Spagna, è emergenza idrica, Italia anche, ma lo ha capito?

epa10784433 A view of a dried-up part of the Muga riverbed as the river passes through Peralada, Girona, Spain, 04 August 2023. The Catalan Water Agency (ACA) had to declare a state of emergency in 22 municipalities of the Alt Emporda due to drought and lack of rain in Catalonia since the end of 2021. EPA/David Borrat

Il presidente della Catalogna ha annunciato il razionamento delle risorse idriche a causa di una forte siccità. Un allarme anche per il nostro Paese

 

Secondo i rilevamenti pluviometrici, in Catalogna non piove come dovrebbe da almeno tre anni, e il presidente Pere Aragonès i Garcia, parlando di una terribile siccità, come non capitava da decenni, ha annunciato lo stato di emergenza e il razionamento dell’acqua.

La comunità autonoma della Catalogna

Visto che nel medio termine non si prevedono precipitazioni che possano compensare o rimpinguare le riserve idriche (ora sotto il 16% della loro capacità) e che la Catalogna sta richiedendo molta più acqua di quella a disposizione, il Presidente ha disposto che, dal 2 febbraio, ogni singolo abitante della comunità autonoma della Catalogna non può utilizzare più di 200 litri di acqua al giorno, con la possibilità di una eventuale riduzione a 180 e 160 litri, se la situazione non dovesse migliorare.

Per avere una misura di quanto possano essere 200 litri di acqua, si stima che, per una doccia, ne vengano consumati circa 100 litri.

17 giugno Giornata Internazionale contro la desertificazione. Le iniziative in Italia

Il 17 giugno sarà la Giornata Internazionale contro la desertificazione (Desertification and Drought Day) un appuntamento importante in tutto il mondo per fare il punto della situazione dei Paesi colpiti e provare a trovare nuove soluzioni per mitigare gli effetti della siccità e, come sempre accade ad ogni ricorrenza, si intensificano le domande, gli studi e probabili soluzioni.

Nel 1995 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha scelto il 17 giugno come Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità; lo stesso giorno, nel 1994 è stata adottata a Parigi la  Convenzione per la lotta alla desertificazione (UNCCD – United Nations Convention to Combat Desertification), ratificata da 200 Paesi. L’Italia ha ratificato la sua adesione alla UNCCD nel 1997 sia in veste di Paese donatore che come Paese colpito dalla desertificazione.

Il tema scelto quest’anno sarà “Inclusive cooperation for achieving Land Degradation Neutrality” e le celebrazioni ufficiali si svolgeranno a Pechino, una scelta ad hoc visto che la Cina è stato uno dei Paesi più colpiti dalla desertificazione e, nel contempo, uno dei Paesi maggiormente responsabile dell’inquinamento globale, ma in tutto il mondo sono previste varie iniziative in occasione della giornata.

il 17 giugno è la Giornata Internazionale contro la desertificazione

In Italia, in particolare in Sardegna, a Sassari, le celebrazioni saranno curate dal festival “Pensieri e Parole: libri e film all’Asinara”, dal Conservatorio “Canepa”, dalla Libreria Koinè e dal Nucleo Ricerca Desertificazione dell’Università di Sassari. Inoltre, il Centro di Ricerca di Sassari ha organizzato una Conferenza di due giorni a conclusione del Wadis-Mar Project, un progetto finanziato dalla Commissione Europea per la realizzazione di  tecniche di raccolta e ricarica delle acque sotterranee nei due bacini Oued Biskra in Algeria e Oum Zessar in Tunisia.

La situazione climatica nel nostro Paese, quali le regioni ad oggi più colpite e il problema idrico che continua ad aumentare (visto anche le scarse precipitazioni)

Il 2023 è stato per il nostro Paese un anno da bollino rosso per il clima. Il rapporto di Legambiente mostra un forte aumento di alluvioni, frane, mareggiate, grandinate e temperature record non solo nei mesi caldi. Tutt’oggi abbiano in molte regioni italiane temperature non in linea con quelle previste dalla stagionalità (e siamo ancora a febbraio), anche se, come ha indicato recentemente il botanico e saggista Stefano Mancuso  le temperature medie globali sono già aumentate di 1,3 gradi e che, se non si riuscirà ad intervenire in tempi rapidi, continueranno ad aumentare.

Secondo sempre Legambiente, le regioni fortemente a rischio desertificazione o scarsità di risorse idriche sono Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia.  La situazione è particolarmente grave in Sardegna, dove il pericolo desertificazione riguarda ben il 52% del territorio regionale, di cui l’11% già colpito.

Di certo alcune regioni come l’Emilia Romagna ad esempio, nonostante sia stata pesantemente colpita lo scorso anno da terribili e devastanti alluvioni, non è stata messa al riparo da una possibile scarsità di risorse idriche, il prolungarsi della siccità (non piove da diverso tempo a parte qualche precipitazione nel mese di gennaio che aveva fatto temere il peggio per i bacini già alluvionati), le temperature non certo invernali (intorno ai 15/16 gradi) e la scarsità di precipitazioni nevose stanno minando le risorse idriche, nonché la qualità dell’aria respirata.

Situazione idrica in affanno per Sicilia e Sardegna. La situazione nelle varie regioni italiane

L’ANBI, Associazione Nazionale dei Consorzi di Bonifica, importante osservatorio italiano sul tema delle risorse idriche, ha recentemente dichiarato che “Si sta aggravando la situazione idrica in Sicilia, Sardegna e Italia meridionale e, nonostante sia ancora pieno inverno, nelle due maggiori isole italiane le Autorità e gli Enti preposti sono stati costretti a porre limitazioni all’utilizzo dell’acqua”.

Acqua bene prezioso e fonte di vita, non finiremo mai di ripeterlo

Non che le altre regioni italiane se la stiano passando meglio: in Puglia, nonostante la capienza pluriennale, è preoccupante anche la situazione dei bacini che registrano oltre 119 milioni di metri cubi in meno rispetto all’anno scorso (fonte: Consorzio per la bonifica della Capitanata), l’assenza di neve sull’Appennino Meridionale, in Basilicata, a Piano Imperatore, dove nel 2023 il manto nevoso era di 75 centimetri, oggi è zero. Le dighe trattengono solamente il 35% dell’acqua invasabile ed il deficit sul 2023 sale a quasi 204  milioni di metri cubi (fonte: Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale).

In Abruzzo non c’è neve, nel Lazio i laghi rimangono in condizione critica, così come il livello del Tevere, la cui portata perde in una settimana quasi 52 metri cubi al secondo, si aggravano anche la condizione dei fiumi in Toscana, in alcuni casi con portate dimezzate, così come i fiumi nelle Marche e quelli in Emilia Romagna.

Piemonte, Lombardia e Veneto registrano un calo delle precipitazioni nevose, fiumi con livelli idrometrici in calo e laghi che alternano cali di livelli (lago d’Iseo, Maggiore e Lario) ad altri che continuano a trattenere quantità d’acqua superiori alla norma. La Valle d’Aosta registra un’anomala inversione termica con aumento delle temperature, con tutto quello che ne consegue.

Cosa fare?

Precisiamo che nessuno ha la bacchetta magica né conosce antiche danze della pioggia in grado di aiutare la situazione attuale. La situazione non è bella ma è vero che mancano ancora alcuni mesi prima del gran caldo, si spera che possano arrivare le piogge, non violente magari.

Il PNACC (Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici) approvato dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica a dicembre scorso, fotografando la situazione attuale ha dato alcune (blande) linee guida per provare a fronteggiare il duro impatto dei cambiamenti climatici ma, come sempre, tante cose rimangono ancora da fare.

Attendendo che il Ministero intervenga con finanziamenti che possano ripristinare molte situazioni ambientali ancora in bilico (vedi i lavori di ripristino nelle zone alluvionate della Romagna), tutti i cittadini possono cominciare o continuare a fare la loro parte per non sprecare acqua: chiudere bene i rubinetti, riparare le perdite, diminuire il tempo della doccia, fare lavatrici o lavastoviglie solo a pieno carico, lavare le verdure lasciandole in ammollo e non sotto l’acqua corrente.

Soprattutto evitare, per quanto possibile, di utilizzare bottiglie di plastica nuove o riciclate, contenenti microplastiche spesso dannose e usare l’acqua del rubinetto o “acqua del sindaco” come si usa dire.

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