Risparmiare acqua? Si può fare

Progetto di Finish con “Acqua nelle nostre mani”, coinvolti 2.000 istituti in tutta Italia. Intanto l’88% dei giovani conosce la sostenibilità, ma il 22% sa cosa fare

 

In collaborazione con il Future Food Institute, Finish, leader italiano nel mercato dei prodotti per la lavastoviglie, si impegna ormai da anni a contrastare attraverso il progetto “Acqua nelle nostre mani”: un percorso di responsabilità attraverso la diffusione di nuovi modelli di comportamento e nuove abitudini di consumo, e di tutelare e salvaguardare le eccellenze agroalimentari del nostro Paese, attraverso concreti interventi in favore del territorio.

Insieme a La Fabbrica, Finish ha lanciato un programma didattico-informativo che raggiunge 2.000 scuole secondarie di primo grado su tutto il territorio nazionale. Le scuole coinvolte nel progetto hanno ricevuto una guida docenti, che gli insegnanti potranno utilizzare nelle ore di educazione civica per responsabilizzare gli studenti, oltre ad una serie di poster da trasformare in mostra fotografica con immagini evocative, domande e testi dai quali far nascere ragionamenti e dibattito sul futuro dell’ambiente e delle risorse naturali. La scuola, che presenterà il miglior progetto a tema acqua, riceverà in donazione un orto idroponico, che sarà installato all’interno dell’istituto selezionato e la cui cura spetterà agli studenti.

Finish ha preso parte anche a Cosmopolites, un grande progetto di educazione civica gratuito capace di coinvolgere 29.000 studenti e insegnanti delle scuole secondarie. I ragazzi partecipanti si erano allora dovuti cimentare in un Hackathon per “Progettare il futuro” attraverso varie challenge, una delle quali riguardava proprio la risorsa acqua e il suo essere a rischio.

Proprio i giovani sono al centro della ricerca che Finish ha condotto nel 2021 insieme ad Ipsos circa le abitudini degli italiani in materia di tutela, spreco e consumo di acqua. La fascia più giovane della popolazione (campione di 14-17 anni), pur dimostrando una buona familiarità con il mondo della sostenibilità (88% contro il 91% degli adulti), confessa di avere, su questo tema, delle conoscenze meno approfondite rispetto agli adulti. Solo il 22% dei ragazzi, infatti, si sente ferrato sul tema, mentre il numero tra gli adulti aveva raggiunto il 35%. Più bassa rispetto agli over 18 anche la sensibilità dei giovanissimi verso l’ambiente: solo il 58% si ritiene attento alle questioni ambientali, contro il 66% degli adulti.

I giovani, però, sanno come comportarsi, l’83% degli intervistati. Tra questi: il 68% ha dichiarato di chiudere il rubinetto quando non necessario, il 77% si è detto attento allo smaltimento dei rifiuti in ottica riciclo, il 69% alla riduzione al minimo degli sprechi di cibo e il 66% a quello di acqua. Inoltre, tra i possessori delle lavastoviglie, il 72% ha dichiarato di utilizzarla solo a pieno carico, e il 20% di questi ha smesso di sciacquare i piatti a mano prima di riporli nella macchina, risparmiando 38L ad ogni lavaggio.

A mancare, però, è la consapevolezza del problema idrico: il 73% dei giovani ritiene che la scarsità d’acqua non sia una questione globale, ma sia piuttosto un problema riguardante specifiche aree e solo in precisi momenti dell’anno. L’11% addirittura non ritiene che l’acqua sia una risorsa a rischio e solo il 16% si è dichiarato preoccupato e pronto a intervenire per arginare il problema. Una simile mancanza di consapevolezza era stata riscontrata anche nella fascia più adulta, con il 70% che non lo riteneva un problema globale e il 9% che non la riteneva una risorsa a rischio in nessun contesto.

Tra i settori a maggiore rischio l’agricoltura, con il 55% delle risposte, anche se il 40% di essi vede un impatto diretto non tanto sulle attività produttive, quanto sulla vita di tutti i giorni. Le soluzioni auspicate per evitare il punto di non ritorno sono la riduzione del consumo pro capite (57%), la stigmatizzazione da parte delle istituzioni dei comportamenti scorretti (50%), l’efficientamento idrico da parte dell’industria (50%) e del settore agricolo (34%).

L’82% ritiene che le criticità più grandi deriveranno da problemi legati all’acqua, siano questi eventi climatici estremi (51%), lunghi periodi di siccità (46%) o un insostenibile aumento del fabbisogno da parte dei produttori (40%).

In collaborazione con il Future Food Institute, il brand ha raggiunto l’ambizioso obiettivo di preservare milioni di litri d’acqua, garantendo una continuità nelle coltivazioni a Pollica (SA) del rinomato Pomodorino Giallo del Cilento e nella coltivazione del Limone dell’Etna.

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