Una serra hi-tech per coltivare nello spazio

Una ricerca Enea ha messo a punto una serra particolare, un microcosmo in piena regola con grandi potenzialità. E già si parla di coltivazioni non convenzionali, come quelle da sviluppare nei supermercati come metropolitane ma anche presso le stazioni extraterrestri

Coltivare piante in serra, in luoghi chiusi, come all’interno dei fabbricati, ma anche insoliti, tipo le navicelle spaziali. Tutto grazie ad un innovativo sistema di illuminazione a led, che consente una coltivazione “di precisione”, apportando la luce necessaria allo sviluppo nutritivo degli organismi ma senza sprechi.

serra con led
Nella serra hi-tech le piante crescono grazie al led.

È quanto stanno sperimentando gli studiosi del Centro di Ricerche Enea (Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile) di Portici, nell’ambito del progetto di ricerca Tripode, frutto di una partnership tra enti pubblici e privati. In questa serra hi-tech, sarà possibile studiare il comportamento delle piante in ambienti chiusi e sotto stress, con l’obiettivo di riuscire a coltivare anche laddove manchino le condizioni fondamentali per la crescita.

«La serra hi-tech riesce a ricreare un microcosmo in laboratorio, riproducendo fedelmente l’ambiente ipogeo (sotterraneo) ed epigeo (aereo) della pianta, ed è utile per ricerche in numerosi campi della biologia come, ad esempio, la fisiologia, la patologia e la parassitologia vegetale, l’ecofisiologia, l’ecotossicologia, l’ecologia tellurica», spiega l’Enea in una nota.

In pratica i ricercatori sono andati oltre la classica serra di contenimento e rispetto alla vertical farm, dove è possibile trovare ripiani con piante erbacee semplici, tipo la tipo lattuga o il basilico. Creare un microcosmo equivale, in questo caso, a ricostruire in laboratorio un campo coltivato in piena regola.

Nella serra di Portici piante per tutti i gusti

Infatti nella serra di Portici si coltivano anche piante con dimensioni radicali e aeree maggiori, come quelle da frutto. Un’impresa possibile grazie alla cosiddetta coltivazione a doppio stadio, che consente di far sviluppare l’apparato radicale e l’apparato aereo delle piante in ambienti separati, attraverso specifici sistemi di gestione e di controllo dei parametri ambientali, senza stravolgere i meccanismi di crescita che normalmente avvengono in natura.

La crescita delle piante sotto luce led consente poi di somministrare alle piante lunghezze d’onda selezionate, come quelle che corrispondono ai picchi di assorbimento della clorofilla. In questo modo, assicurano i ricercatori, si migliora la produzione vegetale pur operando in un regime di risparmio energetico.

Sempre in quest’ottica, sono già al vaglio della ricerca, i parametri di crescita e le qualità nutrizionali delle piante sviluppate con l’utilizzo dell’elettronica organica (Oled). Tecnologia, quest’ultima, che consentirebbe di raggiungere, grazie a dispositivi luminosi più flessibili, un ulteriore risparmio di energia e un minor impatto ambientale rispetto allo stesso led.

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