Input your search keywords and press Enter.

Save the Artic, la Shell si ritira dal Polo Nord

Attivisti di Greenpeace hanno occupato la piattaforma della Shell in Artico

Hanno occupato le sue piattaforme petrolifere in mezzo al mare, fatto visita alle sue stazioni di benzina in tutta Europa e chiesta la partecipazione di migliaia di cyber attivisti, che da tutto il mondo hanno firmato su Save The Arctic e aderito all’iniziativa
 di Greenpeace e dopo sei mesi di incessante attività degli ambientalisti, finalmente Shell ha cancellato, almeno per il momento, i suoi piani di trivellazione in Artico. Dopo sette anni e quasi 5miliardi di dollari investiti, la compagnia petrolifera Shell si ritira. Non senza aver subito una serie di incidenti sulla sicurezza e con la reputazione rovinata.

“I ghiacci dell’Artico hanno una funzione fondamentale nella stabilizzazione del clima del Pianeta, riflettendo i raggi solari, diminuiscono l’aumento della temperatura. Il loro scioglimento implica una modifica del clima globale – dichiara Alessandro Giannì, direttore delle campagne di Greenpeace -. Questo è un grande passo avanti, ma è solo il primo. Per salvare l’Artico dobbiamo trasformarlo in un santuario globale, dove le perforazioni petrolifere siano vietate”.

Gli ambientalisti protestano per la presenza della piattaforma della Shell nel mare Artico

Da giugno scorso, oltre un milione e 800 mila persone hanno firmato la petizione per difendere l’Artico, sul sito della campagna: Save The Arctic.
 Il disgelo annuale del ghiaccio artico sta raggiunto il livello più basso registrato dal controllo via satellite iniziato nel 1979. “A giorni – è scritto nel comunicato di Greenpeace – gli scienziati del National Snow and Ice Data Center (NSIDC) statunitense annunceranno il nuovo record dello scioglimento dei ghiacci artici, un primato di cui faremmo volentieri a meno. Il passo indietro di Shell è una buona notizia – conclude Giannì – ma ora bisogna creare un santuario globale nell’area disabitata che circonda il Polo Nord, bandire le trivellazioni petrolifere e la pesca non sostenibile nel resto dell’Artico”.

A fare da cassa di risonanza all’appello di Greenpeace, le migliaia di Watt dei Radiohead, la rock band inglese più ecologica che esista al momento, dicono le cronache specializzate: i Radiohead sono gli autori della canzone “Everything in its right place“, colonna sonora del video della campagna SaveTheArctic, in cui si vede un’orsa polare vittima del cambiamento climatico che vaga smarrita per Londra in cerca di cibo e di un rifugio (clicca qui per vedere il filmato).

È stato lo stesso Thom Yorke, voce della band, a ribadire l’appello: «Dobbiamo fermare i giganti petroliferi che vogliono insediarsi nell’Artico. Una fuoriuscita di petrolio devasterebbe questa regione la cui bellezza toglie il respiro e si sommerebbe al più grande problema che noi tutti dobbiamo affrontare, il cambiamento climatico. Ecco perché sostengo questa campagna – spiega il cantante -. E ogni qualvolta volgerò lo sguardo verso Nord, mi ricorderò che il mio nome è scritto nei fondali dell’oceano, in cima alla terra, come dichiarazione solenne di un impegno comune per salvare l’Artico».

Quando Greenpeace raggiungerà i 2milioni di firme, inserirà quei nomi in una capsula che sarà immersa nei fondali dell’Artico, a una profondità di 4 chilometri; il punto sarà contrassegnato con la “Bandiera per il Futuro” disegnata dai giovani di tutto il mondo.

Sabato 22 settembre i Radiohead suonano a Roma, all’Ippodromo delle Capannelle, prima tappa italiana del tour che li porta domenica 23 a Firenze, martedì 25 a Bologna e mercoledì 26 a Codroipo, in Friuli. I fan dei Radiohead saranno accolti ai concerti da un orso polare (è solo un uomo travestito in maniera molto realistica), che chiederà loro di firmare una petizione per salvare l’Artico, come hanno fatto già 1milione e 800mila persone sul sito Save The Arctic.

Print Friendly, PDF & Email

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *