“Semi di vita”, tra agricoltura e sociale e rigenerazione urbana

Nel Barese un progetto che sta dando speranza in un bene confiscato alla mafia

Ventisei ettari di terra in cui si piantano non semi qualsiasi, ma “semi di vita”. Nello stesso posto in cui le mani della criminalità organizzata impastavano affari, da due anni si coltivano alberi da frutto, legumi e speranza.

Siamo a Valenzano, alle porte di Bari. Qui la cooperativa “Semi di vita” mira a realizzare un progetto di agricoltura sociale e rigenerazione urbana puntando sulla biodiversità.

«Volevo creare qualcosa che si sostenesse da sola, non la solita cooperativa alla stregua degli appalti pubblici», ci ha raccontato il presidente, Angelo Santoro.

L’idea nasce dalla volontà di voler creare uno spazio verde urbano che potesse prendersi cura delle persone, sia dal punto di vista fisico che psichico, evitando ogni tipo si esclusione sociale. Il claim della cooperativa infatti è: “Coltiviamo la dignità delle persone nel cuore della nostra terra”.

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“Dare dignità attraverso il lavoro”

valenzano
I terreni coltivati dalla cooperativa “Semi di vita” a Valenzano (Ba)

L’avventura ha inizio circa dieci anni  fa, prima con la coltivazione di due ettari di terra nel quartiere Japigia di Bari, per poi passare alle gestione attuale grazie alla vincita di un bando pubblico della Regione Puglia che riguardava i beni confiscati alla criminalità organizzata.

All’inizio si è trattato di una sorta di “atto di coraggio perché quando ho iniziato nessuno credeva in quello che stavamo facendo. Non avevamo nessuna esperienza agricola né esperienza nel sociale” ha detto il presidente di “Semi di vita”, in passato agente di commercio.

Oggi la cooperativa conta tre collaboratori fissi, e negli anni è diventata un punto di riferimento e un modello di inclusione sociale. I valori alla base, come sottolinea Angelo Santoro, sono il valore della vita, il diritto al lavoro e all’uguaglianza. Inoltre, gli orti urbani rispondono a una precisa esigenza di socializzazione soprattutto per le persone con disabilità.

«Il nostro obiettivo – ha sottolineato – è dare dignità attraverso il lavoro. Per questo quando alcuni ragazzi arrivano nella nostra realtà, non chiediamo loro il curriculum, ma soltanto se hanno voglia di lavorare». Inoltre gli orti sociali permettono la costruzione del senso di comunità e favoriscono la cooperazione sociale rafforzando il senso di appartenenza al territorio. Quel territorio e quel Comune che nel 2017 è stato sciolto per infiltrazioni mafiose, rinato  due anni dopo con l’elezione del sindaco più giovane d’Italia, Giampaolo Romanazzi (nel 2019 ventinovenne, ndr).

Una città che ha voglia di riscatto e che, nonostante la pandemia, ha voglia di rifiorire proprio come quei semi di frutta e legumi.

 

 

 

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