Taranto: marcia indietro sul nuovo quartiere

L’area dove dovrebbe sorgere il nuovo insediamento si affaccia sul Parco Cimino, uno dei pochi polmoni verdi di Taranto

Sono 1 milione 125 mila e 778 metri cubi di cemento all’interno di un’area di oltre 800 mila metri quadrati ad aver fatto vacillare la maggioranza e fatto scattare l’azzeramento della Giunta (di centrosinistra), al Comune di Taranto. La decisione improvvisa del sindaco Ippazio Stefàno, avvenuta la scorsa settimana, è dovuta al mancato no in Consiglio al Piano Cimino. Si tratta del piano particolareggiato richiesto per l’ampliamento dell’area commerciale di pertinenza dell’ipermercato Auchan e la costruzione di oltre mille alloggi nelle zone limitrofe.

Il sindaco di Taranto Ippazio Stefàno

Una nuova periferia? – Il progetto farebbe sorgere un nuovo quartiere a est della città, tra la strada che costeggia la casa circondariale di via Speziale e quella diretta a San Giorgio Jonico, con affaccio sul parco Cimino (uno dei pochi polmoni verdi della città che, ricordiamolo, è stata classificata dall’organizzazione Save the Children, nel 2010, ultima in Italia per rapporto cittadino spazi verdi, con 0,2 metri quadrati per abitante: una foglia di insalata, si era detto allora). La proposta di delibera è stata firmata da otto consiglieri, dopo il passaggio nell’ufficio tecnico urbanistico e la predisposizione del documento da presentare in Consiglio, per il via libera al piano particolareggiato. Lo strumento amministrativo è necessario per l’attuazione del piano regolatore, ma l’assemblea cittadina ha preferito non esprimersi con un voto in attesa, come chiesto dai rappresentanti del Pd, di una decisione del Tar di Lecce, dove pende un ricorso delle società Gallerie commerciali Italia e Due Mari (con sede a Rozzano di Milano) contro il Comune di Taranto. Ricorso nel quale le due società chiedono che venga dichiarata l’illegittimità del silenzio – inadempimento dell’amministrazione, su una questione che pende sul Comune dal 2008, ma che, con il progetto Sircom (limitato al raddoppio dell’area commerciale) si era affacciata a Palazzo di Città già nei primi anni 2000, con la Giunta guidata da Rossana Di Bello.

Non solo gallerie commerciali – Quello attuale è un investimento rimodellato, di circa 70 milioni di euro, che non si limita più alla sola parte commerciale. Sono diverse le società edili pronte a far partire cantieri per costruire decine palazzi, mentre Auchan spera di allargare la sua piattaforma con gli insediamenti Leroy Merlin e Decathlon. Tra le opere pronte a essere progettate ci sarebbe anche un cinema multisala, in una zona ricca di prati, vigneti, uliveti e siti archeologici che, secondo la volontà della Regione Puglia, dovrebbe ospitare il nuovo ospedale San Cataldo.
Il mancato no ha mandato su tutte le furie Stefàno che si è sfogato poi in assemblea contro il Pd e gli altri alleati assenti in Consiglio, annunciando l’azzeramento della Giunta. Passo, nei giorni seguenti, parzialmente ritrattato: infatti il progetto trova dei sì convinti a destra e al centro (anche tra i partiti che appoggiano la Giunta) e pareri discordanti a sinistra. C’è chi, infatti, vorrebbe scindere la parte commerciale da quella residenziale, discutendo della prima ed escludendo la seconda. Chi è pronto a dire sì in toto alla lottizzazione. E chi è completamente contrario.

Ecco come dovrebbe diventare l’area interessata. L’investimento previsto è di circa 70 milioni di euro.

C’è chi dice no – Le ragioni del no sono legate all’eccessivo consumo del territorio, all’allungamento ulteriore delle periferie urbane di una città lunga oltre 20 chilometri e alle difficili opere di urbanizzazione e servizi da realizzare, al calo inesorabile demografico dovuto alla crisi industriale e all’emigrazione verso altri lidi, e la necessaria riqualificazione della città vecchia, in buona parte abbandonata (è di lunedì la notizia dell’ultimo crollo di un solaio nell’arteria principale, via Duomo) e del borgo umbertino. «Il mio no rimane fermo – spiega Dante Capriulo, consigliere all’opposizione col movimento Noi democratici per la città che vogliamo – come in passato. Taranto non ha bisogno di altro cemento ma, al contrario, della riqualificazione dell’esistente, di città vecchia, di quartieri come Porta Napoli, Paolo VI, Talsano e Lama e di porre limiti ai propri confini». Il nuovo piano regolatore, allo studio dell’ingegnere Dino Borri, dovrebbe andare in questo senso. Il vecchio piano Barbin-Vinciguerra, risalente agli anni Settanta, predisponeva un agglomerato di case che, grazie allo sviluppo industriale, avrebbe ospitato oltre 300mila abitanti. Il piano Cimino ne era parte integrante.I tarantini nel frattempo sono passati dai quasi 250 mila della prima metà degli anni Ottanta ai circa 200 mila di oggi. E l’ultima classifica del Sole 24 ore li relega in un contesto urbano tra i peggiori d’Italia: quartultimo posto, 103esimo su 107, per la qualità della vita.

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