Save the Artic

Orsi polari minacciati dalla presenza di un sottomarino nucleare

Sotto il ghiaccio, l’Artico brulica fitoplancton. È stato scoperto, infatti, che i piccoli organismi fotosintetici alla base della catena alimentare e prima fonte di ossigeno della nostra atmosfera si trovano in concentrazione maggiore che in qualsiasi altro luogo del pianeta. «Scoprire tanto fitoplancton dove nessuno avrebbe mai pensato – hanno detto gli scienziati autori delle ricerche al Polo Nord – è come scoprire una foresta pluviale nel deserto». Il motivo è il riscaldamento climatico, che ha trasformato l’habitat. Ma, allo stesso tempo, il surriscaldamento provocato dal nostro uso di energia sporca da fonti fossili ne sta sciogliendo il ghiaccio; negli ultimi trent’anni, infatti, si è ridotto di tre quarti e, in un futuro prossimo, potrebbe sciogliersi del tutto. Per salvare l’Artico dobbiamo agire oggi. Save the Arctic. È l’ultima campagna di Greenpeace che ha promosso una raccolta di firme planetaria, per chiedere un santuario globale nell’Artico. Il ghiaccio in cima al mondo riflette nello spazio molto del calore del sole, contribuendo così a raffreddare il nostro pianeta, stabilizzando il clima da cui dipendiamo.

Una piattaforma petrolifera nei mari del Nord

La pesca industriale e la corsa alle perforazioni petrolifere di Shell, BP, Exxon e Gazprom, inoltre, sono una seria minaccia per la sopravvivenza delle specie di animali artici come orsi polari, narvali, trichechi e altre specie che vi abitano. Le multinazionali, infatti, vogliono aprire la nuova frontiera dell’oro nero per sfruttare i 90miliardi di barili di petrolio potenziali, anche se questi equivalgono a soli tre anni di consumi petroliferi per il pianeta. Per trivellare nella regione artica, le compagnie petrolifere devono trascinare gli iceberg lontano dagli impianti e sciogliere il ghiaccio con acqua calda. E, peggio, una fuoriuscita di petrolio sarebbe catastrofica, vedi i danni causati dai disastri della Exxon Valdez e della Deepwater Horizon.

Intanto, flotte industriali di pescherecci stanno già cominciando a pescare con reti a strascico nelle acque artiche, lì dove per migliaia di anni le comunità locali hanno pescato in maniera sostenibile. Se lasciamo che le grosse compagnie della pesca sfruttino l’oceano artico, dicono da Greenpeace, questo potrebbe essere messo a rischio; quindi è necessario un divieto sulla pesca industriale eccessiva e distruttiva in acque artiche.

Uno scenario ben più apocalittico ma per fortuna ancora lontano è quello, prospettato dall’associazione ambientalista che ha riportato le intercettazioni di Wikileaks, di una futura guerra tra tutti i Paesi artici per delimitare le loro rivendicazioni con la forza.

La nave rompighiaccio di Greenpeace Arctic Sunrise

Per questi motivi Greenpeace vuole portare 1milione di firme al Polo Nord con la Bandiera per il Futuro disegnata da giovani di tutto il mondo. «La bandiera mostrerà che la nostra visione di un pianeta verde, sano e pacifico dipende dall’Artico protetto da tutti noi – recita il messaggio di Greenpeace -. Ma la bandiera è solo un simbolo. Porteremo la tua richiesta a ogni leader politico del mondo affinché prenda posizione sull’Artico. Insieme faremo crescere il nostro movimento e chiederemo alle Nazioni Unite un accordo globale per proteggere l’Artico».

Arctic Sunrise la rompighiaccio degli ambientalisti, intanto, sta già facendo rotta verso le regioni artiche. A bordo, una ciurma proveniente da ogni parte del Pianeta a dimostrare che la tutela dell’Artico riguarda ciascun abitante del globo. Tra i membri dell’equipaggio, le rappresentanti del movimento internazionale “Girl Scout Guide”, il cantante pop cinese Hu Haiquan e il famoso blogger e opinionista di Hong Kong, Fred Lam.

L’Artico ci sta chiamando.

Salviamo l’Artico. Firma ora 

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