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State of the World 2013 – È ancora possibile la sostenibilità?

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“Sosteniblablablà””: un nuovo termine coniato per mostrare quanto il tema forte della sostenibilità sia declinato in chiave di conversazione da salotto, di una moda che – ahinoi – tralascia aspetti a seconda dei punti di vista inquietanti o intriganti come i cambiamenti politici, culturali e tecnologici che possono tracciare la strada verso un futuro realmente sostenibile: strada ancora tutta in salita e che non si capisce ancora cosa offrirà alla fine del suo percorso. Ed ecco che uno spunto di riflessione ce lo offre l’edizione italiana di State of the World 2013 – È ancora possibile la sostenibilità? (Ed. Ambiente), a cura del direttore scientifico del WWF Italia Gianfranco Bologna. E deve far riflettere anche il fatto che il volume esce alla vigilia della presentazione, il 27 settembre, dei primi dati del quinto rapporto dell’IPPC (Intergovernamental Panel on Climate Change) sullo stato del sistema climatico.

Lo State of the Word è un must della letteratura ambientale; tradotto in 36 lingue da quasi 30 anni anni fa il punto sul dibattito sulla sostenibilità nel mondo. A pubblicarlo è il Worldwatch Institute, fondato nel 1974 e considerato il più autorevole centro di studi interdisciplinari sui trend ambientali della terra. Nello State of the World 2013 scienziati, esperti di politica ed economia e opinion leader di fama mondiale parlano di sostenibilità senza cadere nel tranello della versione “usa-e-getta” del termine, nel senso che ragionano su politiche e azioni che possono metterci sulla strada della prosperità senza che venga intaccato il benessere delle generazioni future (dalle soluzioni energetiche alla trasformazione dei mercati fino alle nuove tecniche agricole); tra gli autori, oltre agli esperti del Worldwatch Institute, anche uno dei leader del pensiero ambientalista David Orr, l’esperta dei cicli idrici Sandra Postel, il pioniere dell’economia ecologica Herman Daly, noti economisti ecologici come Tim Jackson e Peter Victor, scienziati di fama internazionale come Carl Folke e William Rees, “padre” del concetto di impronta ecologica, o lo scrittore di fantascienza Kim Stanley Robinson, tutti concordi nel sostenere che, se non interveniamo in modo efficace prima di raggiungere i punti critici planetari, governi e comunità dovranno preparare le società al declino ambientale e all’esaurimento delle risorse, rafforzando la democrazia, la resilienza e la protezione del patrimonio culturale.

Tre le sezioni del volume che ruotano intorno al concetto di “sostenibilità”, alle possibilità di mantenerla o al contrario di perderla. Nella prima sezione “La misurazione della sostenibilità”, gli autori presentano i metodi per monitorare il progresso globale verso una vita sostenibile; nella seconda “Raggiungere la vera sostenibilità” esaminano le politiche e le prospettive che potrebbero costruire una società realmente sostenibile; nella terza “Aprire in caso di emergenza”, affrontano se e come prepararsi per un ormai probabile cambiamento ambientale globale. Secondo gli autori del volume, l’uso sempre più diffuso del termine “sostenibile”è indice di una presa di coscienza collettiva dell’attuale situazione ambientale, ma le azioni intraprese per affrontare il problema sono ancora lontane da un percorso convinto che produce risultati tangibili. Per questo, dice Gianfranco Bologna, da 26 anni curatore dell’edizione italiana dello State of the World, «servono cambiamenti politici, tecnologici, culturali, enormemente più grandi di quelli che abbiamo visto finora ed enormemente più urgenti, perché la sostenibilità è ancora possibile, ma solo con una nuova cultura e una nuova economia, e dobbiamo realizzarle adesso».

AA.VV., State of the World 2013 – È ancora possibile la sostenibilità? (ed. italiana a cura di Gianfranco Bologna), Edizioni Ambiente, 2013, pp. 462; 26 euro

 

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