Sulcis, il parco eolico offshore che fa discutere

La Puglia produce il 64% di energia rinnovabile in più rispetto alla complessiva quantità di energia che consuma

Sta facendo discutere il progetto di realizzazione di un parco eolico galleggiante off shore in Sardegna, nel Sulcis, nel tratto di mare tra Portoscuso e Carloforte

L’ultimo no istituzionale è arrivato il 6 agosto. Due giorni dopo l’Aventino di alcuni sindaci della zona. Ed è stato uno schiaffo agli ambientalisti che ne chiedevano l’adozione. La Regione Sardegna ha bocciato,  ancora una volta, il progetto delle pale eoliche nel Sulcis-Iglesiente. E il progetto che ora è sul tavolo del Ministero dell’Ambente, rischia di rimanere solo sulla carta.

Il diniego, attraverso l’assessore alla Difesa dell’Ambiente, Gianni Lampis, è stato ribadito in un incontro con i sindaci di Arbus, Buggerru, Fluminimaggiore, Gonnesa, Iglesias e Portoscuso, comuni coinvolti nel progetto insieme a Carloforte. “Incontrando i sindaci – ha spiegato l’assessore – ho voluto fugare ogni dubbio sulla posizione della Regione nei confronti del progetto di un impianto eolico davanti alle coste del Sulcis Iglesiente e sono soddisfatto che la nostra contrarietà sia condivisa anche dalle amministrazioni locali di quei territori”.

Poi, lo ha messo nero su bianco, inviando al Ministero dell’Ambiente un parere negativo, “ampiamente motivato sotto il profilo tecnico – giuridico”.

Il progetto

Ma qual è, nel concreto, questo progetto osteggiato da Regione, Comuni coinvolti, Italia Nostra e una onlus locale  – il Gruppo di intervento giuridico (Grig) di Buggerruma -, ma apprezzato e promosso da associazioni come Legambiente, WWF e Greenpeace? E’ un parco eolico flottante off shore a 35 km dalla costa sud occidentale della Sardegna. Un impianto di produzione di energia elettrica composto da 42 turbine eoliche ciascuna con potenza totale di 504 MW a largo di Cala Domestica.

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La proposta, avanzata dall’azienda Ichnusa Wind Power srl., prevede il posizionamento di 42 pale eoliche, alte 285 metri ciascuna, a 35 chilometri dalle coste sulcitane. Il costo totale dell’intera operazione si aggira intorno al miliardo e mezzo di euro, con  un ricavo stimato intorno ai 150 milioni all’anno grazie agli incentivi per l’eolico offshore. L’intero parco sarà in grado di sviluppare una potenza di 504 megawatt.

Un progetto di parco offshore

I contro

A opporsi alla costruzione della struttura sono in particolar modo i sindaci dell’area interessata, che reputano il progetto – che sulla carta dovrebbe produrre energia pulita – senza alcuna ricaduta positiva sul territorio. Anzi, lo giudicano un disastro in termini di impatto ambientale, imponendo nel contempo un mutamento non indifferente nello sfruttamento delle acque marine territoriali. La pesca in primis, quindi, ma anche il traffico marittimo verrebbero stravolti da questa nuova e rivoluzionaria proposta energetica.

I pro

Eppure, a favore del progetto si stanno smuovendo anche grandi organizzazioni ambientaliste. Per Legambiente, ad esempio, rappresenta un “progetto molto innovativo che supera i problemi di visibilità dell’eolico, collocando le torri lontano dalla costa in fondali profondi”.

Per Legambiente ci sono “positive novità per attuare una svolta nella strategia energetica regionale” nel solco della progressiva decarbonizzazione della Sardegna. E per l’associazione “la visibilità dell’impianto, dalla costa, è trascurabile. L’impatto paesaggistico ad una serie di verifiche non presenta alcuna criticità dalla costa sarda, per cui la valutazione sul progetto è positiva nelle sue linee general”.

Il WWF

“Una rapida e decisa crescita delle energie rinnovabili per sostituire i combustibili fossili, maggiore fonte di gas climalteranti, costituisce una parte essenziale ed insostituibile di questa sfida. Tutti si dichiarano d’accordo su questo punto, ma poi scatta un perverso meccanismo per cui le uniche buone energie rinnovabili son quelle fatte a casa degli altri, fuori dal proprio territorio”. Anche dal WWF non usano giri di parole per “quanto sta accadendo anche in Sardegna, dove il confronto sul parco eolico previsto al largo delle coste sud-occidentali è caratterizzato più da argomenti ideologici che non da valutazioni puntuali ed oggettive. Dibattito che appare ancora più singolare soprattutto se si considera che le obiezioni paesaggistiche sono state avanzate dalla Regione Sardegna, cioè dallo stesso soggetto che ha stravolto la Legge Paesaggistica regionale sino al punto da farselo impugnare dallo Stato”.

Non v’è dubbio – prosegue il WWF – che si tratta di un progetto importante, di grandi dimensioni, le cui valutazioni sono ancora in corso. Ma non vi è altrettanto dubbio sul fatto che parlare di “impatti visivi” a distanza di 19 miglia marine dalla costa significa strumentalizzare un aspetto percettivo tutto da dimostrare dal momento che, sebbene si parli di torri di circa 280 metri queste, a 35 chilometri di distanza possono risultare, in giornate di tempo buono e cielo terso, come poco più di un segno all’orizzonte.

Il giudizio di Greenpeace

“Se vogliamo essere seri nel percorso di abbandono di gas, petrolio e carbone, nel nostro Paese, dobbiamo promuovere impianti rinnovabili, anche legati alla tecnologia dell’eolico off shore – ha sottolineato Luca Iacoboni, responsabile Energia e Clima di Greenpeace Italia – Il progetto presentato in Sardegna è un passo avanti in questa direzione e può avere dei benefici anche dal punto di vista ambientale, ad esempio per la fauna ittica”.

Sarebbe parte di quel piano di decarbonizzazione completa dell’Italia che Greenpeace auspica entro il 2040, per evitare le conseguenze peggiori dell’emergenza climatica che già oggi viviamo in tutto lo stivale sotto forma di alluvioni, siccità, fenomeni meteorologici estremi come i nubifragi registrati in questi giorni in Veneto.

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