di questi rifiuti proviene da attività di pesca, acquacoltura e navigazione, compresi gli attrezzi da pesca persi o abbandonati noti come “ghost gear” che continuano a catturare e danneggiare la flora e la fauna marine.

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Stime indicano che in Mediterraneo oltre 150.000 tartarughe ogni anno vengano catturate accidentalmente da ami da pesca, lenze e reti. L’inquinamento luminoso costiero rappresenta un’altra minaccia per le tartarughe marine. Le luci artificiali sulla spiaggia possono confondere le neonate, facendole andare nella direzione sbagliata e rendendo difficile il loro raggiungimento del mare.

L’impatto dei cambiamenti climatici

L’aumento delle temperature globali influisce direttamente sull’habitat di queste creature e sulle risorse di cui dipendono per la loro sopravvivenza, oltre che sulle correnti. Uno degli effetti più evidenti è l’aumento della temperatura dell’acqua. Le tartarughe marine sono specie ectotermiche, il che significa che la loro temperatura corporea dipende dall’ambiente circostante. Con l’aumento delle temperature marine, le tartarughe possono trovarsi in situazioni di stress termico, poiché non sono in grado di regolare la propria temperatura interna. Questo può influire sul loro metabolismo, sulla loro capacità di digerire il cibo e sull’efficienza riproduttiva. Inoltre, i cambiamenti climatici possono alterare gli equilibri degli ecosistemi marini, influenzando la disponibilità di cibo per le tartarughe. Ad esempio, la riduzione delle risorse ittiche può compromettere la loro nutrizione e condizione fisica. La scarsità di cibo può anche influire sulla riproduzione, rendendo le tartarughe più suscettibili all’indebolimento e alla malattia.

tartaruga liberata
La liberazione di una tartaruga sulla spiaggia di Torre Guaceto

I cambiamenti climatici hanno anche un impatto indiretto sulle tartarughe marine attraverso la perdita di habitat. L’aumento del livello del mare e l’erosione delle coste possono ridurre le aree di nidificazione, rendendo le spiagge meno adatte per la deposizione delle uova. Questo può portare a una maggiore competizione per le aree rimanenti e aumentare il rischio di predazione. Infine, i cambiamenti climatici possono influire sulle correnti marine e sulle rotte migratorie delle tartarughe. Questo potrebbe alterare le loro migrazioni stagionali e rendere più difficile per loro raggiungere le aree di alimentazione o le zone di nidificazione.

L’impegno del WWF

Il WWF svolge da più di 25 anni attività finalizzate alla ricerca e alla conservazione delle tartarughe marine tramite un network di operatori, volontari e centri di recupero presenti in varie regioni italiane, la cui attività, regolarmente autorizzata dal Ministero dell’Ambiente, consiste nel monitoraggio e salvaguardia dei siti di nidificazione, nel recupero e nella riabilitazione degli animali recuperati, nella marcatura degli esemplari rilasciati, nella sensibilizzazione dei cittadini e delle categorie coinvolte nella salvaguardia delle tartarughe marine, come ad esempio i pescatori, i gestori di attività legate al turismo balneare e gli amministratori locali.

 I progetti WWF per la salvaguardia del mare

Questa attività di monitoraggio e tutela a 360°, da anni ormai sotto la campagna #Generazionemare, viene svolta nel rispetto delle linee guida del Ministero dell’Ambiente e su specifica autorizzazione dello stesso Ministero, ha dato risultati sempre migliori nel corso degli anni, consentendo di individuare e tutelare anche più di 100 nidi in una sola estate, e costituisce oggi l’attività di ricerca e di tutela sulle tartarughe marine più capillare svolta da un unico ente sul territorio italiano. Altrettanto importante è l’attività svolta nei centri di recupero e primo soccorso dove il WWF è impegnato (Policoro, Molfetta, Torre Guaceto, Capo Rizzuto), che ospitano circa 400 tartarughe l’anno con una buona percentuale di esemplari curati, anche attraverso delicati interventi chirurgici, e successivamente rilasciati.

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