S.o.s. acqua, è la Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità

Kenya - Foto ActionAid

Il recupero dei suoli degradati. E’ questo il focus individuato quest’anno dal Segretariato della Convenzione delle Nazioni Unite per la Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità 2021 che si celebra oggi, 17 giugno

Tre parole chiave: restauro, territorio, recupero. E un obiettivo che suona come uno slogan: “ricostruiamo meglio con un terreno sano”. Si articola così il tema fondante della Giornata Mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, indetta dalle Nazioni Unite con una risoluzione del 1995.

Una Giornata importante perché il degrado dei suoli è dovuto a molti fattori e questo determina la complessità del fenomeno. La perdita di suolo produttivo è attribuibile a processi di elevata variabilità, sia geografica sia biofisica. A livello globale le terre produttive sono in quantità limitata e l’utilizzo non sostenibile delle loro risorse aumenta sempre più la percentuale delle terre modificate o degradate.

Le prospettive in Italia

Venendo nello specifico alla situazione nazionale, il Ministero della Transizione Ecologica rivendica già degli impegni: il contrasto al degrado del suolo e la protezione della terra dalle minacce causate da cambiamenti climatici e sfruttamento delle risorse naturali rappresentano un obiettivo che trova attuazione nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza recentemente adottato, con investimenti per oltre 300 milioni di euro destinati al contenimento del suolo e ripristino dei suoli utili, oltre alla valorizzazione delle aree protette nelle vicinanze di aree metropolitane con corridoi e reti ecologiche territoriali. Un piano di azione che prevede anche la piantumazione di oltre 7 milioni di alberi per la tutela del verde urbano ed extraurbano. Quasi il 50 per cento di tali fondi sono destinati alle regioni del Mezzogiorno.

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Il P.N.R.R.

I soldi ci sono ma “è inoltre necessario reinserire nel P.N.R.R. il miliardo di euro per le forestazioni pedecollinari ed i 500 milioni per la digitalizzazione delle reti idriche”. A richiederlo è Coldiretti, in quanto questi interventi migliorerebbero la condizione soprattutto di territori difficili, invertendo la tendenza al loro abbandono, riducendo il divario fra aree del Paese, grazie all’insediamento di nuove attività produttive. Il piano della Coldiretti sulle risorse idriche per il Recovery Plan punta alla transizione verde in modo da risparmiare il 30% di acqua per l’irrigazione, diminuire il rischio di alluvioni e frane, aumentare la sicurezza alimentare dell’Italia, garantire la disponibilità idrica in caso di incendi, migliorare il valore paesaggistico dei territori e garantire adeguati stoccaggi per le produzioni idroelettriche green.

La siccità in Puglia

Tra i tanti effetti negativi, c’è anche quello economico: i costi della siccità sono esorbitanti, l’assenza di acqua rappresenta infatti l’evento climatico avverso più rilevante per l’agricoltura pugliese con danni stimati in media in 70 milioni di euro all’anno soprattutto per le quantità e la qualità dei raccolti. A certificarlo è sempre Coldiretti Puglia, che lancia l’allarme: gli ultimi rapporti dicono che circa il 21% del territorio nazionale è a rischio desertificazione e circa il 41% di questo territorio si trova nel Sud. “In Puglia le aree affette dal rischio desertificazione rappresentano il 57% della superficie utilizzabile e il conto pagato dall’agricoltura – spiega il presidente, Savino Muraglia – soggetta ai cambiamenti climatici e alla siccità è salato”.

E’ per questo che diventa fondamentale “sfruttare al meglio tutte le risorse messe a disposizione della programmazione degli interventi idrici e di riassetto del territorio nei prossimi anni, perché è andata persa finora l’opportunità di ridisegnare politica irrigua e di bonifica integrale in Puglia. Un lusso che non ci si può permettere in una situazione in cui con l’emergenza Covid l’acqua è centrale per garantire l’approvvigionamento alimentare in uno scenario globale di riduzione degli scambi commerciali, accaparramenti e speculazioni che spingono la corsa dei singoli Stati ai beni essenziali per garantire l’alimentazione delle popolazione”.

Acqua, che ne pensano gli italiani?

Ma cosa ne pensano davvero gli italiani di fenomeni piovosi sempre più rari ma abbondanti, progressivo aumento delle temperature, rapida evaporazione delle acque. Finish ha recentemente condotto con Ipsos una ricerca, su un ampio campione rappresentativo di oltre 1.000 rispondenti, con l’obiettivo di indagare il pensiero e i comportamenti degli italiani sulla tematica, a doppio filo legata alla scarsità d’acqua e alla labilità di questa risorsa.

Sempre con riguardo alle preoccupazioni dei cittadini, dalla ricerca emerge che, per il presente, il 24% degli italiani è oggi preoccupato per il progressivo scioglimento dei ghiacciai, contro solo il 12% per le forti piogge che si verificano durante brevi periodi dell’anno e un’ancora più allarmante e ridotto 9% per i periodi di siccità sempre più prolungata. Guardando al futuro, invece, sia le piogge che la siccità registrano un importante balzo in avanti del 7%, attestandosi rispettivamente al 19% e 16%.

Secondo la ricerca Ipsos per Finish, l’attenzione alla risorsa acqua è però ancora molto carente (solo 2 italiani su 10 ne sono preoccupati nel presente e il 70% ritiene sia problematica esclusiva di specifiche aree e periodi dell’anno) e variabile in base all’area geografica di provenienza degli intervistati (16% nord ovest, 19% nord est, 22% centro, 25% sud e isole). Il discorso cambia relativamente dando uno sguardo al futuro: solo il 22% degli italiani, infatti, ritiene veritiere le previsioni del World Resources Institute sul fatto che l’Italia sarà in una situazione di stress idrico entro il 2040. A questo riguardo, le regioni del Sud sono considerate maggiormente a rischio (92% contro il 13% per il nord e il 12% per il centro), con picchi di preoccupazione che riguardano in particolare Sicilia (69%) e Calabria (51%).

Il progetto in Kenya

Il progetto di ActionAid in Kenya

Se la situazione in Italia (è in particolare al Sud) non è rosea, ci sono realtà in cui è drammatica.  «Mi sveglio tutti i giorni molto presto per andare a prendere l’acqua al fiume sperando di tornare a casa entro le 8:30 e poi andare a scuola. Quando faccio tardi mi manca frequentare le lezioni». La storia di Japeth, 12 anni, è quella di migliaia di bambini in Kenya costretti ogni giorno a lottare per la sopravvivenza.

Per loro ActionAid Italia ha lanciato la campagna sms solidale “Dai acqua al suo futuro” con l’obiettivo di sostenere le famiglie dei territori più vulnerabili del Paese, in particolare della Contea di Isiolo, colpite duramente dalla crisi climatica e dall’impatto sanitario ed economico della pandemia.

Nel Paese africano, specialmente nelle zone aride e semi-aride, l’accesso all’acqua pulita è messo a dura prova dal cambiamento climatico, con fenomeni meteorologici estremi che vanno dalla siccità alle alluvioni improvvise. «Nella Contea di Isiolo il 93% della popolazione non ha accesso ad acqua sicura e pulita entro 5 chilometri di distanza dalla propria dimora e oltre il 73% dei villaggi si affida a fonti d’acqua non sicure. Questo ha conseguenze drammatiche sulla possibilità di produrre cibo a sufficienza. A pagare il prezzo più alto sono come sempre le categorie più vulnerabili, donne e bambini», spiega Laura Cozzi, Capo Dipartimento Acquisizione ActionAid Italia.

In Kenya ormai la ripetuta alternanza tra lunghi periodi di desertificazioni dei terreni e violente piogge ha ricadute drammatiche anche sul diritto all’istruzione dei più piccoli. Durante l’ultima stagione umida, infatti, le intense precipitazioni hanno provocato frane e inondazioni danneggiando e rendendo inaccessibili numerosi edifici scolastici. E basterebbe questo a “giustificare” e spiegare l’importanza di una Giornata mondiale contro la desertificazione e la siccità.

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