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Strategie di rete

Sono una rete di quasi una quarantina di realtà, piccole e grandi: da Bari a Torino, da Venezia a Bolzano, da Napoli a Lecce a Tempio Pausania, passando per Rimini, Pesaro e Jesi al centro, che si allineano alle gemelle europee (Barcellona, Londra, Lisbona, Bruxelles, Monaco, San Pietroburgo o Stoccolma, solo per citarne alcune).

Sono le aderenti alla Recs, la Rete delle Città Strategiche, associazione fondata nel 2004, con sede a Firenze, che raccoglie in un network quelle città che hanno scelto la pianificazione strategica come strumento per sostenere lo sviluppo urbano, attraverso un modo diverso di governare che mette in relazione attori, interessi, politiche e risorse del territorio e che facilita una programmazione coordinata e integrata e che disegna nuovi rapporti tra governi locali e sovralocali. Uno dei principali obiettivi è quello di aumentare la visibilità delle strategie territoriali di area vasta e contribuire a rafforzare il punto di vista delle città nella politica urbana nazionale ed europea. Come farlo? Ad esempio costituendo insieme all’Anci una Commissione sulle città metropolitane, ponendo attenzione ai bisogni concreti delle varie città così come alle esigenze particolari delle specifiche aree. Nel dossier sulle nove città metropolitane, a cura di Alfredo Esposito con il contributo di Bruno Dente del Politecnico di Milano, ad emergere sono innanzittutto 3 gruppi di funzioni: le politiche di sviluppo ed infrastrutturazione; l’area dei servizi pubblici, dei trasporti e dei rifiuti e infine la serie delle funzioni più prettamente amministrative e urbanistiche.

Dall’unione dei Comuni in area fiorentina al paradigma europeo di Barcellona, la strada è lunga ma panoramica. Eccola. Al progetto Bari 2015 sarà dato abbondante spazio a sé. Quanto a Bologna, il dibattito, avviato addirittura negli anni ’70, è ritornato in auge di recente con la prima convenzione quadro dei servizi comuni del 1996 e un accordo, anche finanziario, nel decennio seguente con Provincia e Regione per l’attuazione di misure condivise. Razionalizzare l’offerta di servizi sul territorio è stato anche il motore per Firenze verso una super-provincia con Prato e Pistoia.E poi ci sono Milano e il suo vasto hinterland, la cintura di Torino, Napoli e circondario, il coordinamento con Venezia capofila per la cosiddetta Patreve (Padova Treviso e Venezia). In un periodo in cui ancora una volta torna di moda il motto “aboliamo le province”, queste uniscono i loro “superpoteri” per spostare l’ago della bilancia sul locale, integrato e partecipato. Come nella Catalogna dove nel 2010 è stata formalizzata una legge che istituisce l’Area Metropolitana di Barcellona. Un primo modello concreto ed esportabile di come le città possano sia competere che collaborare di fronte alle spinte della globalizzazione, dagli ecoparchi per la sostenibilità alla rete tramviaria fino alla Barcellona Creativa.

Firenze rientra nella Rete delle Città Strategiche

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