Siccità e desertificazione avanzano

Il costante consumo dell’acqua e della terra sono un pericolo imminente se non cambiano le abitudini e non si attuano politiche sostenibili a livello globale

Siccità e desertificazione avanzeranno rapidamente se non si attuano subito politiche sostenibili globali e gli obiettivi di Agenda 2030. È la doverosa analisi della “Giornata Mondiale contro la Desertificazione e la Siccità”, istituita dall’ONU nel 1995 e ricorre il 17 giugno. In molte zone del mondo, la siccità e la desertificazione sono evidenti. Nelle aree antropiche, la riduzione dell’erogazione dell’acqua, la scarsa piovosità, l’aumento delle temperature, le isole di calore e l’avanzare di aree brulle, sono segni evidenti di una desertificazione in atto e degli effetti dei cambiamenti climatici.

Tutelare l’acqua

L’acqua è vita. Tutelarla, vuol dire salvare delle vite. Necessari, dunque, progetti per salvaguardare il bene più prezioso di tutti. La Finish, l’azienda italiana leader di prodotti per lavastoviglie, lancia l’iniziativa “Acqua nelle nostre mani”, sviluppata con l’obiettivo di guidare cittadini e aziende ad adottare nuovi modelli di comportamento e nuove abitudini di consumo che siano volte alla tutela e alla salvaguardia dell’ambiente e in particolare del bene acqua. Secondo una ricerca di Finish, il 97% degli italiani ritiene importante il concetto di sostenibilità per il futuro del pianeta, ma c’è una particolare resistenza nel rinunciare o cambiare le proprie abitudini per favorire il futuro del pianeta.

In merito all’acqua, solamente 3 italiani su 10 sono coscienti del fatto che la scarsità di questa risorsa sia un problema nelle regioni del sud, con un picco del 71% degli intervistati che ritiene poi che la carenza d’acqua sia tipica solo di alcuni specifici periodi dell’anno. Il 52% degli italiani è convinto che il consumo medio d’acqua pro capite nel nostro Paese sia uguale o inferiore a quello degli altri Paesi europei, quando in realtà le statistiche ufficiali parlano di un consumo italiano che supera i 200 litri a persona, ben oltre quanto avviene nel resto d’Europa (165 litri). Inoltre, i consumi d’acqua sono i meno controllati dai cittadini italiani: solo il 38% degli intervistati, infatti, effettua un controllo continuo, mentre addirittura il 10% non vi ha mai prestato attenzione.

Alla luce dei dati raccolti, Finish e Future Food Institute hanno intrapreso una serie di azioni che permetteranno di salvaguardare la risorsa idrica in una zona del nostro Paese, il Cilento, dove il rischio siccità nelle stagioni più calde è molto alto. In particolare, attraverso specifici interventi sulle infrastrutture, verranno riattivati i canali della fonte d’irrigazione secondaria di Cannicchio, una frazione del comune di Pollica, permettendo così di tornare a disporre di ingenti quantità d’acqua, di cui 32 milioni di litri per usi agricoli e potabili.

Perso un quarto della terra coltivata

Foto di Kalman Kovats da Pixabay

Secondo Coldiretti Puglia “l’ultima generazione è responsabile della perdita di oltre un quarto della terra coltivata (-28%), per colpa della cementificazione e dell’abbandono provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha letteralmente “mangiato” in Puglia 162mila ettari di la superficie agricola utilizzabile.

Gli ultimi rapporti dicono che circa il 21% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e circa il 41% di questo territorio si trova nel Sud. In un Paese comunque piovoso come l’Italia che per carenze infrastrutturali trattiene solo l’11% dell’acqua, occorre un cambio di passo nell’attività di prevenzione – aggiunge Coldiretti – bisogna evitare di dover costantemente rincorrere l’emergenza con interventi strutturali. Per lo sviluppo sostenibile del Paese – conclude Coldiretti – abbiamo ideato, ingegnerizzato e poi condiviso con Anbi, Terna, Enel, Eni e Cassa Depositi e Prestiti la messa in cantiere di una rete di circa mille laghetti nelle zone di media montagna da utilizzare per la raccolta dell’acqua da distribuire in modo razionale in primis ai cittadini, quindi all’industria e all’agricoltura.”

Le popolazioni affamate

L’organizzazione umanitaria “Azione contro la Fame” ha lanciato un appello per l’emergenza Sahel. In questo territorio situato nell’Africa sub-sahariana inizia la “stagione della fame”. Tra giugno e settembre, la siccità riduce fortemente le scorte alimentari per uomini e animali e le aspettative di vita. Il COVID, i cambiamenti climatici e le guerre aumentano esponenzialmente i problemi della popolazione che sopravvive a stento. Intanto, il Sahara avanza di 5 metri ogni anno. Necessario un intervento comunitario per aiutare la popolazione. Secondo l’OCHA, solo per il 2020 sono necessari 2,8 miliardi di dollari per fornire un aiuto concreto a 24 milioni di persone. Metà sono bambini.

Dunque, servono azioni collettive immediate e concrete per ridurre i danni che abbiamo fatto ed è necessario affidarsi alla coscienza collettiva per evitare ulteriori disastri.

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