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Salvate lo squalo bianco

Lo squalo bianco protagonista dei film di Steven Spielberg

La presenza dello squalo in tutti i mari del mondo è in forte declino sia perché decimato dalla pesca industriale, sia perché cacciato in quanto pericoloso: il grande squalo bianco, protagonista dei film di Spielberg per esempio, è predato perché considerato il simbolo del terrore in mare per la sua abilità nell’uccidere. Sono centinaia di migliaia – 100 milioni ogni anno, secondo Sea Shepherd Conservation Society (SSCS) – gli squali uccisi.  La maggior parte per la pratica assurda dello shark finning. Agli squali, cioè, una volta catturati e issati a bordo, sono tagliate le pinne, ritenute un cibo afrodisiaco e molto ricercate in Asia. Quindi, ancora vivi, sono rigettati in mare dove, impossibilitati a nuotare, affondano e muoiono dopo una lenta agonia. Per non parlare della distruzione degli habitat, dell’inquinamento (compreso quello acustico), della riduzione numerica delle prede ecc.

Un fotogramma del filmato girato da Lesley Rochat

Lo squalo è presente sul pianeta da più di 400milioni di anni e vi ha caratterizzato la vita del continente acquatico. Infatti, lo squalo, predatore al vertice della catena alimentare svolge un ruolo fondamentale nel mantenere gli equilibri dell’eco-sistema marino perché elimina gli individui deboli o malati e garantisce la salute delle popolazioni delle sue prede. Per questo motivo la conservazione di questo predatore è essenziale per la salute del pianeta stesso e quindi per la sopravvivenza dell’umanità intera.

Tra le tante iniziative per assicurare la sopravvivenza della specie, quella di una ex modella, attrice e presentatrice sudafricana. Lesley Rochat, infatti, ha girato un video con lei che nuota con gli squali tigre, senza alcuna protezione, per dimostrare che non sono cattivi.

Uno squalo nella rete. La pesca industriale è una delle cause del rischio di estinzione dello squalo

Tuttavia la cattura di un esemplare crea sempre un grande clamore mediatico tra la gente, che loda i pescatori che hanno portato a termine l’eroico gesto. Come è accaduto a Monopoli, in provincia di Bari, nei giorni scorsi, dove un folto pubblico incuriosito si è riversato sulla banchina del porto per assistere alle operazioni di trasferimento a terra del grosso pesce. Inizialmente si è pensato a uno squalo elefante o Cetorino (Cetorhinus maximus) di tre quintali e lungo sei metri, finito nelle reti a strascico.

L’esemplare pescato era di uno squalo capopiatto (Hexanchus griseus), specie che purtroppo non gode di particolari protezioni e che risulta in via di estinzione, come tutti gli squali.

Un esemplare di squalo elefante,una delle specie di squalo più rare e minacciate al mondo

Se, invece, fosse stata confermata la prima ipotesi dello squalo elefante, i pescatori avrebbero corso il rischio di manipolare un esemplare protetto dalla legge e quindi sarebbero stati accusati di svolgere operazioni illegali di pesca e perseguibili anche penalmente. Lo squalo elefante, infatti, è una delle specie di squalo più rare e minacciate al mondo, ed è protetto dal CITES (App. II – All.B), dalla Convenzione di Berna (App. II) e dalla Convenzione di Barcellona (All. 2).  Questo vuol dire che la specie non può essere né pescato, né commercializzato e, in caso di catture accidentali (come pare sia il caso di Monopoli), i pescatori hanno l’obbligo di impegnarsi per salvare l’animale. Nel caso poi l’animale venga issato a bordo già morto, c’è l’obbligo di darne immediata comunicazione agli organi preposti.

“La folla autrice delle inspiegabili quanto inopportune acclamazioni nello scenario del porto – scrive il WWF in una nota – dovrebbe meditare su quanto accaduto e prendere coscienza della gravità dell’episodio. La cosa più corretta da fare in simili casi, invece, è quella di impegnarsi per salvare l’animale, così come si dovrebbe fare per le tartarughe marine e altre specie protette e non certamente acclamare la sua morte. Salvare uno squalo – secondo l’associazione – equivale a contribuire alla salvaguardia delle popolazioni ittiche che sostengono l’economia di una città marinara e contribuiscono in maniera significativa alla tutela dell’ambiente. Per questo stigmatizziamo quanto successo, augurandoci che ci siano controlli più stringenti da parte delle autorità competenti”.

 

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