Sarparea: espiantare ulivi secolari per un investimento edilizio milionario?

Ulivi secolari di Sarparea

Sono cresciute negli tempi attenzioni di investitori stranieri in Puglia. In questo caso stiamo parlando della signora Alison Deigthon, inglese, che vorrebbe costruire un eco-resort tra gli ulivi secolari salentini, vicino Nardò. Il problema è che la signora si propone di costruire 204 villini più servizi vari, alti più di 7 metri, quindi ben più alti di un ulivo e poco compatibili con la natura dei luoghi. Sulla vicenda di Sarparea, a nord dell’abitato di Sant’Isidoro, riceviamo e pubblichiamo un comunicato dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.

«L’imprenditore che investe in Puglia lo fa perché ha compreso e valutato, anche economicamente, l’eccezionalità di un territorio che esprime una ricchezza straordinaria fatta di molteplici paesaggi e di un mosaico di terre, città e coste che non ha eguali nel bacino mediterraneo. Sa bene che la priorità deve essere mantenerne inalterata la qualità, proprio per preservare l’unicità della scelta imprenditoriale. Lo stesso imprenditore dovrebbe chiedere alle istituzioni di vigilare perché una tale ricchezza non vada perduta e distrutta per sempre, anche e solo in un’ottica economica.

Ora, se verso la Puglia si indirizzano le attenzioni di un investitore straniero, la notizia è di quelle che fanno rallegrare. Quando si scopre che queste attenzioni si rivolgono a circa 16 ettari di un uliveto di impianto quattrocentesco, nel quale si propone di costruire 204 villini più servizi vari, ci si chiede se è proprio ineludibile dover scegliere – oggi – tra le ragioni dello Sviluppo e quelle della Tutela, come – ieri – tra le ragioni del Lavoro e quelle della Salute; ci si chiede se possa esserci una terza via in cui imprenditori illuminati trovino il modo di produrre sviluppo e tutela del territorio con lo stesso investimento.

Se una facoltosa signora inglese scova a Nardò un uliveto così bello da convincersi di comprarlo, questo è certo motivo di gran soddisfazione per la gente di Puglia, che in quel pezzo di paesaggio rurale si identifica da secoli; fa rabbia che l’unico modo di investire che le venga in mente sia di costruire all’incirca 1 mc di villette per ogni mq di superficie del terreno, compromettendo così, significativamente, i caratteri strutturali di un paesaggio che connette la campagna profonda fino alla Costa Jonica, in un tratto nel quale la pressione antropica è già ben oltre il limite di sopportabilità.

Per lasciare spazio alle cubature, ha bisogno o no, la signora Alison Deigthon, di espiantare una quantità non trascurabile di ulivi? Se si sovrappone la planimetria di progetto alla foto aerea, l’operazione non sembrerebbe altrimenti possibile. Così come appare improbabile che si tuteli il carattere del paesaggio costruendo 204 edifici sparsi, di altezza pari a 7 metri e mezzo, cioè ben più alti di un ulivo secolare, e con una tipologia edilizia forse accattivante, ma sicuramente poco compatibile con la natura dei luoghi. A queste condizioni non crediamo che sia possibile parlare di eco-­? sostenibilità dell’intervento, nemmeno se le villette fossero delle perfette macchine energetiche.

E siamo certi che l’impermeabilizzazione di circa il 40% della superficie disponibile non comprometta l’assetto idrogeologico del sito? Episodi sempre più frequenti, come quelli che recentemente hanno devastato il Gargano, sono strettamente correlati alle alterazioni del regime idraulico profondo e di superficie, dipendenti dall’antropizzazione del territorio.

Ci si domanda inoltre, se le scelte tipologiche che prevedono ampie vetrate esposte in tutte le direzioni, in una zona climatica come il Salento, siano basate su un accorto studio bioclimatico, magari certificato con il sistema approvato dalla Regione Puglia anche per le strutture turistiche. In Puglia da anni si mettono in atto politiche importanti e avanzate, fatte non di vincoli, ma di promozione della qualità architettonica, della rigenerazione urbana e territoriale, e di tecniche di bioarchitettura.

Parlare quindi di eco-turismo, eco-resort, eco-sostenibilità proprio in Puglia, dove la sensibilità verso la pianificazione e l’edilizia sostenibile ha prodotto provvedimenti normativi di primo piano, richiede la condivisione del progetto culturale regionale.

Signora Deighton, faccia un piccolo passo avanti, un passo culturale. Non abbandoni il suo proposito di investire in Puglia, ma proponga un progetto, realmente sostenibile, che eviti di dover espiantare uliveti secolari e aggirare vincoli paesaggistici decretati non casualmente. La gente di Puglia ha bisogno di investimenti imprenditoriali, ma ha bisogno anche di difendere il valore patrimoniale del suo paesaggio, che lei sembra avere tanto apprezzato e che per i pugliesi rappresenta un bene comune non commercializzabile».

Giovanni CARAMIA, Istituto Nazionale di Bioarchitettura – Coordinatore Regionale

Carlo PATRIZIO, Istituto Nazionale di Bioarchitettura – Consigliere Nazionale

Gabriella VERARDI, Istituto Nazionale di Bioarchitettura – Consigliere Nazionale

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