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Taranto, ecco come i piccoli piatti riescono a sfamare

Taranto ammalata si cura da sé. In questa città risiede un patrimonio dimenticato, il Borgo Antico, oggetto per lunghi anni di intenzioni legate a parole come ‘risanamento’, ‘tutela’, ‘progettazione’, e a concetti come ‘interventi sul territorio’, ‘recupero storico’, ripianificazione urbana’. Già nel 1969 l’architetto tarantino Franco Blandino elaborò un piano di risanamento conservativo che nel 1975 venne adottato dalla comunità europea come realizzazione esemplare, ma che non venne mai pienamente attuato.

veduta panoramica del Borgo Antico di Taranto, tra i due mari

veduta panoramica del Borgo Antico di Taranto, tra i due mari; foto di Bartolomeo Giove

Un rapido salto ad oggi e arriviamo ai tanti fondi stanziati – dai regionali fino a quelli strutturali del Programma Urban II – per progetti mai realizzati. Piccole somme, piccole risorse, hanno invece dato ottimi risultati. I tempi recenti di Taranto hanno dimostrato che con una fame feroce, è possibile organizzare una tavolata che arriva fino al Borgo Antico: a questo hanno pensato le associazioni giovanili, attivatesi per dar nuova forza alla zona, ed ognuna di loro ha servito un piatto, gradito da molti. E mai come a questa tavola è importante il concetto di ‘rete’. Ad esempio: investire nel settore turistico mettendo insieme le proprie esperienze acquisite è quanto realizzato con Vivi Taranto, un coordinamento che racchiude oltre 20 fra cooperative, associazioni, singoli cittadini. Un’idea nata da riunioni settimanali ha dato così luce – tramite autofinanziamento- ad un dépliant illustrativo di itinerari turistici e pacchetti di offerte -supportate da convenzioni con ristoranti, alberghi e agenzie viaggi, una mappatura di ‘cosa fare’ in città, con percorsi che potrebbero condurre dal Museo Archeologico MArTA ad una escursione in uno dei principali siti d’interesse visivo-culturale. Il Borgo Antico rientra a pieno titolo fra questi.

Grazie a giovani professionisti come quelli di LABuatLaboratorio Urbano Architettura Taranto– e al bando Principi Attivi, sono state avviate iniziative come il Park Urka, un parco giochi temporaneo creato nei pressi della Chiesa San Gaetano e progettato con i bambini e gli abitanti della zona: un esempio fattivo di integrazione e riqualificazione degli spazi urbani. Sempre grazie a Principi Attivi e partendo dal cuore di Città Vecchia, ha operato Scosse Culturali, ideando un videogioco multimediale –La Leggenda di Falanto– teso ad esaltare la ricchezza della storia di Taranto nelle coscienze degli studenti. Cantiere Maggese, nei pressi di Via Cava, è invece lo spazio reale che racchiude il concetto di ‘rete’: un laboratorio urbano nato dalla ristrutturazione di uno stabile e destinato ad attività artistiche e culturali per i ragazzi e per le associazioni giovanili.

<p>una installazione per i bambini realizzata per Park Urka</p>

una installazione per i bambini realizzata per Park Urka

<p>una installazione per il Park Urka</p>

una installazione per il Park Urka

 

Una realtà complessa in cui operare deve però far porre sulla tavola del pranzo potenzialità e problematiche: è quanto hanno fatto i ragazzi di Start, realizzando Ghetto ghether: quest’anno è attesa la 3° edizione, e riproporrà fra i vicoli di Taranto Vecchia animazione per bambini e visite nei punti caratteristici della zona, così da mostrare il bello e il brutto della parte più antica di Taranto, per poi, infine, riversare l’espressività artistica direttamente in strada: i residenti delle vie consegnano oggetti di uso comune che vengono ridipinti e rivitalizzati, metafora di quanto si dovrebbe far attuare all’intero corpo cittadino, perché possa dirsi, un giorno, giustamente sazio.

<p>un murales lungo il percorso che porta al Cantiere Maggese</p>

un murales lungo il percorso che porta al Cantiere Maggese

<p>un cassonetto dipinto realizzato  per "Ghetto ghether"</p>

un cassonetto dipinto realizzato per "Ghetto ghether"

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