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Sviluppo urbano tra limiti e vantaggi

Quando dieci giovani fuggivano dalla Firenze appestata del Decameron, rifugiandosi in campagna, la città era il luogo da cui scappare, per sfuggire alla morte. In realtà Boccaccio vede la città come luogo in cui «accendere le multiformi passioni», scrive Ugo Dotti in Storia degli intellettuali d’Italia, dove virtù e corruzione si confondono;  l’ambiente urbano dà sfogo ai divertimenti, alle ambizioni, ai desideri; la città è anche, per Boccaccio, il luogo di recupero degli ideali cavallereschi. Ambiente di opportunità, la città è difatti stata, nella storia, meta del movimento opposto a quello dei giovani del Decameron; dalla campagna si va in città, le campagne diventano città.

 dieci giovani protagonisti del Decameron in un dipinto di John William Waterhouse

dieci giovani protagonisti del Decameron in un dipinto di John William Waterhouse

La città come luogo di formazione, crescita, sviluppo.
Passare attraverso lo sviluppo per costruire una città può però significare inciampare nella distruzione, cancellando i vecchi edifici per costruirne nuovi e più appariscenti, e nel dover quasi seppellire vecchie costumanze per far posto alle nuove. Questo punto è argomento di un passo de Le città invisibili, di Italo Calvino, dove la città “Clarice” si deteriora e viene ricostruita ogni volta diversa  e più adatta alle esigenze della popolazione. Ma le origini non si cancellano del tutto e a Clarice rimangono, se pur in disposizione differente, gli oggetti antichi, più difficili da rompere. Bene, il compito dell’urbanistica moderna è questo.
campo eolicoLa ricostruzione deve prevedere il nuovo insieme al vecchio, rivalutando l’area urbana ed extraurbana, con edifici utili, belli, e con un impatto sull’ambiente pressoché nullo, sia dal punto di vista estetico, che da quello energetico. A tal proposito, fra le righe del web magazine Ambient&Ambienti”, Lucia Schinzano tratta dell’energia sostenibile (leggi l’articolo “Aree PIP, si cambia pagina” ), cioè dello sfruttamento di energie rinnovabili, al fine di sottolineare come sia possibile conciliare paesaggio e installazioni di produzione energetica, riducendo l’impatto sull’ambiente. Una soluzione è l’autoconsumo intelligente, che riduce l’uso di energia elettrica e sfrutta la forza naturale dell’acqua del sole e del vento per produrre energia idrica, fotovoltaica ed eolica, cioè quelle “energie pulite”, prodotte in proprio.

I nuovi demiurghi
Figure-chiave della riqualificazione urbana sono architetti ed ingegneri; i corsi di studio che li preparano con una mentalità umanistica volta a salvare –quando non ad accrescere – il senso del rapporto armonico uomo/natura/ambiente circostante, vanno però scomparendo nelle università italiane, da cui sono sempre meno le menti che escono  volte alla rivalutazione degli assetti urbani.
Fra i più celebri architetti al mondo vi è Renzo Piano, un professionista quasi privo di confini, che ha viaggiato in tutto il mondo, progettando ovunque edifici straordinari sul piano tecnico e su quello stilistico. Non minore  è il rilievo internazionale dello svizzero Philippe Rahm; Rahm sostiene che alla base della professionalità vi sia il connubio fra l’abbandono dei vecchi valori estetici e il riconoscimento dell’architettura come studio degli spazi vuoti e del loro adattamento all’uomo. Se però lo svizzero studia la “Rivoluzione degli spazi abitativi”, più diffuso è l’impegno dell’italiano, ideatore di stadi (il San Nicola di Bari), strutture museali e centri culturali (il Pompidou di Parigi), e principalemente della rivalutazione di Potsdamer Platz a Berlino.

Il sony center in Potsdamer Platz, Berlino

Il sony center in Potsdamer Platz, Berlino

Una “Neopolis” che ha molto da insegnare
Dalla mia esperienza personale sono giunto alla conclusione di poter annoverare Berlino fra le città più belle ed avveniristiche al mondo. Ricca di parchi, musei, zone moderne e tecnologiche, edifici di straordinaria bellezza, Berlino si configura come la perfetta simbiosi  fra vecchio e nuovo, bello ed utile; la capitale tedesca è la realizzazione più completa del ripensamento degli spazi urbani.
Ricostruita con cura ed attenzione dopo la caduta del muro, Berlino ha presentato una crescita intelligente; il territorio è stato organizzato con criterio, valutando l’importanza del sistema dei trasporti in funzione del lavoro: un anello ferroviario sotterraneo circonda la città e si dirama in direzione delle più trafficate mete metropolitane. La popolazione giovanile trova la sua realizzazione nella perfetta distribuzione di punti di ritrovo e locali. Le periferie sono anch’esse zone centrali, ben integrate e collegate al centro fisico della capitale.
Alla base di ciò c’è un crescente investimento sul territorio, ma soprattutto sul capitale intellettuale, coltivato a dovere e valorizzato nel migliore dei modi. Riesce spontaneo immaginare qui  una Neopolis, città nuova, utopica, in cui tutti i progetti e gli ideali per una città perfetta e riqualificata si fanno concreti.
Berlino è un luogo molto simile a questa Neopolis; certo, l’uomo potrebbe essere giustamente orgoglioso se costruisse più città come Berlino, magari cominciando a farlo dall’Italia, dove ancora molto bisogna fare per dare un volto armonico e al tempo stesso moderno alle città.

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