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Sistemi Ambientali e Culturali: per una fruizione sostenibile del patrimonio pugliese

Con la presentazione alla 47ma Fiera del Levante dell’avviso pubblico per i SAC – Sistemi Ambientali e Culturali -, l’Area Politiche per la promozione del territorio della Regione Puglia propone una gestione integrata delle risorse ambientali e culturali. Ambiente&Ambienti se ne è già occupata (leggi  “Un bando per l’attrattività, lo sviluppo economico e la cooperazione “); ora torna a parlarne insieme all’assessore al ramo Angela Barbanente.

Angela Barbanente

I Sistemi Ambientali e Culturali: a leggere i primi comunicati della Regione si sente parlare una lingua nuova. Si parla di attivare un percorso che punti ad integrare le risorse, gli investimenti, capace di sviluppare grandi sinergie in grado di delineare un effetto moltiplicatore delle risorse. Queste si moltiplicano e danno ulteriore valore aggiunto alle idee forza che caratterizzano le aree. In Italia non siamo abituati a questo linguaggio avvincente e in grado di delineare speranze per nuove azioni di sviluppo del territorio. Ci spieghi meglio questa iniziativa.

«L’iniziativa si basa su alcune considerazioni molto semplici: la prima è che ‘in natura’, e in particolare un territorio fortemente antropizzato come quello pugliese, il patrimonio ambientale e il patrimonio culturale sono indissolubilmente integrati; la seconda è che tale patrimonio ambientale e culturale presenta elementi di continuità, relazioni, omogeneità che travalicano i confini amministrativi (si pensi ai corsi d’acqua, intesi quali corridoi ecologici, e ai loro indissolubili rapporti con i processi di antropizzazione di lunga durata) e dunque richiedono una gestione integrata dal punto di vista territoriale; la terza è che la possibilità di gestire adeguatamente tale patrimonio per promuoverne la valorizzazione, anche (e non solo, ovviamente) per finalità di sviluppo turistico, richiede appunto un approccio capace di integrare da un lato i beni patrimoniali, ambientali e culturali, dall’altro i soggetti, istituzionali e socio-economici, attivi sul territorio: l’esigenza di un ‘salto di scala’ nella gestione dei beni in questione è dettata non solo dalle ragioni sopra evidenziate ma anche da ragioni che attengono alla sostenibilità economica, alle capacità operative, alla possibilità di efficace promozione dei sistemi ambientali e culturali della regione».

Parco Nazionale dell'Alta Murgia

La Regione ha promosso nel recente passato la pianificazione strategica (PS) di area vasta. È stato difficile parlare di integrazione e si è rischiato (o ci si è riusciti) di trasformare la PS in un’azione di ricucitura delle singole esigenze del territorio: ci sembra un’ottima iniziativa quella di adottare premialità finanziarie per favorire la logica di sistema e dotarsi di un’idea forza. Può approfondire questo aspetto che riteniamo vincente? Si potrà attuare e spezzare la logica della spartizione politica del passato?

«Il rischio è che questa iniziativa sia letta come l’ennesima articolazione territoriale finalizzata alla programmazione dello sviluppo locale (dai PIT ai PIS alla pianificazione strategica di area vasta). Così non è: questi sono sistemi che devono essere calibrati sulle esigenze gestionali dei beni, a partire proprio da una valutazione accurata degli interventi di recupero, riqualificazione, rifunzionalizzazione, valorizzazione già finanziati o realizzati magari nell’ambito dei PIS e delle eventuali criticità gestionali. Quello gestionale, a mio giudizio, è l’anello più debole delle esperienze attivate nell’ambito della programmazione integrata dello sviluppo di matrice comunitaria. E una efficace gestione è essenziale per la valorizzazione. Quanto alla logica di sistema e all’idea forza, esse erano alla base anche della ‘filosofia’ delle iniziative di programmazione sopra citate. Dunque, dovremmo avere imparato qualcosa dall’esperienza: spesso, nella pratica, il sistema si è ridotto a mera aggregazione di convenienza e l’idea forza è stata definita in modo troppo vago perché potesse dare luogo a coerenti e incisive azioni. Il focus sulla gestione dei beni, assieme a una seria attività di accompagnamento e valutazione sono condizioni essenziali, a mio giudizio, per evitare di cadere negli errori del passato e quindi per restare aderenti ai principi e criteri alla base dei SAC».

74a edizione FdL

Cosa farà la Regione per supportare un corretto cammino per la fase di identificazione dei SAC, per quella di pianificazione e per monitorare la fase di realizzazione e messa in opera del Piano delle Attività e garantire un’effettiva attuazione delle sue strategie? I due “Tavoli Pilota” attivati potranno essere d’aiuto con le loro sperimentazioni? A che punto siamo?

«Oltre a invitare a mezzo di avviso pubblico tutti i ‘candidati’ ad attenersi ai criteri alla base del Programma attuativo delle misure interessate e ai criteri fissati nell’avviso stesso, la Regione svilupperà una specifica attività di accompagnamento dei soggetti coinvolti, di cui la giornata di presentazione dei SAC il 16 settembre è una tappa, e di diffusione di conoscenze sulle sperimentazioni attivate con i due tavoli pilota. Questi ultimi, infatti, sono molto utili per capire che un SAC non può nascere dal nulla, ma deve basarsi su programmazioni, progettazioni e realizzazioni già in atto, su una intensa esperienza di promozione ‘dal basso’ di partenariati per la realizzazione di iniziative di animazione territoriale, messa in rete di attività e soggetti, e – soprattutto – su una diffusa consapevolezza del grande valore patrimoniale dei beni ambientali e culturali presenti nei territorii e della necessità di tutelarli, valorizzarli, renderli vivi e fruibili. L’avviso dovrebbe essere pubblicato fra fine settembre e primi di ottobre. Quindi, l’avvio del processo è imminente».

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