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Ristrutturazioni edilizie: sanzioni penali

Un cantiere edile

Il concetto giuridico di ristrutturazione edilizia è dato dagli artt. 3, 1°c., lett.d) e 10 del DPR 380/2001 (T.U.Edilizia)¹ secondo i quali essa consiste in interventi di trasformazione di un edificio, attraverso il ripristino, la sostituzione o l’introduzione di alcuni elementi costitutivi di esso, oppure in interventi di demolizione e ricostruzione, nel rispetto della volumetria e sagoma dell’edificio originario. Tali interventi richiedono il permesso di costruire, previa presentazione della domanda allo Sportello Unico Edilizia del Comune.

Normativa. In tale contesto normativo vi sono dei casi in cui la ristrutturazione configura un reato edilizio: il relativo regime sanzionatorio è ricavabile sia dal T.U. Edilizia succitato, sia dal Dlgs n.42/2004 (T.U. Paesaggio) e sia da quanto recentemente sancito dalla Cassazione Penale, con sentenza n. 19440/2012 ².

Il reato ex art. 181 T.U. Paesaggio. Per ricostruire la fattispecie criminosa legata alla ristrutturazione edilizia, occorre partire dal citato art.181³. Esso sanziona qualsiasi opera edilizia eseguita senza autorizzazione o in difformità di essa, ex art.44, lett.c) T.U. Edilizia4 (ad es. lottizzazione abusiva) e tutela quelle aree particolari, soggette a vincolo paesaggistico, che non possono essere deturpate in alcun modo. L’inosservanza dell’art.181 genera un reato di pericolo a tutela anticipata, cioè configurabile e punibile prima e a prescindere dalla effettiva lesione del bene “ambiente – paesaggio” (cioè anche se il bene non è stato deturpato ma semplicemente minacciato da un intervento non autorizzato); per l’applicazione della pena, quindi, basta soltanto accertare l’assenza del provvedimento o la difformità, totale o parziale, da esso. Invece, per le ristrutturazioni edilizie, anche se effettuate su aree vincolate, il discorso è differente, come sottolineato anche dalla Cassazione.

Una intera area littizzata ed edificata abusivamente

La Cassazione Penale. Le ristrutturazioni sono subordinate al permesso di costruire, ex art.10 T.U. Edilizia, per cui un intervento sprovvisto di esso, dovrebbe essere immediatamente sanzionato, ex art.44 T.U. Edilizia. Invece l’art. 22, 3°comma T.U. Edilizia 4.2 bis prevede che in luogo del permesso, si possa presentare la DIA (Denuncia di Inizio Attività) e, solo in mancanza di quest’ultima scatterà il reato. Il legislatore, quindi, non contempla l’ipotesi della tutela anticipata del reato, attribuendo al titolo abilitativo un ruolo secondario per la configurazione di esso (a differenza di quanto avviene ex art.181 T.U.Paesaggio) e, addirittura, concedendo a chi voglia ristrutturare, la possibilità di scegliere il titolo, così posticipando il reato al momento, successivo ed eventuale, della mancanza della DIA, ex art.44, 2°c.-bis T.U. Edilizia.

La Cassazione è intervenuta sul punto, per chiarire la questione: il legislatore offre una chance a chi voglia ristrutturare edifici soggetti a vincolo, applicando la pena in solo virtù “della consistenza concreta” della ristrutturazione, piuttosto che in forza della mancanza del titolo abilitativo (semplice concausa). Perciò il reato di ristrutturazione edilizia si realizza solo quando la consistenza della ristrutturazione (o della demolizione -ricostruzione) è tale da deturpare o modificare totalmente l’edificio originario (ad es. la volumetria o la sagoma), creandone uno nuovo (=nuova costruzione: per essa, in particolare, la legge richiede esclusivamente il permesso di costruire e quindi, se manca, a maggior ragione avremo il reato, a causa di una ristrutturazione palesemente “fuori misura e fuori legge”). Tuttavia, la Cassazione specifica che, fermo restando il crierio della consistenza concreta, l’art.44 T.U. Edilizia applica, agli interventi sprovvisti di DIA ma soggetti ad essa (ivi comprese le ristrutturazioni), le stesse pene previste per le opere ex art.181 T.U. Paesaggio, riconoscendo un ruolo, seppur secondario, al titolo abilitativo.

 

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