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Superspaghetti, il Molise… gradisce

Emanuele Marconi, Direttore del Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Università del Molise

Piatto ricco, mi ci ficco! E non esiste nulla di più ricco e buono di un bel piatto di spaghetti. La pasta, alimento ormai internazionalmente conosciuto, è pronto a fare il balzo di qualità nella tutela della salute. La notizia parte dall’Australia e approda in Puglia e in Molise: l’Università di Adelaide ha avviato uno studio per mettere a punto un “superspaghetto” che possa contribuire a risolvere patologie come colesterolo, trigliceridi e diabete. «Attenzione però –mette subito in chiaro Emanuele Marconi, Direttore del Dipartimento Agricoltura, Ambiente e Alimenti dell’Università del Molise e già preside della facoltà di Agraria – il superspaghetto non risolve i problemi di salute, ma, inserito in una dieta varia e bilanciata può rivelarsi un validissimo aiuto».

Ma di pasta arricchita in commercio ve n’è già tanta: allora qual è la differenza con i superspaghetti? E’ sempre il prof. Marconi a spiegarla. «Innanzitutto si parte da studi di altissimo livello – dice – e poi si tratta di approfondire la conoscenza di due molecole fondamentali delle fibre nella qualità della pasta e del pane. In parole più povere non intendiamo arricchire con prodotti di sintesi la pasta come ora avviene nella maggior parte dei casi; ci impegniamo invece a farlo in maniera naturale e in questo senso il ruolo dell’orzo è fondamentale. Intendiamo introdurre queste migliorie sia negli sfarinati che nella semola partendo ovviamente dalla macinatura». L’ iniziativa relativa al superspaghetto si divide in due parti e coinvolge anche l’Università di Bari che si concentrerà invece su come variare il contenuto di fibre della pianta. «Uno scambio di informazioni scientifiche e di ”cervelli” – dice ancora Marconi – il cui scopo principale è quello di fornire un alimento che sia utile alla salute ma che allo stesso tempo abbia un sapore eccellente».

Il superspaghetto del futuro però non può prescindere dal presente. Imperativo categorico è quello di rispettare la vecchia ma sempre attuale dieta mediterranea: mangiare con moderazione, consumare alimenti integrali e frutta e verdura in quantità è quindi un’ottima base da cui partire. Non solo: il superspaghetto potrebbe rivelarsi autentica manna anche per regioni a vocazione agricola come il Molise. L’orzo è infatti il protagonista indiscusso dello studio. Questo potrebbe contribuire a incentivarne la produzione in regione facendo tirare il fiato ad un settore tra i più penalizzati dalla crisi mondiale. Il superspaghetto insomma oltre a contribuire a risolvere patologie legate particolarmente alla cattiva alimentazione, potrebbe essere un toccasana anche per l’economia.. E allora alzi la mano chi non ha già l’acquolina in bocca!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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