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Se Bari avesse il fiume, non sarebbe una piccola Parigi.

Parigi Place de la Concorde - foto di Gianni Avvantaggiato

Che cosa rende Parigi più bella e interessante di Bari? Forse le superfici di cubetti di porfido nero/marrone che modellano le pendenze delle strade inclinate verso la Senna. O la luce tenue della sera che illumina in modo dolce i prospetti delle case solo al piano terra, dove negozi nero lacca, verde Luigi XV e oro, disegnano pareti urbane con ritmo cromatico alternato tra giallo/ocra chiaro e pietra naturale. Oppure la luce del sole del mattino che si frastaglia tra le foglie verdi/trasparenti degli alberi che gonfiano gli Champs élysées visti dall’Arc de Trionphe verso la Place e al Pont de la Concorde che collega la Rive Droite alla Rive Gauche, preludio al Quartiere Latino.

Parigi è una città equilibrata tra il passato “presente” e il futuro che incalza, tra la storia visibile attraverso l’architettura e le opere d’arte e la contemporaneità vissuta del quotidiano.

Parigi, la piramide del Louvre - foto di Gianni Avvantaggiato

Scendendo da Place des Ternes per Rue de Faubourg Saint-Honoré, superato l’Eliseo sulla destra,  s’incontrano luoghi di storia immensa, forte, che ti fanno dimenticare il presente. Il Louvre apre la mente e l’immaginazione senza esservi entrato rimandandomi a ricordi personali e incursioni conoscitive nel mondo dell’arte: Leonardo da Vinci, la pittura europea dalla metà del XIII secolo sino alla metà dell’Ottocento, la pittura italiana. Ma la libreria di fronte all’ingresso attrae il mio sguardo prima, la mente poi, verso viaggi mentali. I dorsi dei libri di Proust, Baudelaire, Mann, Hemingway, Gertrude Stein, T.S.Eliot, Scott Fitzgerald, in attesa d’esser toccati aperti e letti, si contendono l’interesse insieme ai volumi su Duchamp, Ingres, Cézanne, Picasso, Mirò; la brasserie di fianco mi attrae per i profumi di dolci ricoperti di zucchero liquido. Ma l’ora tarda dopo mezzogiorno, mi spinge a gustare prima un piatto composto di formaggi francesi, misti a pane di segala burro e marmellata di pere, accompagnato da un bicchiere di Rosso Bordeaux Supérieur che apre al riso, alla loquacità cordiale, all’ilarità della vita.

Parigi, gente seduta ai tavolini di un bistrot vicino Notre Dame - foto di Gianni Avvantaggiato

I colori dei tavolini, piccoli e tondi, serviti da vecchie seggiole riponibili in legno nero, accostate a gruppi di quattro intorno ad esso, segnano uno spazio minimo di riposo, di ristoro a fianco ad una vetrata bassa che apre alla via, dove uomini e donne viaggianti la percorrono a piedi, leggeri ma pieni di un’intensità culturale che spinge continuamente a conoscere, cercare, capire, vivere, percepire l’emozione di un’opera d’arte appena vista o il ricordo di un’aria sentita la sera precedente all’Opéra. Oppure alle proposte della Galerie Lelong che irrompe nella storia contemporanea proponendo le opere ultime di Jannis Kounellis: “…L’uomo che tenta continuamente di conoscere l’uomo, le sue opere, il suo pensiero, indagando all’infinito nel mondo dell’arte…”.

Passo davanti al Bec Fin. La mia mente va ad un’effemeride su Marcel Duchamp: “… piove ancora, Marcel e Roché hanno fatto un’interessante chiacchierata nel corso di un ottimo pranzo al Bec Fin…”. Qui nel maggio del ’46, Marcel Duchamp in compagnia di Roché hanno chiacchierato tra loro e nel pomeriggio si recheranno a La Tronche, nei moderni sobborghi a Nord di Parigi, per far visita ad Alec Ponisovsky, un amico di Peggy Guggenheim, che però non trovano in casa, e dopo aver cenato al Bec Fin si spostano al Café Bourgoin, dove Marcel dà a Roché una lezione di scacchi. E’ la Festa Mobile di Hemingway. La vita che corre piena ed intensa tra architettura, arte e uomini ricchi di cultura.

Anche se Bari avesse il fiume non sarebbe una piccola Parigi, perché non possiede la vita culturale su cui costruire l’Urbanistica, l’Architettura e l’Arte che, in uno, potrebbe creare la sua identità culturale tra passato e futuro.

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www.domenicotangaro.it/biografia

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