RisOrta, il progetto che usa le cozze d’acqua dolce come bio-sentinelle

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Il lago d'Orta, dove si sta svolgendo il progetto RisOrta, che vede la partecipazione, tra gli altri, del CNR e del FAI

Monitorare la salute delle acque per salvaguardare l’ecosistema attraverso una specie di molluschi, quasi estinta a causa dell’inquinamento

Lago d’Orta, Piemonte. Qui le cozze diventeranno sentinelle, o meglio bio-sentinelle, dell’ambiente. Grazie a dei microchip installati sui molluschi “traslocati” in una delle spiagge più frequentate, sarà possibile valutare lo stato di salute dell’acqua e l’accumulo dei metalli. È l’idea alla base del progetto RisOrta, unione delle parole “Risorgere” e “Orta”, il nome del lago appunto. 

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Il team di ricercatori del progetto RisOrta

Biomonitoraggio attivo e risanamento dei sedimenti delle aree costiere sono i principali obiettivi che potranno essere raggiunti grazie al sostegno di Ecomuseo del Lago d’Orta e Mottarone, di Irsa Cnr di Verbania Pallanza con FAI (Fondo per l’Ambiente Italiano) come primo finanziatore, il Comune di Orta San Giulio, e Fondazione Comunità Novarese onlus che ha scelto di sostenere, insieme a Fantini Rubinetti, una borsa di ricerca per sviluppare ulteriormente l’approccio biologico e digitale sperimentale del progetto.

Il contributo di 20mila euro assegnato da FAI e Intesa Sanpaolo sul Bando ha reso possibile l’intervento RisOrta, che vede in qualità di cofinanziatore il Comune di Orta San Giulio.

Da “riserva” di metalli al progetto pilota

Il lago d’Orta contiene dei sedimenti inquinati da metalli pesanti, causa scarichi industriali. Bisognerà arrivare alla fine degli anni ’80 del secolo scorso per ripristinarlo attraverso un’imponente opera di bonifica con carbonati di calcio che hanno contribuito a riequilibrare l’acidificazione delle acque.

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Le cozze come sentinelle della biodiversità

Dunque, RisOrta prevede l’uso delle cozze d’acqua dolce come biosentinelle di allarme, grazie alle loro qualità filtranti e di sensibilità agli agenti esterni.

Una soluzione sostenibile anche dal punto economico e tecnologica insieme, perché i molluschi saranno provvisti di sensori che consentono di misurare in tempo reale le loro risposte alle condizioni ambientali. 

I monitoraggi dei molluschi traslocati verranno effettuati a distanza di 1 mese, 6 mesi, e 1 anno dall’impianto.

I dati sul comportamento delle cozze verranno inviati digitalmente al CNR (Consiglio nazionale delle ricerche) per monitorare le condizioni dell’ambiente e rilevare eventuali anomalie o immissioni di sostanze inquinanti.

La parte tecnico scientifica è gestita dalla Nicoletta Riccardi, ricercatrice di IRSA CNR di Verbania, prevede la reintroduzione di molluschi della stessa specie, Unio elongatulus, lungo una porzione del perimetro del lago d’Orta.

Le qualità “nascoste” dei molluschi bivalvi

Una particolare classe di molluschi, cioè i bivalvi, come filtratori di grandi volumi d’acqua svolgono la funzione di depuratori naturali, rimuovendo anche sostanze tossiche grazie alla capacità di accumularle e depositarle nei loro organi in forma non tossica. Oltre a questo, migliorano le condizioni dei sedimenti e rendono l’habitat più idoneo anche per altre specie aumentando la biodiversità dell’ecosistema. Inoltre, migliorano le condizioni dei sedimenti e rendono l’habitat più idoneo anche per altre specie aumentando la biodiversità dell’ecosistema. Grazie a queste capacità, sono molto usati come “specie indicatrici della qualità dell’ecosistema” e per determinare le soglie di tossicità alla base della legislazione sugli scarichi inquinanti.

 

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