Spreco alimentare, risorsa solidale ed ambientale

Quello che va sotto il nome di spreco alimentare è invece una risorsa preziosa per le famiglie bisognose di Bari e per i benefici ambientali che produce.

E’ una virtuosa esperienza quella che coinvolge le associazioni di volontariato e le imprese unite nel dare nuova vita al cibo in esubero, il cosiddetto spreco alimentare. Attualmente sono oltre 230 le famiglie raggiunte dagli interventi di sostegno. Il Programma d’Interazione per l’Assistenza alle Famiglie (PIAF), di cui è capofila l’associazione di volontariato InConTra che opera per l’assistenza ai senza fissa dimora ed alle famiglie bisognose, ha l’obiettivo di creare in due anni una rete di associazioni che aiutano le famiglie della città di Bari per scongiurarne la loro esclusione sociale. Le realtà che hanno già aderito sono Acat “Nicolaiana”, Ama Cuore, Anima Urbana, Fratres Ala Azzurra, Gruppo volontariato Vincenziano ed Insieme per ricominciare. Questa esperienza ha anche il supporto dei volontari degli Avvocati di strada, Associazione “Prof. Nicola Damiani” ed il sostegno della Fondazione con il Sud.

incontraeataly
I volontari dell’associazione InConTra insieme agli addetti di Eataly, insieme in un progetto solidale contro lo spreco di cibo

Le famiglie bisognose sono individuate attraverso un sistema itinerante di ascolto ed intervento multifunzionale sui bisogni. In questo modo s’intende realizzare una “Banca dati del bisogno familiare a Bari” (BaDaFam), ovvero un censimento progressivo delle famiglie che si trovano in una situazione di grave stato di povertà. Questi nuclei familiari sono aiutati con interventi integrati e mirati in campo medico, legale, scolastico e supporti per casi di alcolismo, tossicodipendenza, patologie cardiovascolari croniche, condanne di detenuti agli arresti domiciliari. Inoltre, ogni famiglia è aiutata con la distribuzione di pacchi alimentari e farmaceutici, eventuali trasporti di malati per le necessarie cure mediche. «La distribuzione dei pasti – sottolinea Gianni Macina, presidente dell’associazione InConTra – è soltanto un mezzo per incontrare queste persone che vivono il disagio della povertà. E’ fondamentale un tipo di aiuto più organizzato. Per questo nasce la rete di associazioni che lavorano in diversi ambiti». Il ruolo delle imprese solidali, infatti, è fondamentale. «Le aziende – ha aggiunto Macina – donano perché hanno questa sensibilità di aiutare i più bisognosi. Sono prodotti prossimi alla scadenza o non commercializzabili che carichiamo due volte alla settimana dai mercati generali e dalla grande distribuzione».

In particolare, il Gruppo Megamark ha iniziato da due anni l’esperienza solidale con la fornitura di abbattitori e frigoriferi per conservare la merce in modo da evitare lo spreco e continua in maniera quotidiana con i prodotti alimentari. «Gli sprechi alimentari – ha spiegato Francesco Pomarico, direttore operativo dello stabilimento di Trani – si attestano in Italia su 12 miliardi e 200 milioni, quasi 210 euro a persona. Se riuscissimo a recuperare almeno una buona parte, daremmo una possibilità a molte famiglie che non possono permettersi i pasti caldi sulla tavola. E’ un’azione necessaria da parte di tutte le aziende del settore agro-alimentare». Anche secondo Gianmarco Conte, responsabile dell’ufficio gare della Ladisa «è necessario evitare gli sprechi degli alimenti che ogni anno in Italia si attestano intorno ai 9 milioni di tonnellate. Sono alimenti che non sono arrivati alla linea di distribuzione, sono abbattuti, sigillati, etichettati attraverso procedure ben precise secondo le normative vigenti delle Asl. Nel caso della ristorazione collettiva si tratta di piatti caldi. E’ importante che questo cibo possa diventare una risorsa che ha effetti nel sociale e nell’economia della stessa impresa per la riduzione dei costi dello smaltimento dei rifiuti ed i benefici ambientali con la conseguente riduzione dell’emissioni di Co2. L’auspicio, quindi, è l’inserimento della possibilità di raccogliere gli esuberi alimentari da parte delle varie associazioni nelle gare d’appalto come requisito necessario».

Anche Eataly di Bari ha aderito a questo progetto devolvendo l’intera produzione in esubero di pane. Il responsabile, Michele Montemurro,  sottolinea che «la didattica strutturata in corsi a tema eno-gastronomico e la merenda sana destinata alle fasce meno forti della città sono state iniziative che hanno ottenuto successo». Le attività di sostegno ai bisognosi, comunque, devono essere organizzate con le assistenti sociali. «L’Università – spiega Rosanna Lallone, docente della Lumsa di Taranto – forma le competenze e professionalità degli assistenti sociali che da sempre sono vicini ai bisogni dei cittadini. E’ impensabile alla luce della legge 328 del 2000 che queste figure possano lavorare da sole senza integrarsi e raccordarsi con le associazioni del terzo settore».

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