Stop pellicce, appello alla Commissione Europea

Si è conclusa con enorme successo e con due mesi e mezzo in anticipo l’iniziativa dei cittadini Europei “Fur Free Europe” che ha ottenuto oltre 1 milione e700mila firme in meno di 10 mesi. LAV: “Ora la Commissione UE dia inizio all’iter per il formale divieto”

 

Più di 50mila firme nel primo giorno di campagna; uno Stato membro UE (Finlandia) che ha raggiunto la propria soglia nazionale in un solo giorno di raccolta firme; più di 1 milione di  firme in meno di 7 mesi (il target era stato raggiunto il 5 dicembre); 21 Stati membri – il triplo degli stati membri UE richiesti per avviare l’iniziativa legislativa – che hanno superato la propria soglia nazionale, nei quasi 10 mesi di campagna (Finlandia, Danimarca, Svezia, Lituania, Olanda,?Germania, Bulgaria, Slovacchia, Polonia, Francia, Lettonia, Belgio, Grecia, Austria, Rep. Ceca, Italia, Estonia, Croazia, Romania, Malta, Slovenia);  53.580 firme, la soglia per l’Italia, raggiunte il 2 febbraio in meno di 9 mesi; 1.701.892 firme in UE in meno di 10 mesi; chiusura anticipata di due mesi e mezzo della campagna (l’1 marzo invece del 18 maggio).

Sono questi i numeri lusinghieri di Fur Free Europe, l’iniziativa popolare lanciata il 18 maggio 2022 con l’obiettivo di vincolare la Commissione Europea ad avviare un’azione legislativa per la messa al bando, in tutta l’Unione, degli allevamenti di animali per la produzione di pellicce e, per coerenza, del commercio (ed import) di prodotti di pellicceria. Una volta depositate e convalidate le firme si aprirà la seconda fase di confronto all’interno delle istituzioni europee.

A lanciare Fur Free Europe  è stato Eurogroup for Animals col supporto del network Fur Free Alliance e di oltre ottanta organizzazioni di tutta Europa, tra cui in Italia, Animal Law Italia, HSI Italia, LAV ed Essere Animali.

La caratteristica di Fur Free Europe è che si tratta di una Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) che ha formalmente chiesto di vietare l’allevamento di animali da pelliccia e il commercio e l’importazione di pellicce in tutto il Continente. Per avere successo, una ICE deve raggiungere 1 milione di firme validate entro 1 anno e superare in almeno 7 Stati Membri la soglia nazionale assegnata (soglia stabilita dal valore ottenuto moltiplicando il numero di eurodeputati del singolo Stato membro per il numero complessivo di membri del Parlamento UE).

La decisione di anticipare la chiusura della ICE è stata presa per il potenziale impatto che potrebbe avere sull’imminente revisione della legislazione dell’UE sul Benessere degli Animali in allevamento, come parte della strategia Farm to Fork della Commissione europea.

Cosa farà la Commissione Europea?

commissione europea
Entro la fine del 2023, la Commissione Ue pubblicherà una proposta volta a migliorare la legislazione dell’UE sul Benessere degli Animali in allevamento per allinearla alle più recenti conoscenze scientifiche

Entro la fine del 2023, la Commissione Ue pubblicherà una proposta volta a migliorare la legislazione dell’UE sul Benessere degli Animali in allevamento per allinearla alle più recenti conoscenze scientifiche. Numerosi studi scientifici condotti nei decenni di sfruttamento degli animali per la produzione di pellicce hanno sistematicamente dimostrato che visoni, volpi, cani procione e ogni altro animale sfruttato in questa filiera produttiva non perdono le loro caratteristiche etologiche di animali selvatici. Di conseguenza, nella proposta della Commissione, grazie alla istanza della ICE Fur Free Europe, dovrebbe essere incluso da subito un divieto all’allevamento di animali per la produzione di pellicce, per l’impossibilità di soddisfare le più basilari esigenze etologiche di questi animali nei sistemi di allevamento.

Inoltre, poiché le importazioni di prodotti animali dovrebbero seguire gli standard dell’UE, l’ICE chiede anche il divieto di immettere sul mercato europeo prodotti di pellicceria.

“Adesso porteremo 1.701.892 firme di cittadini europei al tavolo della Commissione Europea per ottenere subito un divieto all’allevamento e al commercio di pellicce”, dichiara Simone Pavesi, Responsabile LAV Area Moda Animal Free. Come per gli altri partner promotori della ICE Fur Free Europe, LAV non vuole esportare la crudeltà degli allevamenti di pellicce in paesi terzi, ma mira a porre una definitiva fine alla industria della pelliccia in Unione Europa.

 No pellicce in Italia

In Italia alcune aziende si sono esposte per un più marcato e diretto supporto a questa iniziativa, da LUSH Italia a Save the Duck, sino ad Elisabetta Franchi (la prima casa di moda in Italia a dotarsi di una policy fur-free, già nel 2012, per una moda più sostenibile ed etica) anche la recente Milan Fashion week ha dato il suo contributo. Ma la parte del leone in questa battaglia la fanno le associazioni, come Essere Animali Italia, da più di 10 anni impegnata a mettere fine alla produzione di pellicce anche in Italia, dove la pratica è stata vietata a partire dal 1 gennaio 2022.

Numerose inchieste, tra cui l’ultima rilasciata proprio da Essere Animali e realizzata in Polonia, tra i principali produttori ed esportatori a livello mondiale, dimostrano che la vita di questi animali in allevamento è priva di qualunque tutela e dignità e per questo è urgente chiudere tutti questi allevamenti in Europa.

L’allevamento di animali da pelliccia rappresenta un enorme problema dal punto di vista della salute, come dimostra il nuovo studio di EFSA che definisce i visoni come gli animali a maggior rischio di contagio e trasmissione di Covid-19. Ma anche dal punto di vista etico: con la nuova legislazione sul benessere degli animali in arrivo l’Unione europea ha l’opportunità di porre fine a questa inutile sofferenza una volta per tutte.

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