Sentenza Ilva “Ambiente Svenduto”, le associazioni ambientaliste: “Ecogiustizia è fatta”

Condanne pesanti per gli ex proprietari e amministratori dello stabilimento tarantino, Fabio e Nicola Riva. Condannato anche l’ex governatore Vendola

“Ecogiustizia è fatta”: esulta Legambiente dopo aver appreso la sentenza di primo grado al processo Ilva,  “Ambiente Svenduto” e che ha condannato rispettivamente  a 22 e 20 anni  di reclusione  Fabio e Nicola Riva ex proprietari ed ex amministratori dello stabilimento tarantino. Devono rispondere   di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamento di sostanze alimentari, alla omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.

Tra i 47 imputati, (44 persone e tre società) figura anche l’ex governatore della Puglia, Nicola Vendola condannato a tre anni e mezzo di reclusione  per concussione aggravata in concorso in quanto avrebbe esercitato pressioni sull’allora direttore generale  dell’Arpa Puglia, Giorgio Assennato allo scopo di far “ammorbidire la posizione dell’Arpa  sulle emissioni prodotte dall’Ilva.

Legambiente: “Una sentenza storica per il popolo inquinato di Taranto”

Per Legambiente si tratta di una sentenza storica per il “popolo inquinato” di Taranto e che certifica che nel capoluogo jonico c’è stato un disastro ambientale causato dall’ex proprietà. Nella nota diramata subito dopo la sentenza, Legambiente ribadisce un principio: “mai più barattare la vita delle persone col profitto ottenuto nel totale disprezzo delle leggi” e allo stesso tempo  ricorda come l’associazione – che nel processo si è costituita tra le parti civili – cominciò a denunciare già negli anni ’80, quando lo stabilimento era ancora pubblico, sia il disastro ambientale, sia l’alto numero di malati e morti tra i dipendenti e i cittadini.

“Una sentenza così pesante – ribadiscono i vertici di Legambiente – confermano la solidità, da noi sempre evidenziata, delle perizie epidemiologico e chimica disposte dal gip Todisco”.  La nota congiunta firmata dal presidente nazionale Stefano Ciafani, dal direttore regionale Ruggero  Ronzulli e dalla presidente del circolo tarantino, Lunetta Franco, precisa in chiusura, come  “a Legambiente che, come abbiamo accennato era tra le parti civili al processo, sono state riconosciute provvisionali di 20 mila euro per l’associazione nazionale e 50 mila euro per Legambiente Puglia e circolo di Taranto. Sono– concludono – tra le cifre più alte disposte dai giudici”.

Il Wwf: “Quegli studi che si sono voluti sminuire e che potevano salvare vite umane”

E la pesante  sentenza  Ilva viene accolta  con soddisfazione anche dal Wwf . “Una sentenza storica – dicono in un comunicato –  che rappresenta  un attestato di verità nei confronti di analisi e studi scientifici che dimostrano in modo inequivocabile l’impatto dell’Ilva sull’ambiente e sulla salute. Quegli studi  che si sono voluti sminuire o nascondere – denuncia con rammarico il Wwf – se considerati per tempo avrebbero salvato vite umane ed anticipato un processo di ristrutturazione a cui si è arrivati troppo tardi e in modo ancora incompleto”. Nella nota il Wwf mette in rilievo il ruolo svolto dalla società civile e dalle associazioni e rimarca come proprio il  Wwf Italia  da almeno due decenni segue le vicende dell’Ilva con denunce, ricorsi  e costituzione di parte civile. “Ancora una volta però – stigmatizza  – è stata la Magistratura a supplire alle gravi carenze del sistema industriale italiano e della politica. La sentenza di oggi può aprire  una nuova era e avviare un vero risanamento”.

L’Osservatorio nazionale amianto: “Finalmente verità e giustizia”

“Finalmente dal processo Ilva- Ambiente Svenduto arriva verità e giustizia. Ora avanti con bonifiche, messa in sicurezza, giustizia e risarcimenti per le vittime”. Lo ha detto Enzo Bonanni presidente dell’Osservatorio nazionale amianto e legale di Contramianto.

Ezio Bonanni dell'Osservatorio nazionale amianto

“Finalmente è emerso  il sistema opaco delle istituzioni ipotizzato dalla Procura della Repubblica che ha trovato conferma da parte della Corte d’Assise di Taranto. Ora – prosegue  la nota dell’Osservatorio – è necessario bonificare l’amianto presente oggi in Ilva per evitare che la strage continui”. Gli impianti  dell’Ilva – scrive Bonanni sono stati confiscati per effetto della sentenza di oggi, nel frattempo sono stati acquisiti dall’Arcelor Mittal ed è in corso la battaglia legale per evitare lo spegnimento  dell’aria a caldo, di cui si attende la pronuncia del Consiglio di Stato che dal 13 maggio scorso è ancora in riserva circa la conferma della sentenza del Tar Puglia, sezione di Lecce che confermava la legittimità  del provvedimento di spegnimento”.

“Al di là di tutto – conclude la nota dell’Osservatorio – è inconcepibile che a tutt’oggi ci siano tonnellate di amianto all’interno dello stabilimento tarantino”. Ed è per questo che l’Osservatorio sollecita in particolare  il ministro della  transizione ecologica, Cingolani, alla bonifica e alla messa in sicurezza.

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