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Rotatorie verdi  a Via Caldarola: si parte

Una bella notizia per i baresi: i 35 pini espiantati in via Caldarola per far posto a due rotatorie verranno sostituiti da ben 115 alberi delle più varie specie. L’intervento sarà completato entro la fine del 2016.

Ma c’è un ulteriore motivo di soddisfazione per come la controversa questione rotatorie  si sta concludendo, e si tratta del ruolo che la Consulta  dell’Ambiente ha avuto e continuerà ad avere nel fornire non solo una risposta adeguata alle richieste della cittadinanza ma anche nell’orientare le scelte urbanistiche del Comune nella direzione del bene comune.

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I lavori di piantumazione dei 115 alberi tra via Caldarola e via Magna Grecia e le relative rotatorie si concluderanno entro il 2016

Tanti alberi nuovi – Dunque, lungo l’asse viario che collega l’uscita dello svincolo Bari-Japigia della tangenziale e il centro della città, troveremo alberi diversi quanto ad origine e tenuta (qui la planimetria), in un mix interessante tra essenze locali e piante resistenti alle “sollecitazioni“ del traffico automobilistico e del manto stradale. Ecco allora che troveremo 1 carrubo, 1 Pino domestico (della stessa famiglia di Pinus pinea espiantati), 3 alberi di Giuda, 13 esemplari di Ibisco cinese, 8 di albero dorato della pioggia, 36 Ligustri giapponesi, 26 Platani orientali, 18 Lecci e 9 piante di Sofora del Giappone.

Gli esemplari saranno piantumati in tutte le aree verdi e nuove aiuole ricavate in base al progetto, all’interno dell’aiuola spartitraffico di via Caldarola e via Magna Grecia, lungo le aiuole laterali di via Magna Grecia e via Caldarola e nell’area parcheggio tra via Caldarola e via Caduti Partigiani. Tutte le nuove alberature saranno coperte da assicurazione sull’attecchimento e saranno dotate di impianto di irrigazione che ne favorirà la crescita e il rapido sviluppo. Da questo calcolo sono ancora escluse le piantumazioni sulle due rotatorie, che il Comune conta di dare in adozione; qui –una  bella notizia – è prevista la messa a dimora di altri 5 alberi in aggiunta ai 115 già scelti.

Come si è arrivati a investire poco più di 83mila euro (a tanto ammonta la messa a dimora delle specie, con tutti gli interventi a contorno, dallo scavo in profondità al sistema di irrigazione ecc.) per 115 alberi al posto dei 35 esistenti, vale a dire con un rapporto oltre di 1 a 3? Il metodo adottato per la stima della compensazione è il Method for calculating carbon sequestration by trees in urban and suburban settings utilizzato dal Department of energy information administration degli Stati Uniti, e consiste nell’utilizzo di un coefficiente corrispondente ai chilogrammi di carbonio immagazzinato annualmente da ciascuna pianta, selezionato da una tabella in base alle caratteristiche degli alberi espiantati e quelli nuovi da piantumare. In base a questo metodo è stato calcolato che i pini espiantati “catturavano” una quantità di carbonio pari a 8 kg. all’anno mentre, in media, quelli da piantumare ne “catturano” 3,7 kg. Così, facendo nel rapporto tra vecchi pini e nuovi alberi si arriva a 76 nuove piante. Ma – e questa è davvero un’altra bella notizia – grazie alle maggiori risorse economiche disponibili nel quadro economico del progetto, è stato possibile prevedere la piantumazione di un maggior numero di alberi rispetto al calcolo effettuato per un’adeguata compensazione (+ 48%).

Sinergia Comune-Consulta dell’Ambiente – «Siamo molto soddisfatti delle risultanze del calcolo della compensazione ambientale e del rilevante numero di alberi che pianteremo nelle aree interessate dai lavori  a dimostrazione della massima sensibilità di questa amministrazione nei confronti del verde cittadino e degli interventi che mirano ad aumentarlo e migliorarlo», commenta l’assessore ai Lavori pubblici Giuseppe Galasso, che sottolinea quanto questo bel risultato sia anche merito della Consulta dell’Ambiente. Infatti, sottolinea Galasso, «stiamo provvedendo a trasmettere alla consulta dell’Ambiente, come da accordi, le risultanze del calcolo di compensazione ambientale fatto dai nostri uffici, affinché possano esaminarlo preventivamente, in modo da suggerire per tempo eventuali azioni migliorative che avremo cura di esaminare con la massima attenzione. Ci sono tutti i margini per completare al meglio quest’opera che nasce prevalentemente come intervento teso al miglioramento della viabilità stradale, percorsi ciclabili e pedonali e che, con queste piantumazioni, acquisirà anche i connotati di un vero intervento di potenziamento e valorizzazione del verde cittadino».

Il Regolamento comunale del verde – Legittima la soddisfazione tra le associazioni riunite nella Consulta dell’Ambiente «per l’azione amministrativa volta a rendere più verde la nostra città, soprattutto nei quartieri più periferici e più penalizzati dall’assenza di spazi pubblici alberati», sottolinea la presidente Elda Perlino, che preannuncia: «La consulta continuerà il dialogo con l’amministrazione nel merito delle scelte e del metodo, certi che il percorso di collaborazione intrapreso sia il modello da perseguire per il governo della città in un’ottica moderna ed europea di condivisione e partecipazione». Il riferimento all’adozione del Regolamento comunale del verde pubblico e privato, elaborato dalla Consulta e presentato ufficialmente poche settimane fa, è chiaro. Sull’attuazione del Regolamento la Consulta sta investendo in termini di coinvolgimento dei baresi e dell’Amministrazione comunale, che così verrebbe vincolata a “ripensare” in una maniera più articolata e partecipativa la fruizione degli spazi verdi (pensiamo all’affidamento ad associazioni, enti, ecc. di spazi verdi di proprietà pubblica, proprio come si vorrebbe fare con le rotatorie di via Caldarola, o alla creazione di orti urbani sia pubblici che privati).

Dunque, il buon esito della vicenda rotatorie di via Caldarola ha evidenziato quanto il concorso della società civile sia fondamentale nelle scelte  di una città. Su queste e sulle tante altre scelte su cui Bari è tenuta ad esprimersi nei mesi a venire, la Consulta ha promesso attenzione e proposte concrete.  E c’è da giurarci che non si tratta di parole al vento.

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