Sanificazione Covid, e se bastasse solo l’acqua?

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Foto da Pexels Steve Johnson

Una ricerca condotta dall’Università di Modena e Reggio Emilia dimostra l’efficacia virucida del vapore secco nell’inattivazione dei Coronavirus. Utilizzato un dispositivo che lava l’aria e sanifica le superfici senza sostanze chimiche ma con il solo ausilio dell’acqua di rubinetto

Uffici, locali commerciali e tutti i luoghi che accolgono un consistente flusso di persone sono a rischio. Utilizzare le sostanze chimiche per togliere ogni traccia dei Coronavirus può diventare molto tossico per le persone, il vapore è una soluzione ecologica ed efficace. Anche l’Istituto Superiore della Sanità lo consiglia nel suo protocollo di contenimento della diffusione del virus Covid-19.

La ricerca scientifica dell’Università di Modena e Reggio Emilia sull’uso del vapore ne dà ampia dimostrazione, confermata anche dalla pubblicazione dei risultati nella prestigiosa rivista internazionale Journal of Occupational and Environmental Hygiene (Link all’articolo originale). Per lo studio gli scienziati si sono avvalsi di un sistema Vapore – Aspirazione con filtro ad acqua Gioel.

Ma c’è vapore e vapore

Il vapore secco è prodotto a una temperatura superiore ai 140 ° C e caratterizzato da micro gocce d’acqua che sollevano lo sporco dalle superfici trattate, tenendolo in sospensione ed evitando che si disperda in aria

Il vapore non è tutto uguale. Il vapore utilizzato nel corso della ricerca dell’Università di Modena e Reggio Emilia, e prodotto dai macchinari Gioel, è denominato vapore secco, ovvero prodotto a una temperatura superiore ai 140 ° C e caratterizzato da micro gocce d’acqua che sollevano lo sporco dalle superfici trattate, tenendolo in sospensione ed evitando che si disperda in aria. L’Università ha verificato il Coronavirus (HCoV-OC43) che ha una omologia di struttura estremamente alta con il virus CoViD, HCoV-SARS-2, (responsabile della pandemia in atto), dal punto di vista sia filogenetico che molecolare. Le prove sono state condotte su due superfici, una dura e non porosa come l’acciaio, molto utilizzata sia a livello domestico che nelle strutture comunitarie, e una superficie porosa come un tessuto naturale di cotone, largamente utilizzato sia per l’abbigliamento che per le suppellettili (coperte, cuscini, arredi ecc), e ha verificato che il sistema di pulizia professionale utilizzato si è dimostrato efficace nell’inattivare i Coronavirus in soli 5 secondi anche in presenza di cariche virali più elevate rispetto a quelle che si possono naturalmente trovare sulle superfici ambientali, ottenendo una riduzione del 99,99%.

Sanificare senza sostanze chimiche

Nei sistemi utilizzati per la ricerca dell’Università di Modena il vapore secco viene generato in una caldaia, dove normale acqua di rubinetto viene riscaldata fino a 155°C a 5,5 bar di pressione e quindi, passando lungo il tubo flessibile, la temperatura diminuisce fino ad un valore compreso tra 100°C e 110°C all’uscita. “Tali caratteristiche – afferma Paolo Svaldi, Responsabile Ricerca e Sviluppo di Gioel –  presentano notevoli vantaggi: grazie ad un vero e proprio ‘shock termico”’.

Il vapore secco è capace di sanificare in profondità e uccidere batteri e altri micro-organismi. Questo – continua Svaldi – avviene principalmente grazie a tre proprietà: l’umidità, l’alta temperatura e la pressione. Sanificare ai più alti livelli di efficacia con l’utilizzo di sola e comunissima acqua del rubinetto rende il sistema sistema estremamente sicuro ed ecologico, poichè non ci espone a sostanze chimiche nocive, efficiente dal punto di vista energetico, e completamente a impatto zero sull’ambiente”.

 

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