Shelly Island … all’improvviso l’ isola delle conchiglie

Le correnti dell’Atlantico hanno dato vita ad un isolotto fatto di sabbia, rocce e conchiglie. Così com’è nato potrebbe scomparire

«Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma».
Quando Lavoisier – uno dei padri della chimica moderna – postulò questa teoria, riconosciuta unanimemente come “Legge di Conservazione della Massa”, sicuramente non poteva conoscere Shelly Island e la sua nascita.
L’origine di questo isolotto, infatti, non si avvicina poi tanto a ciò che il fisico parigino ha lasciato in eredità.

Shelly Island, l’isola delle conchiglie

Shelly IslandShelly Island – letteralmente “l’Isola delle Conchiglie” – si ubica geograficamente tra l’Oceano Atlantico e la Baia di Pamlico, nella zona limitrofa al North Carolina, Stati Uniti.
La nascita è stata tanto inaspettata quanto repentina: lo scorso aprile il vento ha portato con sé sabbia, rocce, ossi di balena e conchiglie che si sono sedimentate, emergendo dalle acque. Un chilometro in lunghezza, circa 400 metri in larghezza.
Il tutto in pochi giorni.
A scoprire questa “nuova” striscia di terra, il fotografo Chad Koczera, ingegnere aerospaziale del Connecticut. «Ero uscito con la mia ragazza per cercare conchiglie, poi ho realizzato che davanti a noi c’era questa nuova isola. Ho fatto volare il mio drone per capire esattamente che forma avesse», racconta.
E la curiosa forma è un imbuto con, nella parte inferiore, una mezza luna.
Lo stesso Koczera ha postato le foto sul suo profilo instagram@chadonka.
Shelly Island è tanto interessante quanto irraggiungibile, almeno a nuoto; le acque profonde e i forti venti dell’Atlantico non permettono un facile e sicuro approdo. Meglio con l’ausilio di un mezzo di trasporto.

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Mutevolezza dell’isola

Shelly IslandSe è vero che nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma, è davvero difficile etichettare in via definitiva Shelly Island: anche gli esperti non si sbilanciano su quello che potrà essere in futuro l’isola.
Può succedere tutto e il contrario di tutto.
Allargarsi. Estendersi. Fin anche a toccare le coste limitrofe di altri pezzi di terra, su tutte l’isola di Hatteras, al punto che in caso di contatto andrebbe sotto la giurisdizione federale della Cape Hatteras National Seashore, una porzione di costa che si estende per circa 110 chilometri e che “ospita” diverse comunità che conferiscono a queste terre un’interessante varietà naturale e culturale.
Oppure sparire. Risucchiata dall’Oceano. Spazzata via con la stessa disinvoltura e naturalezza con cui è comparsa.
Il dato di fatto – obiettivo ed oggettivo – è che in questi mesi l’isola si è ingrandita, ogni giorno, un po’ alla volta.
Comandano le correnti, comandano i fenomeni atmosferici sul destino di Shelly Island.
Le stesse correnti che hanno creato e che potrebbero distruggere (dal paesaggio, non dalla memoria) l’insolita isola a forma di imbuto con una mezza luna nella sua parte inferiore.

 

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