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Tariffe professionali: la professione cresce?

E’ una settimana, quella trascorsa, particolarmente significativa per il nuovo passo avanti fatto dal governo nel percorso di rinascita dell’Italia.

L’abolizione delle tariffe professionali doveva già essere presentata nello scorso novembre con il maxi-emendamento al DDL di stabilità, con la previsione della cancellazione del riferimento proprio alle tariffe professionali per il calcolo del compenso spettante al professionista; gli ordini professionali avrebbero poi dovuto recepirlo nei mesi successivi. Tutto superato molto prima: con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale attesa in settimana, la norma è già operativa e si applica da subito, fermo restando le variazioni che le lobby potranno apportare in Parlamento con la conversione in legge del decreto.

Forse quanto proposto dal Governo non è l’optimum ma finalmente si parte. Occorre ora discuterne rapidamente per meglio delinearne i contorni, ma il principio dell’abolizione e del riferimento alle tariffe non si tocca più. È però opportuno porsi una domanda: le tariffe non erano state annullate con il Decreto Bersani nel 2006? Quest’ultima norma, ricordiamo, prevedeva già l’abolizione delle tariffe minime dei professionisti, l’abolizione del divieto di farsi pubblicità, la possibilità di creare società professionali multidisciplinari, l’obbligo di tenere conti correnti dedicati per la gestione dell’attività professionale, il divieto di incassare i compensi in contanti. Cosa si aggiunge ora? E perché si è atteso oltre 5 anni per fare qualcos’altro? Cosa è successo nel frattempo? Cosa veramente sta apportando il decreto Monti? Perché in Italia si va sempre a velocità ridotta e sussistono ostacoli al cambiamento? Monti aggiunge una marcia in più al cambiamento? Chi paga per l’inerzia dei nostri politici in questi anni? Rimborseranno gli stipendi associati al proprio lavoro non fatto?

Nel frattempo in questi anni abbiamo assistito ad uno svilimento delle professioni, con tariffe già di fatto inesistenti, sia verso clienti privati che, a volte, anche nei rapporti con la Pubblica Amministrazione.

Dobbiamo porci degli interrogativi: chiunque può verificare in internet gli importi negli affidamenti degli incarichi ai tecnici. Il calcolo delle parcelle veniva effettuato con riferimento a un decreto del Ministero di Grazia e Giustizia e rispetto allo stesso venivano offerti ribassi del 10%, 20%, fino all’85%. Sembra strano ma si è giunti proprio a questi livelli e con queste strane differenze. Perché? Cosa poteva offrirsi con ribassi dell’85%? Cosa hanno poi offerto i tecnici nei progetti consegnati? Con ribassi simili e se la qualità del prodotto fosse elevata si dovrebbe concludere che nei casi di mancate riduzioni si sarebbe in presenza di truffe e furti alla P.A.. Se, invece, la qualità fosse bassa, si sarebbe per contro in presenza di un atteggiamento complice dell’Amministrazione che ha accettato un servizio tecnico di bassa qualità.

Forse è opportuno esaminare il servizio tecnico medio che si riscontra presso gli Uffici pubblici, confrontandolo con i requisiti minimi delle norme tecniche: qui si nota che qualcuno non fa il proprio dovere ed i progetti sono in molti casi difformi dalle norme.

Quindi, attenzione alla nuova fissazione dei compensi qualora dovesse registrarsi una riduzione ulteriore della qualità. È bene superare considerazioni generiche ed entrare nel merito. Un corrispettivo professionale è la sommatoria di una serie di aliquote importanti e che compongono poi il prezzo, quali il servizio tecnico effettivamente offerto, l’attività di marketing, la formazione e l’aggiornamento, gli oneri finanziari, le spese generali, quelle di management, come anche l’utile dello studio, riservato a chi rischia in proprio e per i nuovi investimenti per la crescita. La parte preponderante è costituita dal servizio offerto (non meno del 50%), in cui confluiscono i costi del personale. Se si comprime il prezzo fino al 15% di quello di riferimento, cosa si è tolto? Va bene quindi l’abolizione delle tariffe professionali, va bene il preventivo, ma occorre fornire sempre il giustificativo del prezzo offerto articolandolo per voci-tipo, per verificare quali di queste vengono compresse nell’offerta di un servizio.

E poi, anche, occorre che le Pubbliche Amministrazioni o soggetti terzi indipendenti verifichino la qualità di quanto offerto, sia per verificare la conformità alle norme tecniche di riferimento che per verificare quanto ancora di sommerso c’è in uno studio tecnico: il tutto per giungere a compensi congrui che possano spezzare la spirale che vede sempre all’ultimo posto il lavoratore degli studi e la qualità della formazione e dell’aggiornamento professionale, la cui mancanza distrugge veramente le professioni.

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