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Sibari, mare a rischio trivellazioni

Il ministero dello Sviluppo economico ha autorizzato le esplorazioni petrolifere nei fondali del Mar Ionio. Le concessioni arrivano nonostante il parere negativo delle VIA (Valutazioni di Impatto Ambientale) redatte dai Comuni e dalle Regioni interessate.

La notizia è stata diffusa dal comitato No Triv di Rossano: «Il Governo ha bypassato le normative europee in materia di impatto ambientale che prevedono che, nel momento in cui i territori sono interessati da questo tipo di perforazioni, devono essere coinvolti comitati, cittadini, associazioni ambientaliste, istituzioni locali, Comuni e Regioni cui pareri risultano vincolanti».

L’area interessata coinvolge importanti siti archeologici e pregiate colture enogastronomiche che devono essere tutelate. La Basilicata, in più, approvvigiona con la propria acqua gli acquedotti di intere regioni. Studi provati e un’indagine dell’antimafia in corso, confermano come l’inquinamento delle falde acquifere può causare un danno enorme per la salute pubblica. I Comuni, in cambio, hanno delle royalities che sono ridicole rispetto a quello che guadagnano le compagnie petrolifere con le estrazioni.

Le prime istanze, in seguito ritirate, sono state presentate da Enel, Shell e Total in qualità di Spa (Società per Azioni). Le nuove domande sono state depositate da Srl (Società a Responsabilità Limitata) come Enel Longanesi Srl, Happening Energy srl, Schlumberger Petroleum. È una presa in giro, secondo il comitato No Triv: in questo modo, infatti, si viene meno alla responsabilità di legge che impone, per chi inquina, di pagare le bonifiche rispondendo con il proprio capitale. Nel caso di una srl, il capitale può essere anche di 1000 euro.

I termini per il diniego delle trivellazioni scade il 12 luglio. «Se l’autorizzazione non sarà ritirata, si trivellerà nel tratto adiacente agli scavi di Sibari: si perforeranno i fondali prima in profondità e poi in modo trasversale, così da pescare l’eventuale giacimento di petrolio o di gas al di sotto degli scavi. In questo modo, saranno arginate tutte le limitazioni archeologiche e ambientali dettate dal fatto che si tratta di un sito patrimonio dell’Unesco».

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