Siccità in Puglia: Coldiretti lancia l’allarme per la situazione critica degli invasi

Negli invasi a servizio del Tavoliere della Puglia il dato è sceso toccando il dato negativo di -140 milioni metri cubi di acqua e sale l’allarme siccità

 

La siccità, che distrugge le coltivazioni e favorisce i roghi, è diventata la calamità più rilevante per l’agricoltura in Puglia che convive con un vero e proprio paradosso idrico: una terra dilaniata da drammatici fenomeni siccitosi con danni stimati di oltre 70 milioni di euro all’anno per l’impatto devastante sulle produzioni agricole e sulla fertilità dei terreni e, al contempo, colpita da alluvioni e piogge torrenziali che provocano allagamenti ma che non riescono a sopperire alla grave carenza di acqua.

il lago Locone è vaso artificiale posto tra Puglia e Basilicata

Povera d’acqua di superficie, la Puglia è invece ricca di invasi, realizzati elevando dighe anche imponenti sui pochi fiumi e torrenti esistenti.

Sono ben nove gli invasi pugliesi: tre sono nel foggiano : il Torre Bianca (formato dalle acque del Celone), l’immenso lago di Occhito al confine fra Puglia e Molise (lo alimenta il Fortore) e, nei pressi di Cerignola, il Marana Capacciotti, dal nome dell’omonimo corso d’acqua.

Altri tre invasi si aprono nell’entroterra barese : il Locone (nel territorio di Minervino Murge che riceve le acque del Locone), il Serra del Corvo (nei pressi di Gravina alimentato dal Basentello), infine il Saglioccia, a poca distanza da Altamura. Questo invaso avrebbe dovuto ricevere l’acqua del Bradanello e del torrente che gli dà il nome ma quella diga, pur ultimata, non è mai entrata in funzione.

Se ci spostiamo nel tarantino troviamo, nel territorio di Monteparara, ai confini dell’agro di Grottaglie, si trova il bacino idrico Pappadai. Progettato per contenere 20 ml di metri cubi d’acqua, ne contiene meno del 20%, e di origine piovana. Restano ancora due invasi, entrambi alla periferia di Brindisi : Fiume Grande, che rientra nel perimetro del Parco Naturale Regionale Saline di Punta della Contessa, e Cillarese, inserito nell’omonima Oasi di protezione faunistica. In Puglia sono 6 i Consorzi di Bonifica che gestiscono questi invasi: Consorzio di Bonifica della Capitanata (FG) Consorzio di Bonifica Montana del Gargano (FG) Consorzio di Bonifica Ugento e Li Foggi (LE) Consorzio di Bonifica Stornara e Tara (TA) Consorzio di Bonifica Arneo (LE) Consorzio di Bonifica Terre D’Apulia (BA).

In Puglia ci sono molti invasi che dovrebbero aiutare l’agricoltura ma qualcosa non sta funzionando per il meglio, oltre al fatto che non piove.

I dati relativi alla Puglia, forniti dall’Osservatorio ANBI Nazionale mostrano una grave siccità che sta crescendo: assenza di piogge che mettono a rischio le semine di cereali e legumi, pascoli compromessi e ortaggi che non riescono ad entrare in produzione.

Non che nelle altre regioni italiane la situazione sia più rosea, in Sicilia, ad esempio, solo tre giorni fa è stato dichiarato lo stato di calamità naturale da siccità preoccupante, in Sardegna sono state imposte limitazioni all’uso dell’acqua in campo agricolo. In Puglia e in Basilicata manca il 40-44% di acqua rispetto allo scorso anno e, sembra che non sia solo dovuto alla progressiva carenza d’acqua ma anche per il fatto che non si riesce a trattenerla e in buona parte viene scaricata a mare. Almeno l’11% dell’acqua che servirebbe per uso irriguo, a livello nazionale, non finisce nei campi e – conti alla mano – per le organizzazioni agricole nella sola Puglia il danno sulle coltivazioni si traduce in almeno 70 milioni di euro.

I consorzi di bonifica fanno quello che possono, il 57% delle superfici coltivabili rischiano la desertificazione, i pozzi artesiani che estraggono sempre più acqua salata, ci sono opere idrogeologiche al palo e progetti – come quello elaborato dall’Anbi – che puntano alla costruzione di piccoli laghetti artificali (a basso impatto ambientale) al posto dei grandi invasi, dove ormai – calcola l’Ispra – mancano almeno 80 milioni di metri cubi di acqua rispetto alla capienza. Significativo il titolo del prossimo appuntamento di Ispra di consultazione pubblica della Strategia di Adattamento Climatico “Ridurre le perdite, rafforzare il recupero e riuso delle acque depurate e metoriche, garantire la sicurezza degli approvvigionamenti”.

La denuncia di Coldiretti Puglia prende in esame le alte temperature, la mancanza di precipitazioni e le difficoltà che il comparto agricoltura si troverà ad affrontare in un futuro ormai prossimo

“Sale l’allerta nelle campagne” fa sapere Coldiretti Puglia in un comunicato, “dove le coltivazioni ingannate dall’inverno caldo sono ancora più sensibili al maltempo e al previsto abbassamento delle temperature, con i mandorli fioriti in Puglia a febbraio, gli oliveti in perenne vegetazione e la mancanza di piogge che sta già determinando una preoccupante siccità.

fioriture anticipate di mandorleti

La finta primavera con le temperature ben al di sopra della norma e le ripetute giornate di sole di questo febbraio anomalo stanno ingannando 13.00 sciami di api in Puglia che si sono risvegliate in anticipo per le anomali climatiche, ma a rischio sono le piantine di grano e legumi soprattutto nelle ‘terre bianche’ ricche di argilla e creta, mentre la carenza idrica sta determinando un calo drastico di foraggio verde nei pascoli” spiega Coldiretti Puglia, “con l’aggravio dei costi per l’acquisto di mangimi per garantire l’alimentazione degli animali nelle stalle, schizzati già a causa del rialzo delle quotazioni delle principali materie prime quali soia, mais, cereali e foraggio anche a causa dell’attuale crisi per i conflitti in Ucraina e in Israele, con gli allevatori costretti a sopportare i costi per i mangimi e le risemine”.

Il 2023 è stato un anno bollente, il più caldo mai registrato, che da poco ci siamo lasciati alle spalle, una drastica riduzione delle precipitazioni con un -14% ed una temperatura superiore di 1,14 gradi rispetto alla media storica del periodo 1991-2020. Purtroppo l’inverno che stiamo attraversando non ha avuto temperatura all’altezza del periodo e le piante, di conseguenza, stanno rispondendo come se fosse già cominciata la primavera con temperature miti.

“La siccità e i venti di scirocco con alti tassi di umidità hanno tagliato anche la produzione di carciofi del 60%, con il pregiato violetto di Brindisi che scarseggia, con evidenti difficoltà allo sviluppo degli ortaggi ma anche per le arance o le insalate che non riescono a crescere adeguatamente per la carenza di acqua. Il caldo fuori stagione” prosegue Coldiretti, “manda la natura in tilt e favorisce in tutte le piante il risveglio anticipato anche le fioriture anticipate come per le mimose in anticipo di un mese rispetto alla data del 8 marzo, con il pericolo di esporre le coltivazioni ai danni di un prevedibile, successivo, forte abbassamento delle temperature con la conseguente perdita dei raccolti. Il cambiamento climatico è stato accompagnato da una più elevata frequenza di eventi violenti, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal freddo al caldo, con sbalzi termici significativi. L’agricoltura è l’attività economica che più di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con i danni provocati dalla siccità e dal maltempo ma anche dagli eventi estremi che solo nel 2023 sono stati quasi 100 in Puglia con la perdita di produzione del 34%”.

Le nuove sfide che l’agricoltura dovrà affrontare: un progetto di Coldiretti

“I cambiamenti climatici impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novità segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio. Un obiettivo che richiede un impegno delle Istituzioni per accompagnare innovazione dall’agricoltura 4.0 con droni, robot e satelliti fino alla nuova genetica green no ogm ma servono anche investimenti per la manutenzione, risparmio, recupero e regimazione delle acque con un sistema diffuso di piccoli invasi che possano raccogliere l’acqua in eccesso per poi distribuirla nel momento del bisogno”.

Coldiretti insieme ad Anbi (Associazione Nazionale Bonifiche Irrigazioni Miglioramenti Fondiari) ha messo a punto un progetto per provare a risparmiare acqua, aumentare la capacità di irrigazione e incrementare la disponibilità di cibo per le famiglie. “Il progetto prevede la realizzazione di una rete di piccoli invasi con basso impatto paesaggistico e diffusi sul territorio, privilegiando il completamento e il recupero di strutture già presenti. L’idea è di realizzare laghetti, senza uso di cemento e in equilibrio con i territori, che conservano l’acqua per distribuirla in modo razionale ai cittadini, all’industria e all’agricoltura, con una ricaduta importante sull’ambiente e sull’occupazione”. I progetti ci sono sulla carta e sicuramente potrebbero venire realizzati, la Puglia è una meravigliosa regione che, nonostante sia sprovvista di grandi fiumi, ha la grande fortuna di avere il mare che lambisce le coste per circa 940 chilometri, forse l’utilizzo di dissalatori potrebbe aiutare la regione a ricavare acqua da usare in agricoltura e anche, perché no, nelle città? Come in tutti i progetti ci sono luci e ombre, molti dissalatori presenti non stanno funzionando, altri si stanno costruendo, molti contestano l’inquinamento che verrebbe prodotto dagli scarti della dissalazione e dal consumo di energia. Due al momento le certezze: l’Italia non ha ancora investito come dovrebbe sullo sviluppo dei dissalatori e che la Spagna è la quarta nazione mondiale per la produzione di acqua dolce da acqua salata.

A Taranto il più grande dissalatore in Italia di AQP 

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