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Taranto, zona franca…di diritti

Diverse istituzioni politiche teorizzano da tempo l’avvento della Primavera di Taranto, all’insegna dello sviluppo economico e della tutela della salute e dell’ambiente. Si è parlato di Taranto zona franca, di Taranto capitale della cultura europea; proclami sono stati fatti relativamente al porto, al Distripark ed alla bonifica della città.

Tutto questo, osservano dal movimento civico Taranto Respira, è rimasto nell’ottica della politica annunciata. Il capoluogo ionico è sì zona franca, ma «franca di diritti, dove le proteste sono spente sul nascere, in nome della tutela di fantomatici posti di lavoro». Gli unici investimenti riservati alla città, sostengono dal movimento, sono indirizzati a progetti poco sostenibili: il pozzo petrolifero Tempa Rossa, parchi eolici, inceneritori, trivellazioni. Le politiche ambientali, inoltre, tendono ad addolcire i limiti delle emissioni inquinanti.

Per Taranto Respira, le visite istituzionali sembrano avere un sapore farsesco ed offensivo: «Quanti Clini, Passera, Balduzzi, Esposito, Bondi, Vendola, Stefàno, Camusso, Bonanni, Angeletti, Pelillo, Chiarelli verranno a raccontarci la favola dell’ecocompatibilità, dell’ambientalizzazione, di un futuro dell’acciaio? Quante volte ancora ascolteremo la trita e ritrita frase: Salvaguardia dell’ambiente nella continuità della produzione?».

Il movimento fa dunque un appello all’amministrazione locale, affinché possa rappresentare con dignità i cittadini presso lo Stato, quello Stato che «non lesina spiegamenti di forze armate fino ai denti ogni qualvolta una rarissima delegazione governativa giunge in questa città, quasi fossimo nemici da tenere a bada e non inermi cittadini da ascoltare e tutelare».

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