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Su a Monticchio

Il bosco d'autunno ai Laghi di Monticchio (Basilicata)

Su a Monticchio (PZ), intorno al lago d’acqua dolce che tappa il Vulture, un vulcano spento da tantissimi anni, si arriva a piedi per una tortuosa strada di collina. I castagni a destra e a sinistra creano una galleria verde di foglie fitte. Foglie verdi, opache e trasparenti illuminate in controluce dal sole africano d’agosto. Sotto le foglie, il fresco.

Ai piedi degli alberi prati di foglie cadute alla calura dell’estate. Sul bordo del lago una stretta strada sterrata. La staccionata di castagno a croce romana divide la terra nera vulcanica dall’acqua limpida e ferma.

Pesci rossi con grandi occhi guardano dal fondo. Oche bianche col becco arancione scivolano sull’acqua. Foglie, rami secchi e paglia di erbacee creano folti isolotti galleggianti. Si muovono al soffio del vento o spinti da anatre giocanti.

Foglie, rami secchi e paglia di erbacee creano folti isolotti galleggianti

L’aria ha un profumo misto di gelsomini, muschio, castagne verdi. L’odore della natura folta stordisce. Il vapore leggero del mezzogiorno si sostituisce a quello del fresco mattino. La terra bruna e nera segna il cammino nel verde intenso. Un tratturo ondeggia intorno al lago circondandolo.

Sul lato a valle un ponte di legno vecchio, robusto ma scricchiolante, grigio marrone, collega due sponde vicine. Un gioco nel gioco dei riflessi d’acqua. L’arancio del sole. L’azzurro dell’acqua. Il bianco dei riflessi di luce sull’onda bassa e lieve. Il verde delle foglie appena nate. Il marrone verde grigio dei rami secchi. Punti violacei di fiori sparsi sul cespuglio di erbacee. Sottobosco abitato da formiche, lombrichi e millepiedi. Farfalle rosa trasparente. Api eccitate dal caldo. Libellule verdi che sfiorano l’acqua.

Sul fianco verso monte uno stradone si infila nel bosco, sparendo. Un edificio bianco è sospeso nel verde del bosco tra i due azzurri del cielo e del lago-specchio. Le cicale riempiono ogni parte dell’aria con una musica ritmica e continua. La sabbia sul bordo del lago è nera. Deriva dall’antica lava uscita uscita fuori dalla bocca del vulcano, oggi pieno d’acqua, dormiente, ma pronto a soffiarla fuori dalla sua gola appena madre natura chiede.

Dall’alto della collina il lago sembra un punto azzurro

Silenzio d’attesa interrotto dalle campane di bronzo di un villaggio vicino. Da piccoli stormi di uccelli. Dal fruscio del vento caldo che passa tra le foglie e i rami del bosco. Dall’alto della collina il lago sembra un punto azzurro. Uno specchio del cielo in un bosco grande. A valle, sullo stradone, una casa bianca in una macchia di castagni. Intorno, nessun terreno coltivato. Lo stradone è di sabbia, morbida. Camminandoci si lasciano impronte fresche che si sommano alle vecchie. Otto pali di castagno, quattro per la seduta e quattro per la spalliera indicano una panca e un luogo al riparo dal sole.

Seduti, fermi, senza la fatica del cammino, si ricompone tutto. I colori, la luce, i profumi, gli scorci, i tronchi del bosco, le  trasparenze delle foglie, i suoni della natura, le pietre sovrapposte delle siepi, ricci verdi di castagne pronte per l’autunno, il fruscìo di una biscia che si arrampica a spirale su un tronco di castagno, un cane bianco in attesa di cibo.

Una coppia di rane saltate fuori dall’acqua sull’isolotto di rami galleggianti gracchiano tra loro facendosi trasportare dal lieve soffio di vento. Alle spalle della panca un prato dove sdraiarsi, per guardare il cielo con i propri occhi, circondato da una composizione di essenze, alberi, erbe, cespugli, rovi, pietre, acqua, sole, vento fresco, profumi, suoni. Un luogo dove poter fare un’ottima colazione nel bosco.

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