Salute mentale, ombrelli verdi a Bari contro i pregiudizi

campagna Insieme per la salute mentale
Strada palazzo di Città a Bari tappezzata con gli ombrelli verdi in occasione dell'anteprima della Giornata mondiale della salute ,mentale che si terrà il prossimo 10 ottobre

 Da oggi Strada Palazzo di Città a Bari si colora con tanti ombrelli verdi. L’installazione fino al 10 ottobre, Giornata mondiale della salute mentale. La campagna nazionale “Insieme per la salute mentale”  è anche sui social

C’è anche Bari tra le città coinvolte nella campagna nazionale “Insieme per la salute mentale” voluta e organizzata da Lundbeck Italia in vista della Giornata Mondiale della Salute Mentale, il prossimo 10 ottobre. Una campagna che attraverso Facebook, Instagram, LinkedIn, Twitter e Tik Tok vuole mettere sotto gli occhi di tutti la necessità di garantire a tutti, ovunque, il diritto alla salute mentale e a presidi sul territorio che coinvolgano tutta la popolazione.

Non c’è salute senza salute mentale

Più di 300 ombrelli verdi colorano da oggi e fino al 10 ottobre strada Palazzo di Città a Bari. Verdi perché il verde, oltre ad essere il colore dell’energia per eccellenza, è anche il colore-simbolo della salute mentale che, deve essere chiaro a tutti, è un diritto e non deve essere sottoposta a pregiudizi. Insieme a Bari, Milano e Monza coloreranno di verde alcune strade fino al 10 ottobre, giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della salute mentale, e sosterranno diverse iniziative che ruotano intorno alla campagna “Insieme per la salute mentale”. Tante le challenge pensate per i diversi social, fra cui una di ballo per le piattaforme di video sharing sulla base di su un brano musicale e di una  coreografia studiata appositamente da un corpo di ballo, che potranno apparire nella pagina stessa della campagna. Le migliori performances andranno a comporre il video che raccoglierà i contributi dei partecipanti e che verrà trasmesso durante l’evento virtuale del 10 ottobre.

Altra iniziativa è la condivisione di foto indossando qualcosa di verde con l’hashtag #insiemeperlasalutementale. L’obiettivo è sottolineare come la salute mentale sia un diritto di tutti, da tutelare ancor di più oggi perché senza di essa non ci potrà essere una vera ripartenza nell’era COVID-19. Tutti sono invitati a partecipare attraverso il sito della campagna , per abbattere un muro virtuale, simbolo dei tanti pregiudizi che colpiscono le persone che vivono con disturbi mentali. Il muro si sgretolerà man mano che crescerà la partecipazione del pubblico, per cadere definitivamente il 10 ottobre. Chi si unirà alle challenge potrà comparire anche nel video finale riassuntivo della campagna che sarà realizzato con il contributo di tutti. Madrina d’eccezione è la cantautrice Noemi, che lancia l’iniziativa nazionale con un video pubblicato sulla pagina web della campagna e sui social di Lundbeck Italia.

La campagna, che ha l’egida di numerose Associazioni mediche di settore tra cui la Società Italiana di Psichiatria (SIP) e la Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale (SIRP), Fondazioni, associazioni di volontariato, i Comuni di Bari e Monza, oltre alla partecipazione dei cittadini vedrà il coinvolgimento di esperti del settore e del mondo aziendale, oltre che del grande pubblico in una serie di eventi virtuali il 10 ottobre; in quell’occasione saranno affrontati temi di interesse per le aziende e per la sanità, con un occhio di riguardo alla prevenzione e gestione della salute mentale nell’epoca COVID-19.

Il 10 ottobre è anche il termine per partecipare alla seconda edizione del concorso People in Mind, anch’esso promosso da Lundbeck Italia, che invita chiunque a mostrare vicinanza e comprensione alle persone con disturbi mentali attraverso disegni, dipinti, fumetti e fotografie digitali e che vuole valorizzare l’impegno del terzo settore in tema di salute mentale, con un contest ad esso dedicato. Tutte le istruzioni sono sul sito web dedicato alla manifestazione .

Salute mentale e COVID-19, preoccupante aumento dei disagi mentali

La salute mentale sta pagando un prezzo altissimo alla pandemia da COVID-19. I sintomi depressivi nella popolazione sono quintuplicati, quelli gravi sono aumentati addirittura più di sette volte in pochi mesi: a dimostrarlo sono i più recenti studi scientifici i quali sanciscono un incremento dei disturbi sia nelle persone già affette da una malattia mentale, sia in chi è stato contagiato dal coronavirus, sia nella popolazione generale.  Si stima, inoltre, che la psicosi potrebbe colpire fino al 4% sia delle persone con disturbi mentali che di coloro che sono venuti in contatto con il virus. Emerge infine che il COVID-19 può provocare conseguenze neuropsichiatriche nel lungo termine individuate ad oggi in un caso su tre e causate dallo stato iper-infiammatorio indotto dal virus. Anche i primi dati sulla popolazione generale sono molto significativi: il 32% manifesta infatti sintomi depressivi  e in Italia si stimano nei prossimi mesi fino a 150mila casi di depressione maggiore in più . Si stima che nei prossimi mesi più di una persona su due potrebbe soffrire di disturbi mentali.

La battaglia per l’inclusione

Cresce perciò la pressione sui centri di salute mentale, con l’Italia tuttora fanalino di coda in Europa per le risorse a loro destinate. Servono dunque maggiori investimenti, servizi di salute mentale accessibili ma serve anche, e soprattutto, abbattere il muro dello stigma e dei pregiudizi, che tuttora circonda le persone che soffrono di disturbi mentali.

domenico semisa
Il Prof. Domenico Semisa, Presidente Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale

«Se da un lato alcune problematiche ampiamente diffuse nella popolazione, come soprattutto depressione e disturbi d’ansia, non sempre vengono affrontate nei giusti tempi e modi, rischiando di essere sottovalutate e di rimanere senza una risposta efficace, dall’altro persone con disturbi psichiatrici gravi e ad andamento cronico tendono ad essere emarginate dal contesto sociale, vittime di pregiudizio a danno della loro qualità di vita e di ogni possibilità di partecipazione e cittadinanza– spiega il Prof. Domenico Semisa, Presidente Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale (S.I.R.P.) –  . Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Unione Europea, la salute mentale è parte integrante della salute complessiva di ogni persona: “non vi è salute senza salute mentale”. Ricordare dunque anche attraverso queste campagne l’importanza di dover intervenire precocemente ed efficacemente su questi disturbi e poterne talvolta prevenire l’insorgenza, è cruciale nella presa in carico e nel successivo andamento della malattia, così come combattere l’emarginazione e lo stigma cui queste problematiche sono associate. È inoltre fondamentale (pre)occuparsi di reintegrare queste persone nel tessuto sociale, ridando loro dignità, un ruolo e una qualità di vita migliori all’interno della famiglia e della società. Questi sono compiti ed impegni che non possono essere delegati esclusivamente ai servizi psichiatrici, ma che necessitano del coinvolgimento dell’intera Comunità, creando le giuste sinergie fra il mondo del lavoro, della cultura e della sanità al fine di fornire a queste persone la rete di sostegno e le opportunità di inclusione di cui hanno bisogno per essere di nuovo parte attiva nella collettività».

Aumentare i presidi sul territorio

«Nel 2030, cioè tra meno di 10 anni – spiega Massimo di Giannantonio, Presidente SIP (Società Italiana di Psichiatria) –  le malattie della mente supereranno al primo posto nel mondo le malattie cardiovascolari. E questo è un dato pre-COVID-19. Considerando l’enorme aumento di casi avuto in questo periodo tra pre e post lockdown, non è escluso che questo sorpasso possa avvenire addirittura prima.  Se non è già avvenuto. Come SIP abbiamo calcolato che i servizi di salute mentale avranno il 30% dei pazienti in più: 300 mila che si sommeranno ai 900mila già in carico. A tutto questo si aggiunge la sempre bassissima propensione all’investimento pubblico nel campo della salute mentale, con l’Italia che con il suo 3,2% resta fanalino di coda in Europa che ha medie superiori al 5%. Quindi con meno medici, meno personale, meno operatori dedicati a questo settore sempre più importante della salute pubblica che oggi rischia il default». La Giornata mondiale della salute mentale il prossimo l0 ottobre, rispetto alle altre edizioni sarà dunque un vero spartiacque tra passato e futuro.

«La depressione grave, compresa quella perinatale, pesa enormemente sulla salute pubblica: si riduce l’aspettativa di vita media di circa 14 anni negli uomini e 10 anni nelle donne con un aumento di rischio di demenza e suicidi», spiega il Prof. Claudio Mencacci, Presidente della Società Italiana di Neuropsicofarmacologia (SINPF) e Direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ospedale Fatebenefratelli-Sacco di Milano. «Nonostante l’enorme costo sociale e umano, sono ancora poche le persone che accedono alle cure adeguate (non oltre la metà), anche perchè chi soffre di depressione non è consapevole della natura patologica della propria condizione.

È necessaria una sensibilizzazione ed un’informazione sul tema della depressione che raggiunga sia tutti gli operatori sanitari, favorendo la diagnosi e l’intervento precoce, soprattutto a livello della medicina generale. Ma soprattutto l’informazione sulla depressione come patologia curabile dovrebbe raggiungere l’intera popolazione, sensibilizzando in particolare alcune categorie quali genitori e insegnanti, famiglie e ambienti a rischio».

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