Tari, per il 2024 l’aumento potrebbe essere scongiurato. Resta il conguaglio relativo agli anni 2021 e 2022

Dopo la sentenza del Consiglio di Stato, l’Arera ha emanato una nuova delibera. Novità emerse in commissione Ambiente. Incontro di FdI con i referenti locali

 

Tari ricalmierata in Puglia dal 1° gennaio 2024. Al momento pare scongiurato il temuto aumento della tassa sui rifiuti per l’anno corrente, preoccupazione scaturita dalla sentenza con cui il Consiglio di Stato aveva accolto, lo scorso 6 dicembre, il ricorso presentato dai gestori o proprietari degli impianti di trattamento contro la delibera Arera (Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente) del 2021, che imponeva la regolazione tariffaria. La Regione è inoltre al lavoro per elaborare misure di sostegno ai 257 comuni che si trovano a dover riconoscere, ai gestori degli impianti, un conguaglio da circa 60mln di euro, per effetto dell’adeguamento contrattuale agli indici Istat del 2022 e del 2023.
Le novità sono emerse giovedì scorso, durante l’ultima riunione della Commissione Ambiente di via Gentile, nel corso della quale sono intervenuti il direttore generale di Ager (Agenzia territoriale della Regione Puglia per il servizio di gestione dei rifiuti), Angelo Pansini, e il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione Puglia, Paolo Garofoli. La loro partecipazione ai lavori era stata richiesta dai consiglieri dem Lucia Parchitelli e Maurizio Bruno, insieme ai colleghi Luigi Caroli (FdI) e Antonio Scalera (La Puglia Domani), che si erano aggiunti in seguito.

Fonte: Pixabay.com

La nuova delibera Arera

L’Arera, in ottemperanza alle sentenze del Consiglio di Stato dello scorso 6 dicembre (che confermavano quanto già stabilito in primo grado dal Tar), nei giorni scorsi ha emanato una nuova delibera (la n. 7 del 2024) che, su nuove basi, reinserisce la disciplina degli impianti minimi. Una delibera attualmente allo studio del dipartimento e di Ager, che implicherà alcuni aggiustamenti sulle voci di costo e che impone un nuovo provvedimento di individuazione degli impianti minimi. «Una buona notizia» hanno evidenziato i consiglieri del Pd Parchitelli e Bruno. «Ma evidentemente – hanno aggiunto – non risolve il problema generale degli aumenti della Tari, che peserà sui cittadini e in particolare sulle fasce più deboli». Resta infatti la questione degli adeguamenti tariffari provocati dagli incrementi dell’indice Istat per 2021 e il 2022 e che peseranno, complessivamente, circa 60mln di euro.

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Pericolo scampato?

No, l’incognita resta. Infatti, non potendo escludere un nuovo contenzioso amministrativo anche sulla nuova delibera, i consiglieri regionali interessati hanno chiesto alla politica regionale di riconoscere ai Comuni interessati le necessarie risorse per far fronte agli incrementi tariffari. Come confermato dall’assessore regionale all’Ambiente, Anna Grazia Maraschio, si tratta di un percorso «che si sta già verificando nelle modalità e nei tempi e per come tradurla concretamente in un vantaggio sulla Tari».

Le reazioni

Parchitelli (Pd) ha chiesto anche una verifica del Piano regionale dei rifiuti, con una nuova analisi dei flussi e la verifica della consistenza impiantistica regionale, per valutare eventuali modifiche. Caroli (FdI) ha lamentato l’incoerenza di un sistema di pianificazione del sistema di gestione dei rifiuti che «pur essendo centralizzato e deciso da Ager, finisce per pesare solo sui comuni e sui cittadini». Tema riproposto da Francesco Ventola (FdI), critico verso il piano regionale dei rifiuti che, stando alle sue parole, «scarica sulle comunità il peso della raccolta differenziata e che non ha realizzato gli impianti previsti».
Su questo punto, l’assessore Maraschio ha ribadito che la verifica del piano regionale dei rifiuti è in atto, ma «le previsioni del piano erano tarate anche su alcuni obiettivi di medio periodo in termini di raccolta differenziata che non sono stati raggiunti, soprattutto per le criticità in città importanti». Il piano andrebbe dunque rivisitato, «perché si è fallito nella sua attuazione».
Il direttore del Dipartimento Ambiente della Regione Puglia, Paolo Garofoli, ha spiegato che la consistenza impiantistica non incide  sui maggiori costi da coprire per il triennio passato, in quanto «questo dipende esclusivamente dagli incrementi tariffari determinati dagli adeguamenti dell’indice Istat e dalla quantità di rifiuti inviati agli impianti di trattamento e smaltimento dell’indifferenziato, a causa del mancato decollo della raccolta differenziata soprattutto in alcune città capoluogo». Il riferimento è a Taranto (17%), Foggia (27%) e Bari (attualmente al di sotto del 40%).

Un incontro con i referenti locali di FdI

FdI all’attacco della maggioranza

La scorsa settimana, i referenti regionali di Fratelli d’Italia avevano incontrato i loro colleghi di partito, eletti nelle amministrazioni locali, per fare il punto sull’aumento della Tari. Prima un incontro a Bisceglie, con l’intervento dei rappresentanti dei Comuni dauni, della BAT e del Barese; poi una secondo anche a Lecce, dove sono intervenuti i rappresentanti istituzionali dei Comuni del Brindisino, del Tarantino e, naturalmente, del Salento. FdI aveva attribuito La responsabilità di quanto accaduto alla Regione Puglia e ai «suoi fallimentari Piani Rifiuti». Un secondo dito era stato puntato contro l’Ager, rea, secondo i promotori degli incontri, di essersi trasformata da «espressione dei Comuni che la sostengono economicamente» a «un’altra Agenzia utile solo a gestire e spartire potere e nomine».

Paolo Pagliaro, capogruppo La Puglia Domani (Fonte: Regione Puglia)

La Puglia Domani: «Situazione evitabile»

Non solo FdI, ma a contestare l’operato di via Gentile è anche il gruppo de La Puglia Domani. «Alla Regione è imputabile la responsabilità politico-programmatica della carenza di impianti per lo stoccaggio e il trattamento dei rifiuti indifferenziati su tutto il territorio regionale, perché se vi fosse stato un numero congruo di discariche si sarebbe evitata la grave situazione attuale».
Sono queste le parole che Paolo Pagliaro, capogruppo della compagine politica di opposizione, aveva affidato la scorsa settimana a un comunicato stampa. «Finora – prosegue la nota – i conferimenti erano regolati secondo il sistema della tariffazione al cancello che imponeva un tetto ai prezzi dei gestori, secondo la delibera Arera del 3 agosto 2021, smantellata dalla sentenza del Consiglio di Stato».

 

 

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