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Roma e Cinque Terre, tra dissesto e abusivismi

Giuseppe Spilotro

Abbiamo chiesto al prof. Giuseppe Spilotro, ordinario di Rischio idrogeologico all’Università della Basilicata, una riflessione sulle cause e sulle conseguenze delle disastrose alluvioni che hanno messo in ginocchio Roma e un’ampia zona tra Liguria e Toscana. Il prof. Spilotro – chi ci segue  ricorderà la sua partecipazione alla tavola rotonda The Green Web, organizzato da Ambient&Ambienti lo scorso gennaio – già aveva fatto per il nostro magazine il punto sul disastro di Giampilieri nel 2009 (per saperne di più clicca qui) e sull’apparato normativo esistente. A distanza di due anni le cose non sono cambiate. Ecco cosa ci ha scritto. 

«Giovedi 20 ottobre ero nell’inferno (umido) di Roma ed ho visto, solo due giorni dopo le immagini tremende delle Cinque terre. La prima considerazione che mi è venuta in mente, è che questa volta non era la Calabria e la Sicilia. Dal punto di vista del disastro idrogeologico c’è, almeno per quello, l’Unità di Italia. Il che non è umorismo fuori luogo, ma rimanda prima ancora che alle inevitabili accuse ai cambiamenti climatici, nei quali, se ci sono, non è possibile individuare responsabilità di singoli o politiche, a cause strutturali.

E' ancora difficile quantificare i danni provocati dall'alluvione in Liguria e Toscana

Le nostre ferrovie, anche quelle minori, e le strade che si facevano 80 – 100 anni fa nascevano con le case cantoniere, ad intervalli regolari di alcuni km. Cioè, l’opera nasceva con il concetto associato di manutenzione e controllo del territorio interagente con essa. Cioè cura dei canali, rinsaldamento dei piccoli scoscendimenti, controllo della vegetazione, ecc. Quindi, una cultura del territorio di ottimo livello, omogeneamente distribuita tra Amministrazione, progettisti ed operatori. Ricordiamo anche gli antichi ed ormai storici interventi dei Geni Civili, quando fino a qualche tempo fa, progettavano ed eseguivano.

Non credo che oggi le cose stiano nello stesso modo.

Ho visto con raccapriccio alcuni mesi fa sulla ss96 in provincia di Potenza, ma anche su altre strade statali, l’uso dei diserbanti sulle scarpate, indubbiamente più comodo e speditivo dell’antico lavoro di taglio della vegetazione. Ma questa è la cultura del finto risparmio. A parte altre e non trascurabili implicazioni ambientali, le scarpate si piantumano, per protezione e consolidamento contro l’erosione.

Lo spietramento della Murgia sta sconvolgendo l'idrologia della zona

La seconda considerazione riguarda gli abusivismi. Al plurale, perchè ce n’è più di uno. C’è quello di chi si mette con la casa, la capanna o la coltivazione dove non deve. Prima ancora che i calcoli idrologici, la geomorfologia racconta dove è già passata l’acqua. Ma poi ci sono abusivismi non considerati o addirittura sponsorizzati dall’ente pubblico. Ricordiamo, ad esempio, lo spietramento della Murgia, addirittura sostenuto economicamente, vero disastro ambientale per lo sconvolgimento dell’idrologia di superficie e sotterranea. Pensiamo alle grandi superfici impermeabilizzate, lottizzazioni o ipermercati o ancora più banali tendoni a copertura di vigneti o coltivazioni. A valle di tali sistemi il territorio riceve acqua e trasporto solido irreversibilmente mutati, e se la pioggia è di quelle serie, gli effetti sono immediati.

Non so cosa aggiungere a questo quadro. Rispetto alla problematica dello studio e difesa del territorio, si evidenziano priorità non rispettate. Un giorno, per come stanno le cose, lontano, avremo il ponte ad una sola campata più lungo del mondo, che collegherà due monconi di strade chiuse, perchè interrotte da frane».

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