Sgominato traffico dei rifiuti dal NOE in Sicilia

Sono 21 gli indagati, 16 sono i provvedimenti cautelari del GIP e 5 gli avvisi di garanzia, a vario titolo, per reati ambientali e contro la pubblica amministrazione

Una vasta operazione in ambito ambientale dei Carabinieri del NOE si è conclusa stamattina in Sicilia con 16 provvedimenti cautelari per i reati, a vario titolo, di associazione per delinquere, attività organizzata per il traffico illecito  di  rifiuti,  combustione  illecita  di  rifiuti, “invasione di terreni” e “deviazione di acque”, abuso d’ufficio. Sono 5 invece gli avvisi di garanzia.

L’operazione, denominata “ECO BEACH” dal nome della società coinvolta, ha portato i Carabinieri di Messina ad eseguire 2 arresti in carcere, 9 arresti ai domiciliari, 4 obblighi di firma, 1 interdizione dai pubblici uffici e 2 sequestri di aziende, disposti dal GIP presso il Tribunale di Messina, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia di Messina, nei confronti di 14 persone tra imprenditori e dipendenti operanti nel settore dello smaltimento dei rifiuti e di 2 funzionari pubblici della Città Metropolitana di Messina.

Le indagini sono iniziate il 16 dicembre del 2016, dopo un controllo del NOE e dei Carabinieri della Compagnia di Taormina, in un impianto di trattamento rifiuti di Giardini Naxos che risultò abusivo e realizzato in un’area sottoposta a vincoli di varia natura, tra cui quello idrogeologico. Nella zona è stata illecitamente realizzata, con riporti di terreno lungo un tratto dell’alveo di un torrente che costeggia la struttura, una strada carrabile per il transito dei mezzi pesanti che trasportano rifiuti nell’impianto.

Questa strada in terra battuta ha ristretto l’ansa del torrente “San Giovanni”, in località Cantaro del comune di Taormina, compromettendo il normale deflusso delle acque e mettendo a serio rischio il centro abitato a valle, come si è già verificato due volte in tre anni, quando le precipitazioni intense hanno aumentato notevolmente la portata del fiume. Nel 2018, l’impianto è stato così sequestrato.

Ma non si sono fermate le condotte illecite da parte degli indagati, in ordine alla compilazione e ricezione di formulari di identificazione contenenti dichiarazioni non veritiere, all’occultamento, distruzione e l’incenerimento illecito di rilevanti quantità di rifiuti, fino al rilascio di autorizzazioni illecite lungo una lunga filiera che va dal livello della Pubblica Amministrazione locale fino ai vertici provinciali del settore ambientale.

Gli illeciti accertati sono gestione illecita, discarica abusiva, occultamento ed incenerimento di rifiuti, anche di natura pericolosa, tra cui percolato di discarica; residui della lavorazione meccanica di plastiche, carte e cartone; sfalci di potatura e scarti della lavorazione del legno; rifiuti elettronici contenenti sostanze pericolose RAEE (soprattutto frigoriferi); fanghi prodotti dal trattamento delle acque reflue urbane; rifiuti biodegradabili da cucine e mense; rifiuti provenienti dal trattamento meccanico di altre tipologie di rifiuti; rifiuti ingombranti (soprattutto materassi); per un quantitativo stimato di svariate decine di migliaia di tonnellate, che ha procurato agli indagati un illecito profitto di qualche milione di euro.

Contro la pubblica amministrazione, sono stati accertati i reati di abuso ed omissione di atti d’ufficio, falso materiale, falso ideologico, finalizzati al rilascio di autorizzazioni illegittime per coprire lo smaltimento illecito. Scoperto anche un episodio di corruzione di un pubblico funzionario della Citta Metropolitana  di  Messina,  addetto  al  controllo, che per “chiudere un occhio”, ha ricevuto denaro, cene pagate e altre utilità.

In conclusione, il reato di associazione per delinquere è stato contestato a 8 indagati per una serie indeterminata di reati contro la pubblica amministrazione e in materia ambientale. Complessivamente, gli indagati però sono 21, 16 persone sono direttamente riconducibili alla gestione illecita di diverse società operanti nel settore della gestione dei rifiuti di varie province della Sicilia, e 5 persone appartengono a Pubbliche Amministrazioni ed enti di controllo locali e provinciali della Pubblica Amministrazione, coinvolti nel rilascio di attestazioni non veritiere, autorizzazioni illegittime ed altro.

Il G.I.P. ha anche disposto il sequestro dei 2 più importanti impianti di trattamento rifiuti coinvolti nell’indagine, riconducibili alle società ECO BEACH s.r.l. di Giardini Naxos e OFELIA s.r.l. di Catania, per un valore complessivo di circa 6 milioni di euro.

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