Scorie nucleari, “no grazie”: si allarga il fronte dei contrari o almeno “non a casa mia”

Scorie nucleari

Non si fermano commenti e polemiche sulla mappa dei depositi di scorie nucleari e siti di stoccaggio. Associazioni, realtà istituzionali e organizzazioni si mobilitano.

“Siamo contrari ai siti pericolosi, ma siamo aperti alla conoscenza, alla sua diffusione, alla discussione sui temi aperti, alla partecipazione vera, alla decisione. Non lasciamo che a decidere sia solo chi si rivolge alla pancia”. Nel recente editoriale di Tommaso Farenga – “Sono contrario a siti pericolosi ma voglio sapere, discutere, partecipare, decidere” – c’è il fulcro del pensiero della società civile e dell’opinione pubblica sulla “questione siti nucleari”. E fedeli al proposito esposto nel commento – “Nei prossimi giorni continueremo a parlare del deposito nazionale e del parco tecnologico, favoriremo la conoscenza del materiale diffuso, lo commenteremo e, dopo le proposte che perverranno, ne faremo una sintesi e la comunicheremo come forma democratica di partecipazione alle decisioni” – ecco che Ambient&Ambienti prosegue a offrire e garantire una carrellata di indicazioni e reazioni.

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Il pensiero della Sigea

Perché è necessario dire “basta a questi approcci, rivolgendosi alla mente e supportando e sfruttando questo processo decisionale”. E sulla falsariga di quanto detto da Farenga, anche la Sigea – Società italiana di geologia ambientale –  non parte da un no definitivo ma si “apre” alla possibilità di una valutazione e una scelta condivisa. La Società Italiana di Geologia Ambientale, infatti, prende atto che “finalmente il Governo italiano ha dato avvio al procedimento per l’individuazione del sito più idoneo a ospitare la realizzazione del deposito nazionale destinato allo smaltimento a titolo definitivo dei rifiuti radioattivi a bassa e media attività – evidenzia Antonello Fiore, Presidente Nazionale della Sigea – derivanti da attività industriali, di ricerca e medico-sanitarie e dalla pregressa gestione d’impianti nucleari, e all’immagazzinamento, a titolo provvisorio di lunga durata, dei rifiuti ad alta attività e del combustibile irraggiato provenienti dalla pregressa gestione di impianti nucleari”.

Va ricordato che i 67 siti individuati dall’attuale formulazione nella proposta della Carta, rappresentano solo una preliminare selezione dei siti potenzialmente idonei effettuata sulla base della Guida tecnica ISPRA. Pertanto è una mappa che si potrà “rivedere”.  Perché con la pubblicazione online lo scorso 5 gennaio 2020 della proposta di Carta Nazionale delle Aree Potenzialmente Idonee (CNAPI), consultabile dal sito www.depositonazionale.it, si è dato avvio alla fase di consultazione pubblica attesa da oltre 5 anni. “Con questa procedura, la prima nel nostro Paese su un’infrastruttura di rilevanza nazionale, si è dato avvio al processo che permetterà di mettere definitivamente in sicurezza i rifiuti radioattivi che noi stessi abbiamo prodotto e produciamo. L’auspicio che, nei limiti dell’emergenza Covid che richiederebbe tempi maggiormente idonei per le osservazioni, non si perda più altro tempo e siano rispettate rigorosamente le tempistiche e scadenze che la stessa normativa Italia ha stabilito, magari facilitando la consultazione delle carte nella fase di consultazione rendendo disponibile il GIS per favorire l’analisi dei siti da parte degli interessati”.

La provocazione della Coldiretti

Venendo al territorio pugliese, anche la Coldiretti locale reputa “paradossale che si immagini di violare l’area Parco e Natura 2000 in Puglia con un deposito di scorie nucleari, quando gli agricoltori non possono bruciare le stoppie dei residui di potatura e sono vincolati nelle aree protette da una lunga serie di vincoli imposti dall’UE per preservare siti di straordinario valore naturalistico, ambientale e paesaggistico”.  Una provocazione, per stigmatizzare la scelta di individuare Altamura, Laterza e Gravina, tra i siti potenzialmente idonei alla costruzione del Deposito nucleare nazionale, in occasione della riunione dei Sindaci ricadenti nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia con il management dell’area protetta.

“Si tratta di 3 aree circoscritte in zone SIC, ZSC e ZPS e proprio nel Parco nazionale dell’Alta Murgia le attività agroalimentari possono considerarsi tra quelle di maggiore rilevanza economica dell’area distrettuale murgiana che abbraccia la Puglia e la Basilicata con agricoltori eroici che si impegnano quotidianamente a tutelare l’ambiente e il paesaggio”, afferma il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. E’ concentrato nell’area distrettuale pugliese il 31,6% degli addetti alle imprese lattiero-casearie della Puglia e in quella materana il 21,7% di quelli lucani. Lungo la filiera agroalimentare – aggiunge Coldiretti Puglia – operano 6.298 agricole, 127 di trasformazione, mentre gli addetti sono valutabili in circa 5000 unità, di cui 3000 circa operano nelle fasi agricole, 1000 nella fase industriale e 1000 nella fase terziaria della filiera lattiero-casearia.

Federparchi si mobilita

Corrado Tarantino, consigliere di amministrazione Federparchi,

Non solo Coldiretti si mobilita. Sull’ipotesi che il parco nazionale dell’Alta Murgia e quello regionale delle Gravine diventino siti per lo smaltimento di rifiuti radioattivi è ferma l’opposizione anche di Corrado Tarantino, consigliere di amministrazione Federparchi, associazione che riunisce le aree protette italiane, e presidente del Consorzio di Gestione della Riserva Naturale dello Stato e Area Marina Protetta di Torre Guaceto.

E’ impensabile che delle aree protette diventino il luogo nel quale si ritiene più opportuno smaltire non solo rifiuti, ma soprattutto materiale pericoloso come quello radioattivo – ha dichiarato Tarantino -, i parchi vengono istituti per tutelare gli ecosistemi di pregio naturalistico e culturale che altrimenti verrebbero danneggiati dall’impatto antropico. E noi cosa facciamo? Decidiamo di riversarci rifiuti peraltro radioattivi? Non è accettabile che venga assunta una decisione di questo tipo. Noi gestori di aree protette e membri di Federparchi lavoriamo sodo ogni giorno per tutelare i gioielli naturalistici italiani, ci dedichiamo anima e corpo alla crescita green dei nostri territori, non possiamo lasciare che vengano realizzati due siti di smaltimento nei parchi. Assecondare l’idea del Governo significherebbe mettere in pericolo i nostri ecosistemi e dire alle nostre comunità: ‘abbiamo scherzato, vi abbiamo chiesto di fare sacrifici per tutelare il più possibile le nostre aree protette, ma era uno scherzo, torniamo indietro e facciamo ciò che ci pare in sfregio della natura e tutti quanti noi’ – conclude Tarantino -, Non possiamo farlo. Io e le realtà che rappresento siamo vicini al presidente del parco nazionale dell’Alta Murgia, Francesco Tarantini, e ai colleghi tutti del parco delle Gravine e siamo pronti a sostenere ogni iniziativa che intenderanno intraprendere per scongiurare che si compia un atto di questo tipo”.

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L’alleanza per le Smart Land

Vincenzo Coppa – Coordinatore Alleanza per le ‘Smart Land’

Nel territorio anche l’Alleanza per le ‘Smart Land’ esprime la sua più decisa opposizione al progetto di creazione di un deposito nucleare nei territori apulo-lucani. Dopo aver riunito Associazioni, Comuni, Enti scientifici e Università della Puglia e della Basilicata, l’Alleanza da qualche anno è impegnata a promuovere progetti basati su processi partecipativi, finalizzati al recupero di aree considerate depresse, in sintonia con le linee guida indicate nell’Agenda 2030 dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e nel ‘Green Deal’ varato dall’Unione Europea.
L’Alleanza ritiene non etica e inaccettabile l’impostazione di tutta la progettazione ministeriale per la creazione di un deposito nucleare.

Una presa di posizione perché “il progetto si basa sulla creazione di un sito di in grado di contenere 78mila metri cubi di rifiuti in cui stoccare definitivamente i rifiuti radioattivi accorpando in un unico luogo i rischi ambientali ora suddivisi in varie location”. E ancora, perché “i territori coinvolti sarebbero trasformati in un’unica e grande discarica radioattiva: a nulla gioverebbe la promessa di indennizzo da parte del Governo alle Amministrazioni locali, atteso che si instaurerà un indelebile pregiudizio di queste aree depresse che comprometterebbe definitivamente qualsiasi azione di promozione dei settori primari quali l’agricoltura e il turismo con significativi impatti sulla vita della Comunità e sul successo delle attuali azioni tese a delineare un futuro migliore per le nuove generazioni delle stesse Comunità”.

L’Alleanza sostiene che i luoghi identificati, essendo depressi, avrebbero, invece, bisogno di una politica di rilancio caratterizzata da un piano strategico a medio lungo termine capace di coniugare la bellezza e la tipicità con i 17 obiettivi dell’Agenda 2030 dell’ONU e di garantire benessere per i residenti e per gli ospiti.

La mobilitazione della Sardegna

Si muovono anche le associazioni sarde, impegnate a formulare il loro convinto “No al deposito unico dei rifiuti nucleari”. Nonostante il territorio sardo non abbia l’idoneità geomorfologica, la Sardegna viene candidata ad ospitare il deposito nazionale. Infatti sarebbe bastato incrociare gli elementi di esclusione dei quali gode la Sardegna, per accorgersi che non rimane alcuna parte del territorio sardo idoneo all’installazione del Deposito.

“Ancora una volta – tuonano varie associazioni ambientaliste riunite in un Rete – questa non è solo una scelta politica ma anche economica che richiede una risposta politica forte e unanime di tutte le donne e di tutti gli uomini di Sardegna e di tutte le istituzioni che già in passato si sono espresse contro la costruzione del deposito in Sardegna. Noi confermiamo la nostra forte opposizione e contrarietà ricordando che il territorio sardo è già stato sottoposto a tante servitù e vincoli non ulteriormente sopportabili e ricordiamo che il popolo sardo si è già espresso con la mobilitazione ma anche con il referendum del 2011″.

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