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Smaltimento e raccolta Raee. L’Ue modifica la Direttiva

Ogni anni in Italia si producono 14 kg. di rifiuti elettronici a testa

Il progresso tecnologico, le fisse modaiole e le manie di possedere l’ultimo modello di questo o quell’apparecchio elettronico che sia telefono, computer, frigorifero o tv generano ogni anno tonnellate di rottami elettrici ed elettronici. Ogni anno gli italiani ne producono a testa 14 kg e, al loro interno, 10-12 kg di rifiuti elettrici. Di questi soltanto 4 kg sono trattati secondo gli iter di legge cioè smaltiti in aree di raccolta oppure stipati nei container e inviati verso Paesi sotto forma di beni cosiddetti di “seconda mano”.

La proposta approvata dalla Commissione Ambiente si prefigge di facilitare ulteriormente il ritiro dei prodotti elettronici di largo consumo e persuadere i distributori ad essere più scrupolosi dissuadendoli da trasferire illegalmente i Raee ai Paesi non Ue. La normative europea a tal proposito prevede forme di smaltimento “1 a 1” dei Raee, un sistema che obbliga i distributori della grande distribuzione a ritirare gratuitamente l’elettrodomestico sostituito dal nuovo. Successivamente il distributore deve conferire questi rifiuti, classificati speciali ed ingombranti, nei centri di raccolta comunali dove verranno smaltiti adeguatamente. Queste spese seguono il principio “chi inquina paga” e dunque sono a carico dei produttori. La maggior parte delle parti metalliche sono recuperate e smaltite; le altre, cioè piombo, pvc e cadmio, vengono separate e trattate secondo processi specifici. 

Il provvedimento che apporta modifiche alla precedente Direttiva Ue sarà votato a gennaio

Il testo, che apporta modifiche alla precedente Direttiva Ue, sarà votato a gennaio. Nella sostanza è la copia del precedente ma sono state introdotte modifiche più vincolanti soprattutto nei confronti degli Stati membri che ancora non hanno adeguato la normativa nazionale. La nuova direttiva ha previsto l’aumento dei livelli di raccolta; attualmente esiste un limite forfettario procapite di 4 kg. Gli obiettivi delle modifiche introdotte alla Direttiva prevedono la contabilizzazione dei rifiuti elettronici effettivamente prodotti e la raccolta dell’85% del loro totale entro il 2016. Un obiettivo sostenuto anche dal Consiglio Ue che conferma la raccolta del 65%, ma riferito al parametro dei beni elettronici venduti e da realizzarsi progressivamente nei Paesi Ue entro il 2020 e in altri Paesi entro il 2022. Naturalmente tutto ciò sarà possibile solo educando i cittadini a comportamenti virtuosi e questo potrà essere fatto solo se i consumatori saranno autorizzati a conferire i piccoli e-waste (rifiuti elettronici di piccola dimensione) in punti di raccolta specifici e gratuitamente.

La Commissione ipotizza un trend di conferimento che oscilla dal 70 all’85% e ha stabilito che i costi dei rifiuti debbano essere a carico dei produttori e non dei consumatori.

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