Stadio giallorosso sì o no? SIGEA dice la sua

 L’ansia per uno stadio giallorosso.Roma e il caso di Tor di Valle. Fiore (SIGEA):«La pericolosità idrogeologica deve rientrare tra le scelte strategiche di un Paese fragile».

Dunque lo Stadio giallorosso della Roma si farà a Tor di Valle, ridimensionato nella cubatura e “tagliato” delle tre torri vanto dei progettisti. Tutto a posto?

Lo stadio della discordia
stadio roma area di costruzione
Immagine satellitare del meandro di Tor di Valle, limitato a nord dalla Autostrada per Fiumicino e a sud dalla Via Ostiense e dalla Via del Mare

Niente affatto, perché a fronte di questa soluzione che sembra mettere d’accordo tutti – l’amministrazione capitolina orgogliosa di aver “spuntato le unghie” all’arroganza di chi prevedeva lauti guadagni derivanti dalla lottizzazione; la società sportiva A.S. Roma soddisfatta di aver in mano un progetto che dà lustro alla squadra; i tifosi che finalmente potranno degnamente celebrare i gladiatori giallorossi – ,  ci sono le durissime dichiarazioni della Società Italiana di geologia Ambientale (meglio nota come SIGEA). sulla base di approfondimenti condotti da un gruppo lavoro composto dai geologi Giuseppe Gisotti e Maurizio Lanzini, col contributo specialistico dei Proff. Ingg. Gian Renzo Remedia e Pierfranco Ventura, SIGEA solleva parecchie perplessità sull’opportunità di costruire uno stadio proprio lì.

Perché lo stadio non deve essere costruito lì

Vogliamo precisare – è scritto nel comunicato della SIGEA – che se ci fosse un referendum a supporto della decisione se una Società sportiva debba avere un proprio stadio, noi voteremmo SI; ma nello stesso tempo non si ritiene corretta la procedura di sottoporre al giudizio dei cittadini e al loro coinvolgimento emotivo alcune scelte relative all’ubicazione dei infrastrutture importanti. Scelte che si devono basare su principi urbanistici, paesaggistici, di mobilità sostenibile e sulla assoluta assenza di pericolosità idrogeologica”. E proprio sulla pericolosità idrogeologica del costruendo Stadio Roma,  Sigea punta il dito.

L’area individuata dall’ A.S. Roma Spa per la realizzazione di importanti infrastrutture sportive e commerciali è poco urbanizzata e si trova all’interno di un meandro del Tevere a sud di Roma. In questo tratto il fiume è privo di ponti e vi si accede all’area dalla Via del Mare, a sud dell’area. Qui ci sono depositi alluvionali spessi fino a 55 metri: tutti  terreni soggetti a notevole deformazione ed elevata compressibilità.

Il Tevere è cambiato
stadio giallorosso
Come dovrebbe essere lo Stadio giallorosso a Tor di Valle

Il nuovo stadio dovrebbe sorgere in un’area  dove il Tevere modifica il suo corso per “scegliersi la casa” più adatta al trasporto d’acqua e sedimenti, in risposta a fattori naturali e antropici (urbanizzazione, cambiamenti climatici, ecc.). Meno di un chilometro più a valle dell’area d’interesse fu realizzato il taglio artificiale di meandro di Spinaceto. Anche il meandro di Tor di Valle non è altro che un elemento della “macchina fiume”, realizzato per rispondere a cambiamenti climatici che però ora sono molto più impetuosi di quanto previsto in passato. Insomma la tenuta del tevere in caso di “piena eccezionale” prevista alcuni decenni fa non è assolutamente paragonabile alla stessa tenuta del fiume ai nostri giorni.

L’aumento delle superfici impermeabili, cioè dei terreni costruiti,  ha fatto aumentare i coefficienti di deflusso e quindi la quantità di acqua che arriva al reticolo idrografico. “Siamo certi che questi argini siano in grado di reggere una piena del Tevere ai tempi attuali?” si chiede il comunicato della SIGEA. Non può certo bastare la considerazione che per 50 anni a Tor di Valle ci sono state le corse dei cavalli e non si è allagato nulla

Gli interventi di messa in sicurezza idraulica proposti si riferiscono al Fosso di Vallerano che oggi, come certifica l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere, su analisi condotte sul “Reticolo Secondario” del Tevere, causa allagamenti dell’area di Tor di Valle rendendola non idonea all’urbanizzazione.

Uno dei elementi da non trascurare è la tendenza di questi terreni ad abbassarsi sotto il loro stesso peso di almeno 3-4 mm/anno, come ha mostrato uno studio dell’Università di Roma 3. In 20 anni tutta l’area si abbasserebbe di circa 8 cm, senza contare il peso delle nuove opere.

Un caso simile è quello del Palazzo di Giustizia di Roma, soggetto fin dalla sua costruzione a significativi cedimenti e dissesti statici del manufatto, tanto da essere dichiarato inagibile e ad essere utilizzato solo dopo lunghi e costosi interventi di consolidamento. Per lo stadio e i manufatti sono pertanto necessarie fondazioni profonde su pali attestati; tale soluzione può essere realizzata tecnicamente, ma possono esserci difficoltà esecutive visti i problemi di cedimenti che si sono verificati (e continuano) in molti capannoni della Nuova Fiera di Roma. Pali, tra l’altro lunghi almeno 60 mt., progettati con criteri antisismici e sistemati in numero molto superiore alle necessità della struttura stessa.

Fiore (SIGEA): «”Distrazione culturale” dei decisori»

«Quello che mi preme sottolineare  – spiega Antonello Fiore, presidente della SIGEA – è il metodo nelle scelte di trasformazione del territorio, un metodo che parte dalle esigenze reali, come il caso del nuovo stadio dell’Associazione Sportiva Roma, ma che si deve basare su principi urbanistici, paesaggistici, di mobilità sostenibile e sull’assoluta sicurezza idrogeologica delle aree da urbanizzare. In generale in Italia per la pericolosità idrogeologica si registra una “distrazione culturale” dei decisori, una distrazione che il nostro Paese e la sua Capitale non possono più permettersi. In molti casi abbiamo assistito a interventi post evento solo perché nelle fasi preliminari di supporto alle decisioni non si sono volute approfondire le criticità geologiche con una visone ampia». Leggi anche Dissesto idrogeologico, monitorare come?

La proposta per uno stadio giallorosso: Roma accetterà?

In conclusione la Sigea, pur condividendo l’utilità di garantire alle Associazioni sportive di dotarsi di proprie infrastrutture invita gli amministratori locali e la stessa A.S. Roma a valutare con attenzione le scelte e le compatibilità geologico-ambientali del sito oltre che gli investimenti necessari a rendere l’opera utilizzabile. Certo, le modifiche sostanziali al progetto potranno prevedere un nuovo iter della Conferenza di Servizi: per questo si può prendere in considerazione la possibilità di individuare un sito alternativo (e ne sono stati segnalati). “Il nostro auspicio  – conclude il documento della SIGEA – nasce dalla preoccupazione di non trovarsi a iniziare un opera importante per la città e i romani che, pur prevedendo grandi investimenti finanziari e modifiche profonde degli assetti idrogeologici del territorio, rimanga esposta a pericolosità idrogeologiche prevedibili e previste”. Nel frattempo, in attesa del nuovo stadio giallorosso, Roma litiga.

 

 

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