Scavi di Botromagno: nuove meraviglie dal passato

Gravina, parco archeologico di Botromagno

Portate alle luce tombe funerarie a semi-camera e oggetti di corredo, nella stessa area in cui furono ritrovate ceramiche  esposte oggi nella Fondazione Pomarici Santomasi

Chiudiamo gli occhi e immaginiamo di trovarci a Gravina, sulla collina di Botromagno, tra il VI e il IV secolo a.C. Allora la città non si chiamava così, anzi non esistevano neppure le città come le intendiamo oggi. Ma il fascino dell’altopiano delle Murge, in Puglia, deve aver stregato anche gli abitanti dell’epoca. Del resto non è un caso che Federico II abbia fatto costruire anche qui uno dei suoi sontuosi castelli.

Ma la collina di Botromagno continua a regalare sorprese, ultime in ordine di tempo alcune tombe funerarie a semi-camera che risalgono proprio al periodo compreso tra il VI ed il IV secolo a.C.

Gli studiosi fanno sapere che dalle caratteristiche sembrerebbero appartenute a famiglie facoltose: l’imponenza delle strutture funerarie fa presumere che si trattava di rappresentanti importanti di quella società. Sono stati già rinvenuti frammenti di oggetti ed anfore che riportano a rapporti con la Magna Grecia e la Grecia: l’ulteriore testimonianza di quanto la collina gravinese sia un enorme tesoro tutto ancora da scoprire e da tutelare.

Tomba funeraria a semi-camera del VI-IV secolo a.C. sul pianoro di Botromagno, a Gravina

Tanto che il vicepresidente uscente del Consiglio regionale e presidente del movimento Realtà pugliese, Peppino Longo (il primo a effettuare il sopralluogo sugli scavi) ha informato che interesserà il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, poichè ha sottolineato: «Anche nelle tombe rinvenute in questa occasione sono chiare le tracce dei predoni della storia che hanno già saccheggiato quello che hanno potuto. La nostra storia va difesa anche a denti stretti».

Oggi Botromagno è tra le aree archeologiche più vaste d’Italia: ai piedi la Necropoli di Santo Stefano sino a quella di Padreterno, per raggiungere Capotenda e salire poi verso Accurso per raggiungere il pianoro dove si stagliano i vecchi saggi di Ex Lucaturto, Angellotti, Ferrante Capitolo cattedrale, Iannetti. 

Abbiamo intervistato il responsabile di Officina artigiana Ausonia, la ditta affidataria dei lavori, Vito Nicefalo, che insieme con i collaboratori archeologi, Vincenza Distasi e Antonio Bruscella, ha portato alla luce questi gioielli.

Nicefalo: la tomba scoperta sul pianoro di Botromagno è un “pozzo scientifico” di enorme valore storico e archeologico

Quanto tempo è durata questa nuova campagna di scavi?

«Botromagno è un’area a cui da sempre hanno guardato nomi prestigiosi dell’archeologia: da J.B. Ward-Perkins a R.H. Whitehouse, da M. Cotton a A. Small fino ai direttori archeologi della Soprintentenza Archeologica della Puglia: F. Radina e A.Tunzi, D. Venturo, A. Ciancio.

Oggi è stata nuovamente oggetto di interesse da parte della Soprintendenza. Il primo sopralluogo con il funzionario archeologo della Soprintendenza Abap per la Città metropolitana, Marisa Corrente, risale a subito dopo il lockdown, tra maggio e giugno. È in questa occasione che ci siamo resi conto che c’era del terreno mosso da una “mano clandestina” e che ci poteva essere qualcosa in questa grande buca. Lo scavo è poi durato diciannove giorni».

Frammenti vaso
Frammenti di vasi panatenaici attici, usati come premi per i vincitori delle gare atletiche ad Atene ogni 4 anni

 

Frammenti anfore
Raffigurazioni su vasi prodotti dalla metà del VI secolo a.C. fino all’età ellenistica

 

Cosa c’era all’interno?

«Abbiamo evidenziato tracce di recente manomissione e ci siamo subito resi conto che la struttura si leggeva in estensione e quindi, abbiamo aperto il cosidetto saggio. Il terreno ha restituito la presenza di grossi blocchi lapidei in tufo, alcuni modanati (sagomati ndr): da lì abbiamo intuito che ci fosse una sepoltura di grandi dimensioni. Gli oggetti rinvenuti sono stati trasferiti al centro per l’archeologia di Gravina. Mi auguro che l’amministrazione comunale, possa prendersi cura di tale patrimonio, finanziando un primo intervento di restauro e poterlo esporre nel nascente Museo Civico».

Alcuni reperti ritrovati durante la campagna di scavi durata in tutto 19 giorni

Nella stessa zona in cui è stata scoperta la sepoltura, in passato è stato rinvenuto altro materiale di pregio.

«La tomba a semicamera scavata nel 1974 a Gravina ha restituito all’epoca la più antica testimonianza di pittura figurata presente nel territorio pugliese. Poi c’è la celeberrima Tomba delle Danzatrici di Ruvo. Anche in questo caso, al suo interno è stato rinvenuto parte del corredo funerario di pregio (“Atti Magna Grecia 1974”)) che attualmente è in esposizione nella Fondazione Pomarici Santomasi».

Cosa rappresenta oggi Botromagno?

«Questo rinvenimento sottolinea ancora una volta la centralità economica e politica di Botromagno-Gravina nell’ambito di un vasto territorio che si estendeva dalla fascia pedemurgiana sino a ridosso dell’avanfossa bradanica. Il ritrovamento di anfore a ceramica greca importata afferma lo stato sociale di rango elevato della gente che vi ha abitato. La straordinarietà di questo rinvenimento sta nel perfetto allineamento topografico con la precedente. Botromagno è un vero pozzo scientifico, che necessita di uno scavo sistematico e non a macchia di leopardo».

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