“Save the wave”: la tutela del mare passa dalla Posidonia e le Isole Tremiti

C’è anche un pezzo (nutrito) di Puglia nel progetto Save the Wave del Decennio del Mare: tappa importante alle Isole Tremiti, grazie al contributo di esperti dell’Università di Bari e al supporto di The Oceancy

 

Tutelare e ripristinare gli ecosistemi marini mediante la piantumazione di Posidonia oceanica nel bacino del Mar Mediterraneo. È questo l’obiettivo del progetto Energy4Blue – Save The Wave di IOC-Unesco ed E.ON. Protagoniste anche le Isole Tremiti, l’arcipelago situato al largo delle coste pugliesi, dove, su un’area complessiva di circa 100 metri quadri, sono stati impiantati i rizomi di Posidonia oceanica scalzati, in particolare, a causa degli ancoraggi dei diportisti.

Il reimpianto è stato effettuato in due siti di circa 50 m2 ciascuno, dove Posidonia era presente in passato e dove è poi scomparsa proprio a causa delle attività umane. Il primo sito è a nord-est degli iconici scogli chiamati “I Pagliai”, il secondo è localizzato nel corridoio naturale formato dallo Scoglio del Cretaccio e dall’Isola di San Nicola, a 8 mt di profondità. In totale, dunque, Posidonia è stata reimpiantata su una superficie pari a circa il 10% della superficie che questo habitat ricopre alle Isole Tremiti nella sua porzione più in salute.

Lo Sviluppo Sostenibile

Le piantine di posidonia crescono dove erano state distrutte

“Lavorare su progetti di rigenerazione dell’ecosistema marino come Save The Wave – spiega Francesca Santoro, Senior Programme Officer per IOC/UNESCO e responsabile a livello mondiale dell’Ocean Literacy per il Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (2021-2030) – ha un valore fondamentale perché ha molteplici funzioni: tutelare dal fenomeno dell’erosione costiera, assorbire CO2 dall’atmosfera funzionando da elemento di mitigazione crisi climatica. Inoltre, funziona da nursery per specie alcune delle quali sono anche di interesse commerciale. Per questo coinvolgiamo le popolazioni locali e le scuole, per fare in modo che progetti di questo tipo siano occasione per creare consapevolezza, partecipazione e generare ancora maggior impatto positivo. E per questo sono necessarie anche le aziende”.

Il reimpianto

Per il reimpianto alle Isole Tremiti sono state utilizzate biostuoie in fibra di cocco, completamente naturali, che forniranno supporto alle giovani piante affinché queste possano radicare, mimando il naturale intreccio di radici e rizomi che normalmente rappresenta la parte basale delle praterie di Posidonia, chiamata mattes.

“I fasci di Posidonia utilizzati per il reimpianto – ricostruisce Giovanni Chimienti, Biologo Marino del Dipartimento di Biologia dell’Universita’ degli Studi di Bari – sono stati raccolti da una squadra di subacquei che ha pattugliato i fondali delle Tremiti alla ricerca di tutti quei rizomi (struttura composta da fusto, radici e foglie di Posidonia) sradicati dagli ancoraggi. L’ancoraggio sulle praterie di Posidonia, infatti, provoca lo scalzamento delle piante, che vengono poi trasportate al largo dalle correnti e sono destinate a morire. Il recupero di queste piante ha fornito il materiale donatore per il reimpianto, permettendo di fatto di salvare delle porzioni di prateria che sarebbero state perse per sempre”.

Il progetto pilota

Si stima che 100 m2 di Posidonia oceanica possano assorbire ogni anno circa 13 tonnellate di carbonio

Tra i vantaggi delle praterie di Posidonia vi è la capacità di immagazzinare il carbonio per secoli o millenni. Si stima che 100 m2 di Posidonia oceanica possano assorbire ogni anno circa 13 tonnellate di carbonio. Per questo motivo è importante che il reimpianto attecchisca, con l’attenzione e la collaborazione di tutti, isolani e turisti. E i risultati, dopo il primo anno e mezzo di attività, sono assolutamente incoraggianti, con percentuali di successo molto al di sopra della media.

“Si tratta di un progetto pilota, una sperimentazione che è stata fatta su una scala contenuta (100 m2 il primo anno e 15 m2 il secondo). I risultati dei monitoraggi mostrano che l’idea funziona – sottolinea Chimienti – e che può essere idonea per uno scale-up finalizzato al reimpianto su larga scala. Sebbene elevato, il successo non è stato del 100%, poiché dall’ultimo monitoraggio risulta che due quadrati (2 m2 di Posidonia reimpinatati) sono andati persi, distrutti dagli ancoraggi dei diportisti. Pertanto, opportune attività di informazione, sensibilizzazione ed educazione rivolte a chi vive il mare delle Tremiti (popolazione locale, turisti, diportisti) insieme al rafforzamento dei controlli da parte degli enti competenti, aumenterebbero il successo del progetto”.

Un networking virtuoso

Il reimpianto della posidonia

Per la piantumazione e la successiva manutenzione, gli esperti operano in piena sinergia con l’Ente Parco Nazionale del Gargano coinvolgendo anche le autorità, in particolare la Capitaneria di Porto, il Sindaco e Acquodiving Diving Center che supporta le operazioni in mare e la comunità locale.
Un networking virtuoso tra realtà private, mondo accademico, istituzioni e associazioni per un’iniziativa concreta che vuole promuovere la cultura e il rispetto del mare. Che potrà essere replicato.

Replicabile su larga scala

“Ritengo – sottolinea Chimienti – che questa tecnica possa essere applicata su larga scala e in qualunque altro contesto mediterraneo in cui Posidonia oceanica cresce (o cresceva) su substrato sabbioso o detritico, e in cui sono presenti impatti meccanici (es. ancoraggio, pesca) che minacciano la sopravvivenza di Posidonia e che devono essere regolamentati. Infatti, la nostra tecnica è basata sul recupero di piante scalzate da ancoraggi e pratiche di pesca. Viceversa, riteniamo che non sia sostenibile prelevare attivamente fasci da una prateria donatrice in salute, né spostare intere porzioni di prateria. Ovviamente, affinché l’attività di reimpianto funzioni, bisogna si riducano le attività hanno causato la scomparsa di Posidonia in principio, altrimenti sul lungo termine il reimpianto è destinato a fallire. Pertanto, tali attività vanno eseguite in sinergia con enti gestori e comunità locali per garantire la tutela delle praterie di Posidonia”.

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