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Salvare la Patagonia cilena dal nuovo Ecomostro: un dovere planetario

La foto è di Luca Tommasini

L’Aysén è una regione dell’estremo sud della Patagonia cilena. Qui da alcuni anni è in corso una mobilitazione popolare da parte di organizzazioni e cittadini contro un inquietante progetto per la costruzione di dighe e centrali idroelettriche destinate a produrre energia per l’industria mineraria.

Un progetto scellerato – Si chiama HydroAysén il consorzio con capofila l’italiana Enel, che persegue l’ambiziosa operazione d’investimento e lucro, condannando al suicidio il territorio in questione. HydroAisén, oltre a causare la “morte” di importanti arterie fluviali con la costruzione di dighe, deturperebbe con una colossale cicatrice indelebile l’ultimo ecosistema incontaminato, dichiarato dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità: 2300 chilometri di elettrodotto ad alta tensione, che percorrerà 2000 ettari, per la maggior parte riserve forestali, parchi nazionali, zone prioritarie per la tutela della biodiversità e destinazioni di interesse turistico. Tutto ciò, senza tener conto della volontà degli abitanti del luogo.

La regione dell'Aysén, nella Patagonia cilena

La maggioranza assoluta dei cileni si oppone a questa distruzione e da tempo chiede al governo di adottare un piano innovativo e partecipato per il reale fabbisogno energetico del paese, senza violentare il paesaggio naturale di un territorio a forte vocazione turistica, peraltro a rischio sismico. Ma il Presidente Sebastian Pinera sembra sostenere la necessità del progetto per produrre l’energia di cui il Cile ha bisogno, giustificando in tal modo gli interessi delle grandi compagnie private, poco propense ad approfondire gli studi di impatto ambientale, pretesi dalla popolazione locale a giusto diritto.

Una manifestazione contro il progetto HydroAysén

Che succederà? – Da un punto di vista territoriale, il progetto trasformerà radicalmente l’ambiente, il clima, le condizioni di vita delle popolazioni, il costo dell’energia, il libero accesso all’acqua già compromesso dalla privatizzazione idrica frutto della passata dittatura e di una politica neo-liberale estrema. Patagonia sin represas, ossia “Patagonia senza dighe”, è il movimento di protesta, che mira a proporre una visione di sviluppo armonioso e rispettoso dell’ambiente e dei suoi abitanti, contrario alle logiche del cieco sviluppo. Accanto al movimento, si sono schierati importanti nomi del panorama intellettuale del paese, tra cui Luis Sépulveda, che ha scritto una lettera aperta al Presidente cileno per fermare questo atto di terrorismo ambientale.

Un documentario della giornalista Camilla Martini, per l’organizzazione patagoniasenzadighe.org, spiega il progetto di Enel nella Patagonia cilena, quali potrebbero essere le conseguenze se venisse approvato e come si vive oggi nella regione dell’Aysèn. La scarsità della popolazione locale (neanche 40mila abitanti) ed il loro isolamento territoriale giocano a favore delle grandi imprese internazionali per agire indisturbate nel prosecuzione del progetto e giungere così a patti convenienti con la politica nazionale. A meno che ognuno di noi, da ogni angolo della Terra, non faccia sentire la sua voce, magari inviando un messaggio al Presidente cileno Sebastian Pinera e all’ENEL, per chiedere di fermarsi e rispettare un bene comune: quindi anche nostro.

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