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Caos Tari: da Lecce un documento mette nei guai l’Anci

rifiuti

Partono i primi rimborsi Tari per i contribuenti  in alcune parti d’Italia dopo la risposta all’interrogazione del deputato pugliese L’Abbate (M5S). Come sta andando in Puglia?

Chi ha sbagliato nel calcolo effettuato da molti Comuni della “quota variabile” della Tari, la tassa sui rifiuti, che ha costretto tantissimi contribuenti a pagare più del dovuto? Sembra essere partita la resa dei conti dopo la risposta data dal sottosegretario Pier Paolo Baretta all’interrogazione parlamentare del deputato pugliese Giuseppe L’Abbate (M5S),  che ha fatto scoppiare il caos Tari  proprio partendo da Polignano a mare, il suo Comune di residenza. Mentre il Governo ha dichiarato di essere già al lavoro sia nel redigere un chiarimento definitivo della faccenda nonché nel trovare una soluzione al buco di bilancio che colpirà i Comuni incappati nell’errore, si assiste ai primi rimborsi volontari degli Uffici Tributi.

Liguria virtuosa, Puglia in ritardo

«È il caso di Rapallo, in Liguria, dove al nostro portavoce 5 Stelle Federico Solari è bastato rivolgersi all’Ufficio comunale per presentare richiesta di rimborso per la parte della Tari che non doveva essere trattenuta per ottenere immediatamente lo storno della cifra (circa 50 euro) sulla seconda rata in pagamento della tassa rifiuti», dichiara L’Abbate, che con la sua interrogazione parlamentare ha sollevato il caso nazionale. Ma pare che in Puglia manchi la stessa sollecitudine della Liguria.

Giuseppe L'Abbate (M5S)

Il deputato del Movimento 5Stelle Giuseppe L’Abbate ha fatto scoppiare il “Caso Tari”

 

L’Abbate punta infatti il dito contro  Domenico Vitto, Presidente dell’Anci regionale nonché Sindaco di Polignano a Mare (BA), da dove è partita la polemica sull’errore di calcolo della Tari. «Il Sindaco dei Sindaci della Puglia non ha dato alcuna linea guida e suggerimento ai Comuni della nostra Regione interessati dal problema. Anzi – prosegue L’Abbate – dall’Ufficio Tributi di Polignano è anche partita una missiva di diniego nei confronti di un contribuente il quale aveva giustamente richiesto il rimborso delle tasse pagate in più, con l’assurda motivazione di aver rispettato la normativa quando è oramai plateale che non è così. Un silenzio quello del Presidente di Anci Puglia Vitto (PD) che risulta ancor più assordante alla luce del documento riguardante Lecce che inchioda l’Associazione dei Comuni alle proprie responsabilità».

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Caos Tari, perchè Lecce?

Nel 2014, infatti, ai cittadini leccesi qualcosa non quadrava a proposito dell’applicazione della quota variabile della Tari alle pertinenze. L’Abbate ricostruisce la vicenda e richiama una lettera del Comune di Lecce all’Anci in cui chiedeva un parere, dato che, scriveva il Comune, “moltissimi contribuenti hanno protestato, non ritenendo legittima l’applicazione della quota variabile anche ai garage” . «Nel parere formulato come risposta alla domanda del Comune, l’Anci, l’associazione dei comuni che nasce proprio per supportare le amministrazioni, dice che è “tutto a posto, la quota variabile va applicata anche alle pertinenze inducendo così in errore il capoluogo salentino», conclude il deputato pentastellato.

Ma non finisce qui. Interviene infatti il Presidente nazionale, nonché Sindaco di Bari, Antonio Decaro, che attribuisce la colpa del caos sulla Tari al Ministero dell’Economia e delle Finanze e alla normativa che, a suo avviso, era poco chiara, attribuisce le responsabilità dell’errore  ad Ancitel.

Tari«Ma Ancitel è Anci – prosegue Giuseppe L’Abbate– La partecipata è nata per svolgere attività di informatizzazione dei Comuni italiani. Infatti, come emerge dalla sua compagine societaria è detenuta al 57% circa da Anci e poi da società a prevalente carattere tecnico-informatico. Quindi per ciò che concerne la gestione politica e l’applicazione delle normative, ivi incluso il servizio Anci Risponde (prima in capo alla controllante), non si possono scaricare su Ancitel le responsabilità delle decisioni prese. Nel suo operato – dichiara il deputato 5 Stelle – Ancitel e gli esperti coinvolti prima di esprimere pareri ‘vincolanti’ si confrontano necessariamente con Anci e Ifel (la Fondazione Anci per la Finanza Locale, ndr), le cui ‘politiche’ sono poi trasferite nell’operato della controllata. Lo scaricabarile di Anci non sussiste: basti pensare che il Presidente di Ifel è contemporaneamente delegato Anci alla Finanza Locale e sarebbe assurdo che Anci, Ifel e Ancitel non si parlassero».

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