Rivoluzione energetico-ecologica: esplode la domanda di metalli

miniera
Uno degli effetti della guerra e delle sanzioni non troppo evidenti e di cui si parla poco è il grande passo all’indietro nel processo di decarbonizzazione dell’economia (foto Tom Fisk da Pexels)

La domanda di materiali strategici per le tecnologie basate sulle energie rinnovabili è destinata ad aumentare tra 4 e 6 volte entro il 2050. Il know how tecnologico necessario per utilizzare le materie prime diventa strategico quanto il loro possesso. Il ruolo della Cina

 

di Alessandro Giraudo* 

La domanda mondiale di metalli è stata moltiplicata per otto nel periodo 1950-2020. Bisogna comparare questo dato: 1) con l’evoluzione della produzione mondiale di petrolio, che nel 1950 era di dieci milioni di barili/giorno, contro quella attuale di circa cento milioni b/g, 2)con l’aumento della popolazione, passata da 2.5 miliardi di individui nel 1950 a 7.753 miliardi  nel 2020… e ormai a 7,953 miliardi nel mese di aprile 2022, secondo le stime delle Nazioni Unite.

E’ interessante segnalare che l’offerta ha seguito la domanda, evidentemente con contraccolpi, tensioni,  momenti di scarsità e di sovrabbondanza. Ma gli incredibili progressi della tecnologia hanno permesso di  adeguare, anche se con dei ritardi, l’offerta alla domanda.

Bisogna ricordare che i cicli dell’industria mineraria e dell’energia sono lunghi: fra la decisione di realizzare un investimento e la prima goccia di petrolio ci vogliono in media 7-10 anni e nel caso delle miniere passano 10-15 anni prima di ottenere il primo lingotto di metallo puro. Invece nel settore agricolo i tempi naturali sono molto più brevi: nel caso dei cereali  ci vogliono in media sei mesi fra le semine ed i raccolti con due raccolti mondiali per anno in funzione dei due emisferi; per certi altri prodotti sono necessari tempi più lunghi: 2-3 anni per un ananas, un paio di anni per il caffè, 18 mesi per ottenere un banano che produce sei mesi dopo i frutti …e così via.

Tenori delle miniere e progressi tecnologici

Misura del rischio di carenze di metalli
(fonte IMF – Washington, 2021)

I tenori delle miniere sono scesi in generale. Per esempio, attualmente da una tonnellata di terra contenente del rame si estraggono in media quattro chili di metallo puro, contro almeno il doppio di 70 anni or sono e da una tonnellata di terra contenente dell’oro, estratta a 4000 metri nel sottosuolo,  ora si ricavano 4-5 grammi  (contro più del doppio 70 anni or sono).  In alcune miniere a cielo aperto, in Australia e nelle isole all’est del continente, le imprese producono dei profitti lavorando delle migliaia di tonnellate di terra da cui estraggono mezzo grammo/un grammo  di metallo giallo per tonnellata. Ma queste dispongono anche di enormi draghe e dumpers (camion da cava) che trasportano 350 tonnellate, con i famosi Belaz bielorussi capaci di trasportare 450 tonnellate di terra, l’equivalente di una dozzina di camion semi-rimorchio che vediamo sfrecciare sulle autostrade.

Ed ora, sovente, sotto le grandi miniere a cielo aperto, quando sono  trovati dei filoni di metalli di base,  sono impiegate le classiche tecniche minerarie con tunnel sottoterra per andare ad estrarre i metalli.  Quindi i progressi, come nel caso del petrolio e del gas di scisto e delle trivellazioni diagonali, sono enormi con un impatto sui prezzi di queste materie prime che avrebbero dovuto salire alle stelle per fare fronte alla esplosione della domanda…

La prossima ondata di rialzi della domanda

 Le scelte del mondo politico su base internazionale sono molto chiare: decarbonazione dell’economia e ricorso alle tecnologie verdi ed ecologiche. La scelta è lodevole perché evita un incidente grave per il pianeta intero ma rappresenta anche un forte incremento della domanda di metalli.

Le nuove tecnologie richiedono più metalli  tradizionali e sovente metalli i cui nomi ricordano i nostri anni di liceo con riferimenti geografici, mitologici e storici. L’opinione pubblica non conosce l’indio (che permette la luminosità dei nostri  schermi), il niobio (essenziale nei sistemi eolici di produzione elettrica), l’ittrio (lampadine a basso consumo), l’europio ( laser), l’erbio (medicina nucleare e telecomunicazioni ottiche) …solo per citarne alcuni che spesso utilizziamo tutti i giorni. Nel nostro telefonino ci sono almeno 40 metalli…e tutte le 5000 medaglie olimpiche dei giochi olimpici di Tokyo del 2021  sono state prodotte riciclando 6, 21 milioni di  telefonini!

Ci sono varie stime sull’incremento molto importante dei consumi. Per esempio, nel caso del rame  si anticipa un aumento della domanda del 15% entro il 2025, del 28% per il cobalto, del 35% per il nickel e per il litio. Le installazioni di sistemi fotovoltaici ed eolici  hanno registrato un incremento di 249 Gw (giga watt) nel 2020 e questo trend dovrebbe continuare nei prossimi anni con una media di 217 Gw  entro i 2025, secondo gli studi di S&P-Global Platts. Il consumo di rame per la produzione di pannelli solari dovrebbe salire di 560 mila tonnellate entro il 2025  e la domanda per la produzione di sistemi eolici dovrebbe crescere di 503 mila tonnellate entro la stessa data.

Auto elettriche, cresce la domanda di nichel e cobalto

Concentrazione geografica della produzione di certi metalli
(fonte: IMF – Washington, 2021)

La produzione delle auto elettriche (batterie e struttura elettrica del veicolo) dovrebbe svilupparsi in misura molto consistente sapendo che un’auto a propulsione termica contiene 20-30 kg di rame in funzione delle dimensioni e che un auto elettrica, secondo lo stesso Elon Musk, contiene in media 50 kg di metallo rosso. Inoltre, la costruzione di una rete di distribuzione elettrica destinata a ricaricare le  batterie delle auto rappresenta una domanda di rame incredibile. E le auto elettriche, che dovrebbero passare da una produzione di 6.2 milioni di unità nel 2021 a più di 13 milioni nel 2025, sono anche importanti consumatrici di nichel e di cobalto per le batterie. Si tratta di due metalli che, attualmente, la tecnologia non sa rimpiazzare e la loro domanda dovrebbe salire entro il 2025 di 480 mila tonnellate  (litio) e di 69 mila tonnellate (cobalto).

E non dimentichiamo che, se per il petrolio l’OPEC rappresenta circa il 40% della produzione mondiale, la Cina da sola rappresenta l’88% della capacità di raffinazione delle terre rare, quasi il 60% di quella del litio e oltre il 60% di quella del cobalto, ma anche il 70% della capacità di produzione mondiale di celle fotovoltaiche e 50% della capacità di produzione mondiale di turbine eoliche, secondo le informazioni dell’IEA. La domanda di turbine eoliche e pannelli fotovoltaici dovrebbe aumentare da 3 a 4 volte nei prossimi dieci anni; la domanda di materiali strategici dovrebbe aumentare tra 4 e 6 volte entro il 2050, secondo le previsioni dell’IEA.

Possibili  battaglie su rame, nickel, litio e cobalto?

Sono quindi prevedibili delle tensioni fra domanda ed offerta per una serie di metalli fra cui il rame, il nickel, il litio ed il cobalto, oltre ai metalli minori, di cui la Cina è un grande produttore-esportatore. Evidentemente, sono in corso investimenti importanti per incrementare la produzione e le imprese stanno raccogliendo dei capitali sui mercati azionari ed obbligazionari per realizzare i loro programmi. Ma  queste imprese incontrano anche dei problemi di logistica e di disponibilità di energia per realizzare i lavori di estrazione e di raffinazione, sapendo che molte miniere (soprattutto le nuove) sono localizzate in aree sempre più lontane dalle reti di comunicazione già esistenti.

Ed allora bisogna, ancora una volta, osservare il ventaglio dei produttori, sapendo che spesso il panorama dei paesi è molto concentrato; questa realtà può alimentare tensioni innanzitutto economiche e, in secondo luogo, geo-politiche. Per questi metalli, i grandi produttori sono localizzati in Cile, Russia, Cina, Australia e nel caso preciso del cobalto nella Repubblica Democratica del Congo, il grande paese dell’Africa centrale  che è una vera cornucopia dei metalli, ma che è “malato” di una grande instabilità politica.

Le attuali vicende militari in Ucraina ed il loro impatto sull’offerta di materie prime russo-ucraine  devono alimentare delle interrogazioni  sulle strategie in corso…Certe scelte di alcuni paesi (per esempio la Cina) di procurarsi stabilmente delle risorse naturali in vari paesi nel mondo, in particolare in Africa, possono rappresentare una prima risposta alle sfide che ci aspettano.

Un ultimo punto: il possesso di materie prime più o meno strategiche ha sempre procurato del potere ai paesi che le estraevano, ma  la tecnologia che accompagna queste materie prime è l’altra faccia della medaglia. Quindi il know how tecnologico necessario per utilizzare queste materie prime diventa strategico quanto il loro possesso…

 

RAME: principali esportatori  (2020)

Milioni di tonnellate

Cile                 2017

Giappone           707

Russia                628

Kazakhistan       428

TOTALE        7812

(fonte ICSG)

NICKEL: principali produttori mondiali (2020)

Milioni di tonnellate

Cina                733

Russia             172

Giappone        170

Canada           119

Australia         116

TOTALE           2497

(fonte : INSG)

COBALTO: principali produttori mondiali ((2020)

(migliaia di tonnellate)

RDC               95 000

Russie             6 300

Australia         5 700

Filippine          4 700

Cuba               3 600

TOTALE         140 000

(fonte USGS – Cobalt 2021)

pannello fotovoltaico
Il consumo di rame per la produzione di pannelli solari dovrebbe salire di 560 mila tonnellate entro il 2025 (Foto Pixabay)

LITIO:           principali produttori mondiali ((2020)

(migliaia di tonnellate)

Australia         40 000

Cile                 18 000

Cina                14 000

Argentina          6 200

Brasile               1 200

(fonte: USGS – Lithium 2021)

(*) Alessandro Giraudo insegna Finanza Internazionale in una Grande Ecole di Parigi; è l’autore di “Storie Straordinarie delle Materie Prime” 1 &  2 – ADD editore – Torino

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