Sequestro d’urgenza del ponte “Pilati” di Melito di Porto Salvo

Gravi criticità nonostante la ristrutturazione del 2020. La viabilità italiana versa in condizioni precarie. Le strutture sono datate, i controlli saltuari e gli interventi non riescono a risolvere tutte le criticità

Un grave pericolo alla stabilità strutturale e alla viabilità ha costretto la Guardia di Finanza di Reggio Calabra ad eseguire un decreto d’urgenza, emesso dalla Procura diretta dal Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, che dispone l’immediato sequestro preventivo del ponte di “Pilati” in Melito di Porto Salvo.

Si tratta di un viadotto ad arco, lungo oltre 100 metri e composto da tre arcate, che consente di attraversare la fiumara “Tuccio” del Comune ionico. Il ponte era stato ristrutturato lo scorso anno, ma le indagini delle Fiamme Gialle hanno accertato una grave situazione di pericolo in atto. Dai sopralluoghi, coordinati  dal  Procuratore Aggiunto  Dott.  Gerardo  Dominijanni, è emerso che nella parte inferiore del viadotto i ferri dell’armatura della struttura sono arrugginiti e corrosi.

I reati ipotizzati sono omissione di atti d’ufficio e attentato alla sicurezza dei trasporti. Al momento non ci sono indagati ma sono in corso accertamenti per individuare le responsabilità.

Nel frattempo, il viadotto è stato chiuso al traffico veicolare e pedonale ed è stato affidato in custodia al Comune.

Dopo il crollo del Ponte Morandi, l’Italia, le Istituzioni, il Governo e le amministrazioni locali e regionali hanno scoperto che ponti e strade italiane sono a rischio crollo, perché le infrastrutture sono molto datate, i controlli saltuari e le ristrutturazioni non sono evidentemente all’altezza degli attuali standard di sicurezza: il ponte sequestrato, infatti, era stato ristrutturato nel 2020.

Questa condizione della viabilità italiana è risaputa da tempo, ma per varie ragioni non è stata affrontata con perizia e immediatezza da chi di dovere. In molte zone d’Italia sembra che le istituzioni abbiano accettato o attuato alcuni meccanismi politici, economici e burocratici poco consoni alla sicurezza ma che invece favoriscono il profitto, lasciando spazio alla partecipazione della criminalità negli appalti pubblici.

Ma poniamoci una domanda: nessuno ha mai pensato al fatto che ogni giorno sulle strade italiane circolano milioni di veicoli con famiglie, persone e merci a bordo, per svago, necessità, salute o lavoro, che hanno bisogno di sapere che le strade che percorrono occasionalmente o abitualmente siano sicure come i propri veicoli e le proprie case?

Quelle strade, pericolose, sono le stesse che vengono percorse anche da chi le ha realizzate non seguendo l’iter previsto e la legalità.

Bisogna che sia chiaro a tutti e soprattutto a chi redige, propone e applica le leggi: quando si costruisce una strada o un ponte vengono coinvolte diverse figure professionali, tra ingegneri, operai, tecnici, collaudatori e amministratori. Se queste persone non hanno fatto bene il loro lavoro e la loro realizzazione crolla provocando morti e feriti, devono essere ritenuti responsabili e devono essere condannati. Chi ha realizzato un’opera pubblica ha l’obbligo di seguirla costantemente e di agire tempestivamente e concretamente per risolvere qualunque problema possa verificarsi. È sempre responsabile del suo operato. Ecco perché bisogna imparare a prendersi le responsabilità delle proprie azioni, perché la vita è più importante di qualunque altra cosa.

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