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Ruggiero Maria Dellisanti: sulle acque reflue io la penso così

(E’ un geologo-scrittore, Ruggiero Maria Dellisanti; uno studioso del territorio cui ha dedicato numerosi saggi. Ma è anche un uomo innamorato della sua terra e lo dimostrano i romanzi che ha pubblicato, tra cui Sporca storia – recensito da Ambient&Ambienti – , e i numerosi premi in concorsi fotografici a tema naturalistico. In questa nota Ruggiero Maria Dellisanti espone il suo punto di vista sugli usi delle acque reflue e su una gestione razionale degli impianti di affinamento)

Una condotta sottomarina

Lungo il litorale, dei circa 800 kilometri di costa della nostra regione, sfociano le condotte sottomarine provenienti dagli impianti di depurazione delle acque reflue e quando esse non sfociano direttamente al mare lo fanno indirettamente, scaricando le acque nei corsi d’acqua interni e da questi al mare (es. i Comuni interni al bacino dell’Ofanto scaricano nel fiume, che a sua volta sfocia in mare).

La Legge sugli scarichi idrici, il D.Lgs. 152-2006, al Capo III – tutela qualitativa della risorsa: disciplina degli scarichi, all’art. 100, comma 1, impone che tutti i comuni con popolazione superiore ai 2.000 abitanti equivalenti devono essere provvisti di reti fognarie per le acque reflue urbane; inoltre l’allegato 5 della stessa legge disciplina in modo preciso le caratteristiche chimico fisiche che le acque devono avere al momento della loro immissione nei fiumi, laghi o mare, quali ricevitori delle cosiddette acque depurate. La realtà di queste acque depurate, in molti casi, è tutta diversa dello spirito con cui è stato scritto il D.Lgs. 152, e infatti i divieti di balneazione lungo i nostri litorali si sprecano. Le cause sono diverse, e fra le principali figura il sottodimensionamento o la perenne manutenzione dei nostri impianti di depurazione, sempre che siano stati realizzati.

Nella stragrande maggioranza dei casi i nostri impianti di depurazione sono realizzati con il sistema dei fanghi attivi, cioè grandi vasche dove avviene l’ossidazione biologica delle acque reflue con l’abbattimento della carica batterica, a cui segue la successiva separazione tra i fanghi, che decantano sul fondo, e le acque chiarificate che sfiorano e vengono inviate allo scarico. Gli impianti hanno una produzione con trattamento giornaliero di 24 ore e sono tarate per un numero di abitanti equivalenti. Per abitante equivalente deve intendersi il carico organico complessivo che gravita sull’impianto di depurazione. Esso è prodotto dalla somma tra: – popolazione residente, – popolazione equivalente industriale e – popolazione equivalente zootecnica. Al solo titolo di esempio e per chiarire l’incidenza del termine “equivalente”, un’industria di tipo chimico che occupa 10 unità lavorativa ha un’incidenza inquinante, in termini di abitanti equivalenti, pari a 500 abitanti residenziali.

Spesso, quando si richiedono informazioni sul dimensionamento degli impianti di depurazione, si preferisce omettere l’aggettivo “equivalente”: in questo modo un impianto realizzato per una città di 100.000 abitanti equivalenti, diventa un impianto per una città con 100.000 abitanti, e dichiarato in regola con la normativa.

Vasca di trattamento delle acque reflue di un depuratore tradizionale

Accade purtroppo, molto spesso, che i nostri impianti di depurazione per una serie di ragioni vanno in sovraccarico o sono in manutenzione o, più semplicemente, a causa dell’aumento dei consumi idrici in determinati periodi dell’anno l’impianto non è in grado di trattare tutta la quantità di reflui che arriva. In queste giornate o periodi di picco, le acque reflue, quando arrivano all’impianto lo trovano “occupato” e lo bypassano defluendo direttamente, senza alcun trattamento, nelle condotte sottomarine e da esse in mare aperto. Può accadere che in quei giorni il mare è particolarmente piatto, allora non sarà difficile avvistare, nelle acque di balneazione, “strani“ oggetti galleggianti. Le cose non vanno meglio neanche quando le acque chiarificate, e in parte trattate, per l’assenza di fanghi e batteri, vengono immesse nel mare. Queste acque, sempre considerando gli abitanti equivalenti e il sottodimensionamento degli impianti, contengono una rilevante quantità di fosforo e azoto, due importanti nutrienti presenti nelle acque reflue “depurate“. Il fosforo proviene dai detersivi domestici mentre l’azoto è presente nell’urea umana e animale. Questi concimi rappresentano dei nutrienti anche per le piante acquatiche e conseguentemente alghe marine e mucillagine proliferano a dismisura, causando rilevanti effetti sul fenomeno dell’eutrofizzazione costiera. Anche l’inquietante fenomeno dell’alga tossica potrebbe essere associato all’assorbimento e al rilascio di sostanze chimiche assorbite dalle alghe a seguito del cocktail di sostanze chimiche che finiscono a vario titolo in mare.

Le acque reflue depurate in impianti di affinamento potrebbero essere impiegate in agricoltura

Per cercare di risolvere i problemi del mal funzionamento degli impianti di depurazione si è pensato di costruire gli impianti di affinamento delle acque reflue, cioè purificarle ulteriormente, allo scopo di riutilizzare l’acqua per uso irriguo o industriale, ed evitare che essa finisca in mare. Soluzione che soddisfa il problema ambientale – poiché evita l’immissione di acque reflue più o meno depurate nei corpi idrici superficiali – ma che nello steso tempo apre scenari economici di non poco conto. Le acque affinate costano, quindi si pone l’interrogativo se esse saranno gradite e utilizzate dagli agricoltori. Gli agricoltori saranno disposti ad utilizzare e conseguentemente a pagare acque che contengono dei nutrienti e che potrebbero mettere le colture sotto stress, oltre a produrre una salificazione del suolo, quando già dispongono di propri pozzi. I sali, presenti nelle acque affinate e non assorbiti, produrrebbero uno strato salino superficiale biancastro che nel tempo creerebbe l’inaridimento del suolo. La restante parte delle acque affinate e non utilizzate finirebbe ancora una volta in mare con tutto il suo carico di nutrienti. E’ quindi evidente che avere un buon impianto di depurazione, opportunamente dimensionato in termini di abitanti equivalenti e soprattutto nel rispetto dei parametri di legge deve essere una delle priorità che occorre richiedere ai Sindaci dei nostri comuni, poiché per legge sono essi i responsabili degli impianti di depurazione e conseguentemente della qualità delle acque di balneazione.

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