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Strada Regionale 8, Il cantiere “slitta” e Leadri licenzia 63 operai

Proposta della variante Lecce  – San Foca

I ritardi nella cantierizzazione della Regionale 8 (Lecce-San Foca) potrebbero provocare il licenziamento di 63 dei 176 operai del colosso delle costruzioni Leadri. La motivazione è stata comunicata dalla stessa azienda amministrata da Mario Palumbo che, il 9 gennaio, ha ribadito la sua ferrea volontà procurando a conclusione della prima fase della procedura di mobilità avviata il 26 novembre un “mancato accordo” con i sindacati di categoria.

È l’ennesimo caso che ripropone la difficile convivenza del binomio ambiente-lavoro sul territorio salentino e pugliese. La prima delibera approvativa del progetto appaltato al consorzio Coedisal per 60 milioni di euro risale a circa venti anni fa. Ma solo a metà del 2013 si è assistito all’apertura del cantiere limitatamente al primo lotto.

Regionale 8, la variante leccese

Ottenuto il finanziamento, all’inizio del 2009 si è ritrovata, sollecitata da un fronte ambientalista robusto nonché dalle rivendicazioni di alcune delle Amministrazioni comunali coinvolte, a loro volta sollecitata dalle opposizioni a palazzo, la Regione Puglia si è ritrovata costretta a “rivedere” le previsione di realizzazione dell’opera, giungendo alla conclusione che sarebbe stato necessario “spezzettare” il progetto in più lotti. Il primo lotto è stato cantierizzato mentre i restanti due sono oggetto di perizia di variante che la Regione conta di completare e sottoporre all’esame VIA (Valutazione d’Impatto Ambientale) entro fine febbraio.

Maurizio Buccarella

Gli ultimi quattro sono stati anni caratterizzati da un lungo contenzioso insorto sulla base delle istanze di legittimità sollevate come dalle amministrazioni così anche dai proprietari di case e terreni che andavano incontro all’espropriazione. La Regione ha sempre avuto ragione e manifestato la volontà di proseguire sul suo cammino realizzando il progetto. In questi quattro anni, il cantiere non ha potuto intanto vedere la luce e l’azienda appaltatrice si è ritrovata costretta a riporre tutti i suoi dipendenti in cassa integrazione. A giugno scorso, come detto, è stato sbloccato l’avvio del primo lotto di lavori (da Vernole Nord a Melendugno sud), e i lavoratori sono tornati provvisoriamente a lavorare prima che il capo ufficio tecnico del Comune di Vernole con un’ordinanza emessa in agosto non ha dettato il nuovo stop ai lavori, nuovamente sbloccati con piena assunzione di responsabilità da parte della Regione a novembre scorso. L’azienda ha maturato la volontà di voler licenziare un terzo dei suoi operai in ragione del ritardo della cantierizzazione dell’opera ma anche della scadenza degli ammortizzatori sociali, ormai prossima: il 25 gennaio 2014.

Circa 3.500 ulivi, di cui diverse centinaia secolari, rischiano di essere abbattuti

Ora inizierà la seconda fase della procedura di mobilità. I sindacati affilano le armi. Ma su un altro fronte le rivendicazioni non sono meno veementi. Il 10 gennaio è intervenuto il Movimento Cinque Stelle. Lamenta la mancata risposta all’interrogazione parlamentare presentata il 28 dicembre ai ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti, dei Beni e delle attività culturali e del Turismo e dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, dai senatori Barbara Lezzi, Maurizio Buccarella, Daniela Donno, Carlo Martelli, Rosetta Blundo, Sara Paglini, Francesco Molinari, Marco Scibona, Enrico Cappelletti, Fabrizio Bocchino, Sergio Puglia e Maria Mussini. «Chiedemmo quali misure intendessero adottare in merito alla Regionale 8, tratto Lecce-Melendugno. Il tratto Lecce-Melendugno della Regionale 8 ideato 25 anni fa, quindi, culturalmente, tecnicamente e progettualmente obsoleto – afferma la senatrice Lezzi – comporterà la prosecuzione dello scempio ambientale ed agricolo rilevato dalle organizzazioni degli agricoltori e dei coltivatori diretti, già evidenziato in un atto di sindacato ispettivo che ad oggi non ha ancora ricevuto una risposta». La senatrice sostiene non si possa ignorare «che il tratto Lecce – Melendugno è identificato dal Codice della strada di tipologia C (a 2 corsie) e che pertanto il progetto, prevedendo 4 corsie più strade parallele, viola il codice stesso. Inoltre la realizzazione impatta su aree archeologiche e zone protette anche da vincoli idrogeologici e comporta la distruzione di circa 3.500 ulivi, di cui diverse centinaia secolari. Un’azione che sta deturpando in maniera irreversibile un territorio che può e – conclude Lezzi – dovrebbe puntare per crescere proprio sulla sua peculiarità paesaggistica sia dal punto turistico che culturale».

 

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