TAP: la Regione Puglia presenterà ricorso

Nichi Vendola

La Trans Adriatic Pipeline, TAP, si farà. Ieri, 20 maggio 2015, il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi ha firmato il decreto di autorizzazione unica del metanodotto di interconnessione Albania-Italia. I lavori dovranno iniziare entro il 16 maggio 2016 e l’operatività dovrà avvenire entro il 31 dicembre 2020. L’opera, com’è noto, è stata contestata con decisione in Puglia e in particolar modo a San Foca, in Salento, sulla cui costa sarà costruito il terminale italiano.

«L’ok del governo? Atto di arroganza istituzionale – chiosa il presidente della regione Puglia Nichi Vendola, dopo l’autorizzazione rilasciata dal ministero -. Abbiamo sempre evidenziato l’inidoneità dell’approdo di San Foca».

«Presenteremo ricorso contro l’autorizzazione rilasciata dal Ministero in favore di TAP, – continua Vendola – confidando che il prossimo governo regionale, una volta insediatosi, non voglia riconsiderare questa posizione bensì tener fermo il proposito di far valere la volontà della comunità pugliese a essere ascoltata ogniqualvolta si assumano decisioni strategiche per la regione e per il territorio».

Sin dall’inizio del procedimento di VIA relativo alla TAP la Regione ha sottoposto alla presidenza del Consiglio dei Ministri, con argomentazioni tecniche, la inidoneità dell’approdo di San Foca e la necessità di cercare soluzioni alternative. Tenuto conto anche della disponibilità di alcune Amministrazioni comunali della costa salentina a vagliare l’opinione dei cittadini attraverso una consultazione pubblica.

«Il Governo – sottolinea Vendola – di fronte a tali possibili aperture, ha però deciso di troncare ogni forma di dialogo e di assumere un atto di imperio che è la negazione stessa del  criterio collaborativo che presidia il rapporto tra le Istituzioni pubbliche  tra di loro e con le comunità insediate nei territori».

Per l’impianto TAP è stato anche chiesto di essere sottoposto alle verifiche sulla sicurezza, in base alla direttiva Seveso. E a questo proposito, in sede cautelare, il TAR del Lazio aveva sospeso il giudizio auspicando approfondimenti in sede di presidenza del Consiglio.

«Constato purtroppo – continua il governatore – che il Consiglio dei ministri ha superato per ben tre volte il dissenso della Regione, calpestando i fondamentali principi di lealtà e correttezza dei rapporti istituzionali. Una prima volta, ha superato il dissenso della Regione e del ministero dei Beni culturali in sede di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA); una seconda volta, ha superato il dissenso della Regione in ordine alla applicabilità della norma Seveso all’impianto e infine una terza volta, ha superato il diniego di intesa della Regione in sede di autorizzazione unica (ex dpr 327/01). Mi pare si tratti di atti tutti politici – conclude Vendola – che segnano una profonda compressione delle potestà decisionali della Regione e degli enti locali».

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