Ristrutturazione edilizia, si va verso la nuova legge

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Si va verso l'abrogazionedella legge n. 20/2022 “norme per il riuso e la riqualificazione edilizia”

Sì all’unanimità della V Commissione alla disciplina degli interventi di ristrutturazione edilizia

 

La V Commissione Ambiente del Consiglio regionale pugliese ha approvato all’unanimità il disegno di legge con cui si intendono disciplinare a livello regionale gli interventi di ristrutturazione edilizia.

Il consigliere delegato all’urbanistica Stefano Lacatena ha illustrato il provvedimento evidenziando che l’obiettivo è rendere applicabile in Puglia l’innovata disciplina della ristrutturazione edilizia introdotta dal Decreto legge n. 76/2020 ai fini della rigenerazione urbana, contribuendo, di fatto, al perseguimento delle finalità della legge regionale n. 21/2008 “Norme per la rigenerazione urbana” ed al definitivo superamento della “stagione del Piano Casa”, introdotta in Puglia con la legge n. 14/2009 e della legge n. 20/2022 “norme per il riuso e la riqualificazione edilizia”  di cui si dispone l’abrogazione.

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Si tratta in sostanza, di dare attuazione al dettato normativo del DPR n. 380/2001 “Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia”, così come disciplina il DL n. 76/2020, convertito con modificazioni dalla L n. 120/2020, nel punto in cui prevede che gli interventi di ristrutturazione edilizia possono “prevedere altresì, nei soli casi espressamente previsti dalla legislazione vigente o dagli strumenti urbanistici comunali, incrementi di volumetria anche per promuovere interventi di rigenerazione urbana”.

Pertanto, gli interventi che saranno eseguiti dovranno essere finalizzati alla riqualificazione del patrimonio edilizio esistente ed alla promozione degli interventi di edilizia residenziale sociale e dovranno essere orientati alla progressiva riduzione del degrado, del sottoutilizzo e dell’abbandono degli ambiti urbanizzati interessati, contribuendo al contenimento del consumo di suolo, all’adattamento ed alla mitigazione dei cambiamenti climatici a scala urbana.

Gli incentivi

Verranno riconosciuti degli incentivi volumetrici del 20% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 300 metri cubi, per gli interventi di ampliamento di edifici esistenti; del 20% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 200 metri cubi, per gli interventi di ampliamento di edifici residenziali esistenti, che non comportino la modifica della destinazione d’uso; del 35% della volumetria complessiva per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici esistenti, legittimi o legittimati, ricadenti nelle zone omogenee B e C, aventi qualsiasi destinazione d’uso, da destinare alla residenza; del 35% della volumetria complessiva, e comunque non oltre 200 metri cubi, per gli interventi di demolizione e ricostruzione di edifici residenziali esistenti, legittimi o legittimati, nei contesti rurali identificati dal proprio strumento urbanistico come zone omogenee E, che non comportino la modifica della destinazione d’uso;  del 35% della volumetria complessiva per gli interventi di delocalizzazione all’interno delle zone B e C, delle volumetrie rivenienti dalla demolizione di edifici esistenti, aventi qualsiasi destinazione d’uso, da destinare alla residenza.

Il ruolo dei Comuni

Viene garantita la tutela degli edifici vincolati per ragioni storiche e culturali o che sorgono in aree protette o soggette a dissesto idrogeologico (Foto Pixabay)

Inoltre, per il riconoscimento degli incentivi previsti, il procedimento sarà disciplinato a carico dei Comuni. In particolare, i Comuni saranno tenuti ad approvare una delibera di Consiglio comunale con la quale vengono individuati gli specifici ambiti all’interno dei quali consentire il riconoscimento degli incentivi volumetrici per gli interventi di ampliamento o demolizione e ricostruzione. “Sarà il Consiglio Comunale ad individuare gli ambiti urbani in cui applicare gli ampliamenti delle cubature che, comunque, devono rispettare tutte le norme vigenti di carattere generale, a partire da quelle che tutelano il paesaggio e che impongono limiti alla densità edilizia. Analoga tutela è garantita agli edifici vincolati per ragioni storiche e culturali o che sorgono in aree protette o soggette a dissesto idrogeologico”, ha ribadito Paolo Campo, presidente della V Commissione Ambiente.

Gli interventi di demolizione e ricostruzione potranno usufruire degli incentivi volumetrici a condizione che l’edificio ricostruito acquisisca almeno il punteggio 3 nello strumento di Valutazione della Sostenibilità Ambientale previsto dalla LR n. 13/2008 “Norme per l’abitare sostenibile”.

Un progetto che non piace a tutti

La Commissione prima dell’approvazione del disegno di legge ha ascoltato l’Ordine degli ingegneri di Bari, l’ANCE Puglia, Italia Nostra, la Cgil, l’INU, l’Ordine degli architetti e l’ANCI Puglia.
Tutti hanno auspicato tempi brevi per la realizzazione di questo progetto legislativo con la raccomandazione che si metta mano al più preso al Piano urbanistico regionale, quale strumento importante per la rigenerazione urbana con un forte impatto sulla comunità.
Italia nostra ha espresso ancora una volta le osservazioni su eventuali profili di incostituzionalità, la Cgil ha lodato il metodo chiedendo una attenzione particolare alla sostenibilità ambientale.
L’Istituto nazionale urbanistica (INU) pur apprezzando il metodo di lavoro ha ribadito che serve un Piano che governi il territorio, altrimenti si va contro i dettati costituzionali.
Per l’Ordine degli architetti è importante una revisione della legge urbanistica, più snella ed efficace. Anche per l’Anci serve una nuova legge urbanistica.

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